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Italia messa in mora sulla sicurezza nucleare

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Secondo la Commissione europea il nostro Paese non si sarebbe adeguato alla sentenza della Corte di Giustizia sul recepimento della direttiva Euratom del 2013 dedicata alla radioprotezione.

Nuove grane giudiziarie europee per l’Italia. Il 19 maggio scorso, la Commissione Ue ha deciso l’archiviazione di sette procedure di infrazione ma ha anche inviato al nostro Paese una costituzione in mora ai sensi dell’art. 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Oggetto della lettera la procedura 2018/2044 per mancato recepimento della direttiva Euratom del 2013 sulla radioprotezione (2013/59/EURATOM). La direttiva, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, aggiornava le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti (per tutte le fonti, dal radon a quelle usate in medicina, sia in situazioni normali che di emergenza). Il recepimento sarebbe dovuto avvenire entro il 6 febbraio 2018.

La messa in mora ex art.260 TFUE

Come spiegato dal Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le procedure d’infrazione prevedono due fasi: una precedente, ex art. 258 del TFUE, ed una successiva, ex art. 260. Quando la Commissione europea rileva la violazione di una norma Ue da parte di un Paese, invia una lettera di messa in mora ex art. 258. Lo Stato ha due mesi per presentare le proprie osservazioni. Se non lo fa, o lo fa in maniera che la Commissione giudica insoddisfacente, quest’ultima può emettere un parere motivato con il quale cristallizza l’inadempimento e diffida lo Stato a porvi fine entro un dato termine. Se lo Stato non si adegua al parere motivato, la Commissione può presentare ricorso (inizia così la fase del contezioso vero e proprio) per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia. Se l’inosservanza è verificata dalla Corte, questa emette una sentenza che impone allo Stato di allinearsi alla normativa comunitaria. Nel caso in questione (mancato recepimento della direttiva Euratom), si tratta della sentenza C-744/19 del 14 gennaio 2021. A seguito della sentenza, la Commissione ha ritenuto che l’Italia non abbia preso le necessarie contromisure per conformarsi alle richieste della Corte: ha avviato così la messa in mora ex art. 260 del TFUE. E siamo all’oggi: l’Italia ha ora a disposizione 2 mesi per rispondere alla lettera e fornire esaurienti giustificazioni. Se non lo farà la Commissione può deferire nuovamente l’Italia al giudizio della Corte di Giustizia e chiedere il pagamento di una sanzione.

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