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Gli alberi sono una terapia verde anti ansia

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Aiutano a contrastare i cambiamenti climatici ma non solo: gli alberi, secondo una ricerca del CNR, hanno un effetto benefico nel combattere gli stati ansiosi. Grazie all’azione dei monoterpeni, biomolecole che compongono resine e oli essenziali. Che abbondano nelle foreste. 

Alberi contro la crisi climatica. E anche contro l’ansia. Sappiamo che una strategia efficace per contrastare la crisi climatica non può fare a meno di sequestrare carbonio già presente in atmosfera, oltre che ridurre le ulteriori emissioni. E quale sistema migliore degli alberi per assorbire la CO2? Una novità è invece che gli alberi abbiano effetti benefici anche sull’umore. Una ricerca italiana l’ha dimostrato. 

Gli alberi contrastano i cambiamenti climatici 

Secondo l’Ipcc (organismo intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici) le soluzioni naturali, soprattutto gli alberi, possono contribuire fino ad un terzo della riduzione di CO2 fissata dagli accordi di Parigi. Diverse sono le iniziative per aumentare il numero di alberi sul Pianeta. BirdLife International, Wildlife Conservation Society e WWF sostengono la campagna Trillion Trees che dal 2016 intende porre fine alla deforestazione e ripristinare le foreste. E nel 2020 il World Economic Forum ha lanciato l’iniziativa One Trillion Trees per coinvolgere le imprese nella piantumazione, ripristino e conservazione di mille miliardi di alberi; mille miliardi di alberi è anche l’obiettivo della campagna Plant-for-the-Planet dell’Unep, il programma per l’ambiente dell’ONU. In ultimo, il Piano di ripresa e resilienza italiano sosterrà la forestazione urbana e periurbana nelle 14 Città metropolitane, con la messa a dimora di oltre 6 milioni di alberi entro il 2026. Alberi che faranno bene al clima ma anche all’umore, come ha dimostrato una ricerca sperimentale italiana.

Gli alberi come cura contro l’ansia 

Lo studio è stato condotto nel 2021 e 2022 da un team di ricercatori dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) e del Club Alpino Italiano (Cai), insieme alle Università di Parma e Firenze, all’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Reggio Emilia, e con il sostegno del Centro di riferimento regionale per la fitoterapia (Cerfit) di Firenze. Le analisi sono state svolte in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani, e i risultati – pubblicati sull’International Journal of Environmental Research and Public Health – hanno dimostrato una riduzione significativa dei sintomi dell’ansia come effetto dell’esposizione ai monoterpeni, biomolecole prodotte da alcune piante, principali componenti di resine e oli essenziali. “I risultati della ricerca – racconta Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe – mostrano che, oltre una data soglia di concentrazione di monoterpeni totali o anche del solo α-pinene, i sintomi di ansia diminuiscono a prescindere da tutti gli altri parametri, sia ambientali che individuali, e poiché questi composti sono emessi dalle piante, possiamo ora assegnare un valore terapeutico specifico a ogni sito verde, anche condizionato alla frequentazione in momenti diversi dell’anno e del giorno”. I monoterpeni sono molto più abbondanti nelle foreste remote che nei parchi urbani, sebbene con un notevole grado di variabilità: “un prossimo passo – aggiunge Meneguzzo – sarà mappare e prevedere le relative concentrazioni”. La ricerca si è avvalsa di psicologi professionisti e tecniche avanzate di statistica, con centinaia di partecipanti coinvolti in sessioni standardizzate di terapia. “Abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l’aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi”, afferma Federica Zabini di Cnr-Ibe, supervisore della ricerca. “È ormai consolidata la connessione tra stati di ansia e rischio cardiovascolare – sottolinea Davide Donelli del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma – i risultati della ricerca ci permettono, oggi, di disporre di criteri oggettivi per individuare e qualificare stazioni di terapia forestale, in grado di consentire prestazioni di livello clinico”.

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Redazione

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