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In Italia un milione di siti contaminati da amianto

tetto amianto
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40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto nel Paese. Ma sul piano delle bonifiche secondo l’Osservatorio nazionale amianto si fa ancora poco.

L’avvocato Ezio Bonanni guida l’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione che offre supporto legale alle vittime dell’amianto, raccoglie i dati epidemiologici, fa opera di sensibilizzazione sui rischi sanitari e ha realizzato un’app per mappare i siti contaminati e raccogliere le segnalazioni dei cittadini.

Bonanni, ha più volte affermato che il tema delle morti dovute all’amianto non si può affrontare solo in sede giudiziaria. Sono necessarie le bonifiche. Secondo lei si sta lavorando in questa direzione?

“In realtà si sta facendo poco per poter bonificare e disinquinare i territori, i luoghi di vita e di lavoro. E parlo anche di scuole, ospedali, abitazioni, oltre ai Siti di interesse nazionale che attualmente sono 42 e 10 dei quali esclusivamente contaminati da amianto. In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto, in un milione di siti e micrositi, di cui 50.000 sono industriali. L’Osservatorio sta realizzando una mappatura tramite app, uno strumento attraverso il quale è possibile effettuare segnalazioni, ma anche avere informazioni sui siti inquinati”.

Quali passi intraprendere dopo la mappatura?

“La mappatura è il primo passo per avere una fotografia della reale situazione dei siti a rischio, luoghi che devono essere evitati. L’ulteriore e più importante iniziativa è quella di sollecitare la bonifica e la messa in sicurezza di questi siti, per cui sarebbe necessario utilizzare anche la leva fiscale, con lo strumento del credito d’imposta, per incentivare l’iniziativa dei cittadini e delle attività produttive”.

Per prevenire il rischio sanitario cosa bisogna fare?

“Le malattie asbesto correlate continuano a crescere. Per il mesotelioma ad esempio, si sono registrati quasi 2.000 casi nel 2020 e sono in leggero aumento nel 2021, con un indice di mortalità del 93% entro i 5 anni. L’unico modo per vincere la battaglia contro l’amianto è evitare l’esposizione. In questo caso l’equazione è diretta: ambiente pulito uguale salute, ambiente contaminato uguale malattia. Come associazione continuiamo a sollecitare le istituzioni e, allo stesso tempo, tuteliamo i diritti delle vittime”.

Sono molti i Comuni che non hanno un piano comunale amianto. Riterrebbe utile una sanzione?

“Gli enti sono stati e continuano ad essere largamente inadempienti. Tuttavia, i Comuni sono gli ultimi ad essere responsabili del dramma dell’amianto in Italia. Il primo vero responsabile è lo Stato e poi le Regioni. La prima normativa specifica di tutela dei lavoratori esposti ad amianto si deve alla Direttiva 477/83/CEE che, per lungo tempo, rimase non recepita. Tanto che la Corte di Giustizia europea avviò una procedura di infrazione culminata con la condanna dello Stato italiano. In seguito sono state introdotte le norme a tutela dei lavoratori esposti ad amianto e ha fatto seguito la messa al bando del minerale, nel 1992. Questo complesso normativo, tuttavia, ha avuto applicazione solo parziale e il tema dolente è anche il mancato riconoscimento dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto”.

Per bonificare i siti nazionali contaminati dall’amianto è necessario un piano nazionale?

“È necessario certamente un intervento di carattere nazionale, che utilizzi la leva fiscale come anche le risorse del Pnrr, al fine di affrontare e risolvere, con la bonifica, il problema ambientale e quello della tutela della salute”.

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Redazione

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