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Economia circolare: entro l’anno in vigore il nuovo pacchetto di proposte UE

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Etichettatura energetica, ecodesign, diritto alla riparabilità, passaporto digitale dei prodotti e lotta al greenwashing sono il cuore delle nuove proposte varate dalla Commissione europea in tema di economia circolare. Che entreranno in vigore a scaglioni nel corso dell’anno.

Con la nuova proposta di pacchetto sull’economia circolare, la Commissione europea prova a imprimere l’ennesima accelerazione sulla strada della transizione ecologica. Lo fa toccando alcuni nodi nevralgici, che vanno sciolti per lubrificare i processi e spianare la strada al nuovo modello circolare, affermando con forza i diritti dei consumatori di sapere cosa si trovano tra le mani e come fare per allungarne la vita, il più possibile. La proposta, che arriva in uno scenario caratterizzato dal conflitto in corso in Ucraina e la crisi energetica internazionale collegata ai flussi di gas provenienti dalla Russia, rappresenta per la Commissione una risposta convincente, percorribile e a portata di mano per rompere il giogo della dipendenza estera da materie prime e da fonti energetiche. Si tratta, per il momento, di una proposta, che necessita di compiere il suo iter istituzionale tra Parlamento e Consiglio, utile comunque a ribadire che la direzione è quella già tracciata con il Green Deal del 2019 e che non è più possibile tornare indietro. “È ora di porre fine al modello del prendere, creare, rompere e gettare via che è così dannoso per il nostro Pianeta, la nostra salute e la nostra economia – ha spiegato in occasione della presentazione ufficiale del piano, il 30 marzo scorso, Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo del Green Deal europeo – Le proposte di oggi garantiranno che in Europa vengano venduti solo i prodotti più sostenibili. Consentono ai consumatori di risparmiare energia, riparare e non sostituire i prodotti rotti e fare scelte ambientali intelligenti quando ne acquistano di nuovi”.

I punti chiave della proposta

Ecodesign, etichettatura energetica, diritto alla riparabilità dei prodotti e il loro accompagnamento con un vero e proprio passaporto digitale, una strategia circolare del settore tessile e, finalmente, il riferimento esplicito a misure concrete contro il greenwashing sono il cuore della nuova proposta. Obiettivo dell’ecodesign è quello di concepire e realizzare prodotti già pronti per la riparazione e il riciclo, comunicandone ai cittadini l’impatto ambientale, cioè il loro reale ciclo di vita, soprattutto in termini di spreco di energia e di materia. I commissari hanno elaborato un piano di lavoro per l’ecodesing e l’etichettatura energetica 2022-2024, al momento dedicato soprattutto all’elettronica di consumo. Pc, monitor, smartphone, tablet e pannelli solari sono infatti ricchi di materie prime e terre rare preziose, oggi più che mai dall’alto valore strategico, e i cui flussi in termini di rifiuti sono in continua crescita. L’introduzione del passaporto digitale del prodotto, contenente informazioni su materiali e componentistica, il processo di produzione e la sua catena, nonché il grado di riciclabilità, rappresenta un sistema di classificazione in grado di dare immediatamente al consumatore un’idea di quanto sia sostenibile il bene in questione. Il diritto di riparare diventa un tema chiave per le politiche ambientali dell’Unione europea. Non più una mera opzione volontaristica, ma un diritto vero e proprio, per evitare di trasformare gli oggetti in rifiuti prima del tempo. Analogamente a quanto si fa già in Francia, i produttori di determinate categorie di prodotti (ancora in via di definizione), come le apparecchiature elettriche ed elettroniche, dovranno produrre e assemblare in modo compatibile con la riparazione e il disassemblaggio, inoltre dovranno fornire ai consumatori tutte le informazioni utili per poterlo fare. La lotta al greenwashing, ossia alla sostenibilità solo a parole, di cui si macchiano ancora oggi molte aziende, si intensifica. Non sarà più possibile definire una pratica o un prodotto “sostenibile” in totale arbitrarietà e le aziende non potranno pubblicizzare la presunta sostenibilità di un prodotto “senza impegni e obiettivi chiari, oggettivi e verificabili, e senza un sistema di monitoraggio indipendente”. In questa direzione, già nel dicembre 2021 la Commissione aveva emanato una interpretazione ufficiale della Direttiva contro le pratiche commerciali scorrette. E considerando che la sostenibilità è diventata ormai un tema imprescindibile delle agende politiche, quanto meno in ambito UE, il commissario per la Giustizia Didier Reynders ha precisato che “per diventare veri attori della transizione verde, i consumatori devono avere il diritto all’informazione per fare scelte sostenibili. Devono anche essere protetti contro le pratiche commerciali sleali che abusano del loro interesse a comprare verde”.

I tempi di entrata in vigore

Circa la metà dei gas climalteranti emessi e il 90% della perdita di biodiversità sono imputabili alle attività estrattive e di lavorazione delle materie prime. Dunque, secondo la Commissione, per invertire la marcia non c’è altra strada che rendere sostenibile la produzione e farlo in tempi brevi. Tutte le misure proposte nel pacchetto sull’economia circolare entreranno in vigore tramite un sistema a scaglioni tra i vari settori, seguendo una legislazione secondaria per redigere i criteri di progettazione specifici per i diversi gruppi di prodotti. I primi settori ad essere regolamentati saranno annunciati nel corso dell’anno e, probabilmente, saranno quelli a più alta intensità carbonica come acciaio, mobili e pneumatici. Per il momento, sono esclusi dai prodotti da assoggettare alle nuove regole alimenti, mangimi e medicinali. Filiere dove serve più tempo per trovare l’intesa con le aziende produttrici.

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