Chiudi
Cerca nel sito:

Nella Valle del Sacco timori per il trattamento dei rifiuti

Condividi l'articolo

Una rete di cittadini sensibilizza contro i danni ambientali generati dall’industria e dallo smaltimento incauto dei residui di lavorazione.

Alberto Valleriani è il presidente della Rete per la Tutela della Valle del Sacco, che da anni si batte per sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’inquinamento nell’area circostante l’omonimo fiume del Lazio.

Come nasce la rete, a quali esigenze risponde?

«La Rete nasce quando emergono le notizie sull’inquinamento del fiume Sacco nel 2005, in seguito alla morte di alcune mucche avvelenate per una fuoriuscita di arsenico. Dall’analisi del latte e delle carni, è emersa la presenza di beta-esacolorocicloesano (beta-Hch, ndr), che è risultato essere il sottoprodotto della produzione del Lidano, un insetticida sintetizzato negli stabilimenti di Colleferro. Iniziano da quel momento tutte le vicende che hanno portato alla definizione attuale del Sito di interesse nazionale del bacino del fiume Sacco. La contaminazione delle aree del Sin non è dovuta al beta-Hch, ma a un insieme di inquinanti collegati alle attività industriali che si succedono lungo il fiume, l’autostrada e la ferrovia. Il Sin interessa un territorio di 220mila abitanti, 19 comuni, 79 aziende e sino ad ora sono stati stanziati 53,6 milioni di euro per caratterizzazione e bonifica delle aree».

Quali sono le principali problematiche ambientali nella Valle del Sacco?

«In primo luogo, l’inquinamento prodotto dalle attività industriali, dagli impianti di trattamento dei rifiuti, dalle discariche, gli inceneritori e dagli impianti di produzione di biogas. Dopo aver imposto con la lotta la chiusura degli inceneritori e della discarica di Colleferro, assistiamo alla riproposizione sul territorio di impianti inquinanti, mentre noi vorremmo una programmazione del ciclo dei rifiuti secondo una logica di economia circolare»

Su quali fronti state concentrando la vostra attività?

«Al momento siamo impegnati nel contrastare la proposta di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti inquinanti e nell’opposizione a progetti industriali che usano le scorie degli inceneritori per produrre mattonelle e sanpietrini. Siamo inoltre i propulsori di una coalizione sociale che in modo propositivo si occupi di progettare il futuro del territorio della Valle del Sacco, una sorta di ‘Vertenza per la Valle del Sacco’»

Ritiene che negli ultimi anni sia cresciuta la sensibilità dei cittadini verso i temi ambientali, che poi riguardano direttamente la nostra salute?

«La sensibilità e la consapevolezza sulle questioni ambientali è aumentata molto grazie all’informazione delle associazioni ambientaliste e alla partecipazione alle lotte territoriali. In generale, gli attivisti sono poche decine sul territorio, ma il consenso è molto ampio e altrettanto alta è la partecipazione civica alle mobilitazioni».

E i rapporti con le istituzioni?

«La collaborazione con molte amministrazioni comunali è continuativa. Quella di Colleferro in particolare, presieduta dal Sindaco Pierluigi Sanna, ha partecipato a molte iniziative provenienti da associazioni e reti civiche. Oltre 15 Comuni hanno aderito alla manifestazione per la chiusura degli inceneritori l’8 luglio 2017 e, insieme, hanno firmato un appello contro la pretesa da parte dell’amministrazione capitolina di riaprire la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. Proprio in questi giorni tra l’altro, hanno partecipato ad una manifestazione davanti ai cancelli chiusi della discarica».

Ultime Notizie

Cerca nel sito