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Che cosa sono le bioplastiche

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Biodegradabili, di origine naturale o fossile, compostabili. Quello delle bioplastiche è un mondo articolato e non sempre le informazioni ai consumatori sono chiare. Proviamo perciò a tracciare un quadro dei prodotti che possiamo trovare sul mercato e valutarne la sostenibilità.

La bioplastica è una plastica naturale o una plastica biodegradabile? Non tutti E se c’è confusione sul tema non è solo colpa di noi consumatori poco attenti. Ci sono sul mercato molti tipi di bioplastica e non sempre le informazioni sul materiale che acquistiamo sono chiare. Proviamo a fornire alcuni elementi per orientarsi nel mondo complesso e sempre più variegato delle bioplastiche.

Quali sono le tipologie di bioplastica

“Le bioplastiche non sono un unico materiale. Comprendono un’intera famiglia di materiali con diverse proprietà e applicazioni” precisa European Bioplastics l’associazione fondata in Germania nel 1993 che raccoglie oltre 70 imprese della filiera delle bioplastiche che operano in Europa. Come per le plastiche, si tratta di polimeri (cioè molecole di grandi dimensioni configurate come lunghe catene) molto versatili e dalle molteplici applicazioni. Sempre secondo European Bioplastics “un materiale plastico è definito bioplastica se è biobased oppure biodegradabile, o presenta entrambe le proprietà”. Esistono quindi bioplastiche biobased, che derivano cioè da biomassa (come, ad esempio, mais, canna da zucchero, cardo); ma anche bioplastiche di origine fossile. Esistono bioplastiche biodegradabili, cioè che possono essere trasformate in sostanze come acqua, anidride carbonica e compost dall’azione di microrganismi presenti nell’ambiente; ma anche bioplastiche non biodegradabili. European Bioplastics distingue tre tipi principali di bioplastiche:

  • non biodegradabili a base biologica o base parzialmente biologica, come PE, PP o PET a base biologica e polimeri come PTT o TPC-ET;
  • biodegradabili a base biologica, come PLA e PHA o PBS;
  • basate su risorse fossili e biodegradabili, come il PBAT.

Biorepack, consorzio italiano per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, definisce le bioplastiche come “materiale derivato da fonti rinnovabili o di origine fossile, che ha la caratteristica di essere biodegradabile e compostabile in conformità allo standard europeo armonizzato EN 13432 e/o EN 14995”. A differenza della più ampia definizione di European Bioplastics, quella italiana punta sulla biodegradabilità e compostabilità certificata (secondo le citate norme) e appare funzionale al sistema nazionale di gestione del fine vita di questi prodotti, che prevede appunto la raccolta e il compostaggio insieme alla frazione umida dei rifiuti urbani.

Chi sono i principali produttori di bioplastica nel mondo

Secondo gli ultimi dati di mercato elaborati da European Bioplastics e nova-Institute, la produzione mondiale di bioplastica nel 2021 è stata pari a 2,42 milioni di tonnellate: circa l’1% del totale della plastica prodotta ogni anno. Una produzione che secondo le stime dovrebbe salire a circa 7,6 milioni di tonnellate entro il 2026. Oggi poco meno del 50% della bioplastica arriva dall’Asia, mentre un quarto della capacità produttiva è localizzata in Europa. Tuttavia secondo le previsioni di European Bioplastics e nova-Institute, entro il 2026 l’Asia avrà superato il 70%. Una fotografia dei principali player mondiali lo fornisce Research and markets: BIOTEC (Germania), Braskem S.A. (Brasile), BASF SE (Germania), Biome Bioplastics Limited (U.K.), DuPont de Nemours, Inc. (USA), AKRO-PLASTIC GmbH (Germania), Saudi Basic Industries Corporation (Arabia Saudita), FKuR Kunststoff GmbH (Germany), Novamont S.p.A. (Italia), Plantic Technologies Limited (Australia), Futerro SA (Belgio), PTT Global Chemical Public Company Limited (Tailandia), Showa Denko K.K. (Giappone), Solvay SA (Belgio), Mitsubishi Chemical Holdings Corporation (Giappone), Teijin Limited (Giappone), Toray Industries, Inc. (Giappone), Total Corbion PLA (Olanda), Toyota Tsusho Corporation (Giappone), and Green Dot Bioplastics, Inc. (USA). Le bioplastiche prodotte da queste imprese vengono utilizzate in un numero crescente di mercati: se l’imballaggio rimane il più grande campo di applicazione con quasi il 48%, stanno crescendo i prodotti per la ristorazione, l’elettronica di consumo, l’automotive, l’agricoltura/orticoltura, i giocattoli, il tessile.

La sostenibilità della bioplastica

Le bioplastiche garantiscono caratteristiche del tutto analoghe a quelle delle plastiche tradizionali, in alcuni casi possono essere addirittura lavorate con gli stessi macchinari. Ma con alcuni vantaggi in più: se sono di origine naturale derivano da colture che, durante la crescita, hanno stoccato carbonio dall’atmosfera. Inoltre le bioplastiche compostabili a fine vita vengono utilizzate per la produzione di compost, che può essere impiegato per combattere l’impoverimento dei suoli. La superficie destinata alle coltivazioni necessarie per l’odierna produzione di bioplastiche è pari allo 0,01% della superficie agricola globale. Bisogna tenere a mente che queste colture possono andare in competizione con quelle a fini alimentari; sarebbe preferibile, dunque, utilizzare terreni marginali e piante non alimentari e non particolarmente idro-esigenti. In definitiva, la reale sostenibilità di un prodotto in bioplastica andrebbe valutata sulla base dell’intero ciclo di vita del prodotto: dall’acqua utilizzata per far crescere la cultura alla durata di vita dell’oggetto.

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