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I 30 anni della Friche la Belle de Mai di Marsiglia

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Nell’ex Manifattura Tabacchi di Marsiglia, 30 anni fa ha preso il via la sperimentazione di un progetto di riqualificazione che tenesse viva la relazione tra arte, territorio e società. Oggi La Friche è uno spazio pubblico polivalente dove si produce cultura e un luogo da vivere.

La Friche la Belle de Mai compie 30 anni. Tre decenni in cui questo progetto culturale sorto sul sito dell’ex Manifattura Tabacchi di Marsiglia, non ha smesso di crescere e svilupparsi. Sempre aperto a nuove esperienze creative. “La Friche è un esperimento politico, un luogo di pensiero e di azione che rinnova la relazione tra arte, territorio e società” recita il manifesto di questo laboratorio urbano, prototipo di quei modelli culturali e di trasformazione cittadina che reinventano la destinazione degli spazi, senza perdere d’occhio i legami e il dialogo con il territorio. Un’avventura iniziata nella primavera del 1992 sotto la direzione di Philippe Foulquié e Alain Fourneau.

Un luogo per arte e cultura, ma anche da vivere

La Belle de Mai è il nome del quartiere. Friche significa terra incolta, zona industriale abbandonata. Quello che, di fatto, era diventata l’area nel 1990, dopo la chiusura della fabbrica Seita, l’industria del tabacco francese, produttrice di Gauloises e Gitanes. La cui sede di Marsiglia, sorta nel 1861, era diventata una delle più grandi fabbriche del Paese. Oggi è uno spazio pubblico polivalente di 45.000 metri quadri, un luogo di lavoro ma anche di diffusione dell’arte, che attira circa 450.000 visitatori all’anno. Ospita cinque sale per spettacoli e concerti, giardini, un parco giochi e un’area sportiva, un ristorante, una libreria, un asilo nido, 2.400 metri quadri di spazio espositivo, un terrazzo su un tetto di 8.000 metri quadri e un centro di formazione. Nelle intenzioni di chi l’ha progettata e promossa e di chi l’amministra, una fabbrica dove creare, produrre, distribuire e condividere arte e cultura, ma anche un luogo da vivere: la grande Place des Quais è un luogo di ritrovo, dove in primavera ed estate si organizzano piccoli spettacoli all’aperto, concerti, mercati; ci sono gli orti urbani o lo skatepark. “È un posto che si è inventato da solo – racconta Philippe Foulquié, fondatore ed ex direttore della Friche – di conseguenza è un luogo innovativo e che, alla luce dell’importanza che ha assunto e del suo sviluppo piuttosto straordinario, è riuscito abbastanza bene nel suo approccio. La Friche è stata creata nel 1992 su un sito industriale che era stato chiuso a luglio del 1990. In questa fabbrica, che era una manifattura di tabacco, si fabbricava tutto ciò che si fumava in Francia. Quando la Seita chiude e diventa un terreno senza uso, Christian Poitevin, assessore alla cultura e poeta, decide di utilizzarla per sviluppare una politica culturale e mi affida la missione. La politica dichiarata è quella di sviluppare progetti interdisciplinari, pubblici e di andare a cercare le culture che sono invece confinate altrove. Il rap, per esempio, che è stato accolto subito alla Friche”.

Far incontrare esterno e interno

La Friche è un luogo inclusivo e diverso, anche per il suo processo di creazione architettonica. “È un posto che non è stato fatto come gli altri – spiega l’architetto Matthieu Poitevin che ha lavorato al progetto – è un posto dove non abbiamo deciso di radere al suolo tutto e ricominciare da capo, ma di accontentarci di quello che c’era e vedere quale potenziale poteva rappresentare. A differenza della solita situazione in cui l’architetto ha un sito vuoto e deve costruire muri, noi avevamo un blocco pieno e abbiamo dovuto scavare per far entrare la luce e illuminare le persone all’interno. È l’unico edificio in cui, quando entri, non sai se sei entrato o se sei uscito. Ed è interessante perché è anche un modo di invitare l’esterno all’interno e viceversa. Non c’è una soglia, non è un luogo che può essere chiuso. Tutto ciò che è fuori penetra nella Friche in modo quasi naturale, come il vento”. E a sottolineare l’assenza di confini è anche il direttore generale della Friche, Alain Arnaudet. “Oggi – dice – La Friche offre una gamma completa di attività nel campo delle arti, della cultura, delle creazioni artistiche, del teatro, della danza, del cinema, delle arti visive. È un luogo dove non ci sono barriere, né confini; è un luogo di libertà. Il suo futuro è di preservare la libertà di fare, la libertà di pensare, di scoprire, di creare e di sperimentare”.

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