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Guardia ambientale e Ona insieme per mappare l’amianto

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L’Osservatorio nazionale amianto e l’associazione Guardia nazionale ambientale hanno siglato un accordo per collaborare alla mappatura di edifici e territori ancora contaminati dall’amianto.

L’Osservatorio nazionale amianto avrà da oggi un alleato speciale nella lotta contro la fibra killer, messa al bando in Italia dal 1992 e solo dal 2005 in tutti i Paesi dell’Unione europea. Si tratta della Guardia nazionale ambientale, associazione no profit presente in 19 regioni, con 377 sedi operative, quasi 5.000 addetti su tutto il territorio nazionale e 288mila simpatizzanti, che vanta numerosi protocolli d’intesa con le amministrazioni locali e ha all’attivo diversi progetti di educazione ambientale nelle scuole. Nel 2019 l’associazione è stata l’unico ente di protezione ambientale ad aggiudicarsi quattro progetti di educazione ambientale nei maggiori parchi nazionali finanziati dal Ministero dell’Istruzione e della Transizione ecologica. La Guardia nazionale ambientale fa inoltre parte della task force prefettizia per la protezione dell’ambiente a Brescia, gestisce il Parco della biodiversità mediterranea di Catanzaro ed è stata di supporto durante la pandemia, come dopo il terremoto del centro Italia del 2016.

Perché l’amianto è dannoso e cosa bisogna fare per proteggersi

L’amianto per le sue proprietà di resistenza alla degradazione e al calore e il basso costo è stato usato diffusamente per moltissime applicazioni industriali e civili. Le fibre che si ottengono per macinazione del minerale possono essere filate per produrre tessuti resistenti al fuoco; in edilizia è stato utilizzato come isolante termico e acustico. Purtroppo, questo materiale così versatile si è rivelato molto pericoloso: le fibre di amianto se inalate possono causare tumori del polmone e mesoteliomi. In Italia la produzione e l’installazione di materiali contenenti amianto è vietata dal 1992 e dal 1994 è vietata l’importazione e la vendita di questi materiali. Questo divieto non comporta l’obbligo di rimuovere l’amianto, ma di comunicarne la presenza alle autorità sanitarie. Se il manufatto contenente amianto, come una canna fumaria o una copertura di cemento-amianto, è danneggiato, bisogna rivolgersi a una ditta iscritta all’Albo Gestori ambientali. I tecnici abilitati, dopo una valutazione della pericolosità della situazione, si occuperanno dell’incapsulamento, (trattamento con vernici apposite che impediscono la liberazione di fibre) del manufatto oppure della sua rimozione e smaltimento. Sfortunatamente occorreranno decenni per dismettere tutto l’amianto ancora presente nel nostro Paese.

Le associazioni al lavoro per la formazione dei volontari e la mappatura del territorio

“Con l’Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo in comune la battaglia della tutela dell’ambiente e della salute – spiega Alberto Raggi, presidente della Guardia ambientale e membro permanente della Conferenza governativa americana per la salute e la sicurezza industriale – l’amianto è altamente nocivo sia per i cittadini che per il territorio. Vogliamo dare il nostro contributo per combattere il suo uso e il suo abbandono”. “La tutela dell’ambiente ci lega profondamente – gli fa eco il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto Ezio Bonanni – stiamo facendo tutto quanto in nostro potere per combattere l’inquinamento in ogni sua manifestazione, per contribuire a salvare il Pianeta e per la realizzazione di una transizione ecologica reale, che sia anche etica e sociale”. Dalla collaborazione tra le due associazioni ci si aspetta un contributo importante alla mappatura delle zone ancora contaminate dall’asbesto e da altri agenti inquinanti. Per raggiungere questo obiettivo l’Ona ha realizzato un’app amianto che si può scaricare dal sito di Ona. Oppure si può richiedere assistenza all’associazione tramite lo sportello amianto online o il numero verde gratuito 800 034 294. Le due associazioni sono già al lavoro per attivare progetti nel territorio e offrire formazione specifica ai volontari che si aggiungeranno al personale della Guardia nazionale ambientale, già preparate a gestire vari tipi di rifiuti.

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Redazione

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