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Orti alti contro il surriscaldamento

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Oltre il 20% delle superfici urbane di Torino sono tetti piatti in catrame. Che l’associazione Ortialti vuole convertire in orti, con benefici economici e sociali.

Rinfrescare la città con gli orti, mitigando gli effetti del cambiamento climatico e della cementificazione. È questa la missione di Ortialti, organizzazione no profit costituita da architetti, ricercatori, agronomi ed educatori che, negli ultimi dieci anni, hanno fatto crescere piante e maturare frutti in posti impensabili, negli interstizi metropolitani liberi da attività economiche e residenziali. Tetti piani non accessibili, aree urbane abbandonate, cortili non curati e parcheggi lasciati all’incuria. Tessere di paesaggio urbano trasformate in giardini comunitari, veri e propri “dispositivi per rigenerare spazi sotto-utilizzati della città”.

Socializzazione e lotta al surriscaldamento

L’idea è nata da due architette torinesi, Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito, che hanno dato vita al progetto partendo da un dato: oltre il 20% delle superfici urbane a Torino sono costituite da tetti piani di catrame. Uno spazio enorme, da rendere ricco con erbe e fiori, ma pure cavolfiori, bietole e pomodori. Il tetto viene impermeabilizzato e su questo strato si posa un terriccio con un’altezza di 15/20 centimetri, in modo tale da trattenere l’acqua necessaria e far scorrere quella in eccesso. Ortialti realizza progetti con le scuole, con i condomini, ma anche con mercati e strutture commerciali. Tutti in cerca del loro tetto fiorito, che diventa un bene pubblico. Negli orti alti si impara a conoscere la natura e a coltivare; ma soprattutto a condividere uno spazio e un fare collettivo. Anziani, giovani e bambini che abitano o utilizzano l’edificio possono incontrarsi nell’orto, luogo di socializzazione positiva che rafforza la relazione tra i cittadini. Ortaggi e erbe sono destinati all’auto-consumo. Un piccolo contributo che alleggerisce il costo della spesa. Inoltre, gli orti sui tetti abbassano le isole di calore urbano, assorbono l’acqua piovana e riducono il consumo di energia per riscaldamento e raffrescamento, aumentando il valore dell’immobile.

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Redazione

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