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Deposito rifiuti radioattivi: il momento della scelta si avvicina

rifiuti radioattivi
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A metà dicembre si aprirà la consultazione pubblica, con l’auspicio che qualche territorio presenti la propria candidatura. Al momento non ci sono segnali positivi.

Dopo anni di discussioni e rinvii, si avvicina l’ipotesi di creare un deposito unico dei rifiuti radioattivi ereditati dalla stagione del nucleare nel nostro Paese, conclusasi con il referendum abrogativo del 1987, in seguito al quale sono stati chiusi i quattro impianti esistenti in Italia: Caorso, Garigliano, Trino Vercellese e Latina. La proposta del deposito unico è stata avanzata da Sogin, società che fa capo al ministero del Tesoro ed è finanziata dalle bollette elettriche, sulla scia di un orientamento che va prendendo corpo in tutta Europa. Per provare a convincere Regioni ed Enti locali, Sogin – che ha individuato 67 aree candidabili in sei regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna – ha indicato le ricadute economiche previste: investimenti per 900 milioni di euro, con 4mila posti di lavoro nei quattro anni previsti per la costruzione dell’impianto e 700 una volta a regime. La decisione dovrà arrivare entro la fine dell’anno, ma, al momento, nessuno si è detto disponibile.

A metà dicembre la consultazione pubblica

Sul sito Seminariodepositonazionale.it e sul canale Youtube di Sogin ci sono le registrazioni dei nove incontri del Seminario nazionale organizzato per fare chiarezza sul tema del Deposito nazionale. “Gli incontri ci hanno permesso di rispondere ai diversi interrogativi che ruotano attorno alla realizzazione del Deposito – spiega Emanuele Fontani Amministratore delegato Sogin – e di sottolineare, una volta di più, la necessità di tale infrastruttura per il Paese al fine di chiudere il ciclo del nucleare italiano e gestire in maniera più sostenibile e sicura i rifiuti radioattivi, inclusi quelli prodotti dalla medicina nucleare, dall’industria e dalla ricerca scientifica”. Entro metà dicembre si aprirà la consultazione pubblica: 30 giorni durante i quali potranno essere inviate osservazioni e proposte tecniche finalizzate alla predisposizione della Carta nazionale aree idonee (Cnai). Dopo di che Regioni ed Enti locali potranno esprimere le proprie manifestazioni d’interesse, non vincolanti, ad approfondire ulteriormente l’argomento. Sempre che qualche candidatura arrivi. In caso contrario dovrebbe essere Sogin a indicare il sito più adatto; ma a quel punto, quasi certamente, si aprirebbe un braccio di ferro che porterebbe ennesimi rinvii. Intanto, ogni giorno continuano a essere prodotti nuovi rifiuti radioattivi (si pensi solo ai dispositivi diagnostici) che finiscono nei venti siti di stoccaggio temporanei presenti nella Penisola, alcuni dei quali non distanti dai centri cittadini.

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