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Il trasporto navale viaggia verso la sostenibilità

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Sul tavolo dell’International Maritime Organization ci sono diverse iniziative finalizzate alla riduzione delle emissioni e alla decarbonizzazione del trasporto marittimo. Ma alcune fanno discutere.

Anche il mondo delle navi e del commercio marittimo ha in agenda i temi della sostenibilità. Tra le iniziative sul tavolo dell’International maritime organization (IMO) indirizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra delle navi, c’è l’introduzione nel Mediterraneo della Sulphur emission control area, un’area di controllo delle emissioni navali degli ossidi di zolfo derivanti dalla de-solforazione dei gas di scarico dell’olio combustibile pesante, che dovrebbe servire a ridurre significativamente l’inquinamento navale esploso negli anni Novanta con la globalizzazione dei commerci. L’International Chamber of Shipping (ICS), l’organizzazione internazionale che rappresenta l’industria armatoriale, ha proposto l’innalzamento del costo dei carburanti ad alto tenore di carbonio, applicando una tassa di 2 dollari per tonnellata di carburante consumato, con lo scopo di rendere più competitivi i combustibili a bassa emissione di carbonio, in uno scenario di graduale sostituzione. La proposta è stata prontamente rigettata dal Global Shippers Forum, che rappresenta spedizionieri e caricatori del comparto marittimo, secondo i quali la nuova carbon tax porterebbe all’aumento significativo dei costi delle spedizioni, quindi dei prezzi al consumo. Tema delicato, sul quale il Marine Environment Protection Committee – il Dipartimento dell’IMO che si occupa dei temi di sostenibilità – si è fermato a riflettere; la proposta sarà oggetto di discussione nelle prossime sessioni di lavoro.

Le misure per l’efficienza energetica del comparto navale

In tema di efficienza energetica del comparto navale, l’IMO ha già adottato negli anni passati alcune misure vincolanti per tutti i Paesi. Ha definito, per esempio, la linea base di carburante che ogni tipo di nave deve bruciare per una determinata capacità di carico. Ha previsto che entro il 2025 tutte le nuove navi dovranno avere un’efficienza energetica superiore del 30% rispetto a quelle costruite nel 2014. Anticipando l’entrata in vigore della normativa al 2022 per alcune tipologie: navi da carico generale, navi gasiere e metaniere. Ciò significa che le navi costruite da quest’anno saranno significativamente più efficienti dal punto di vista energetico rispetto alla linea di base. In base alle normative attuali inoltre, le navi devono disporre di un piano di gestione dell’efficienza energetica che consideri una efficiente pianificazione del viaggio, la pulizia frequente delle parti subacquee della nave e dell’elica, l’introduzione di misure come il recupero del calore residuo dei sistemi o il montaggio di una nuova elica. Ma nella strategia dell’IMO c’è di più: c’è la chiara intenzione di andare verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo. E in questa direzione i biocarburanti, che possono sostituire prontamente i combustibili a base di idrocarburi, hanno un ruolo chiave.

La proposta di esenzione dal sistema ETS per le tratte soggette a servizio pubblico

In controtendenza rispetto agli sforzi fatti dall’IMO, dal Parlamento europeo arriva la proposta di esenzione dal sistema di Emission trading system (il sistema di scambio delle quote di emissione a livello comunitario previsto nel pacchetto Fit for 55) per le tratte navali soggette a obblighi di servizio pubblico, e altrettanto dal Consiglio europeo per quanto riguarda i collegamenti con le isole minori. Proposta immediatamente rilanciata dall’associazione di categoria Assarmatori, che ha chiesto di estendere a tutti i collegamenti insulari e alle autostrade del mare l’esenzione, rivendicandola come misura per salvaguardare l’economia legata alle rotte del Mediterraneo (37% del mercato mondiale), in cui l’Italia è paese leader.

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