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Pannelli solari nel deserto: 5 motivi per cui non farlo

Una ragazza in mezzo al deserto
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L‘energia solare è senza ombra di dubbio una delle fonti energetiche più promettenti che ci permetteranno di affrontare la crisi climatica globale ormai alle porte (se non addirittura già in atto). I pannelli solari sono, almeno sulla carta, una soluzione attraente per la produzione di energia pulita e sostenibile: si potrebbe dunque pensare che la scelta di posizionarli nel deserto, dove ovviamente la radiazione solare è particolarmente intensa e prolungata, sia un’ottima idea. Purtroppo non è affatto così. Vediamo dunque insieme per cui quella sopracitata è un’opzione che non andrebbe presa in considerazione.

Indice

Il tema dello spazio occupato

Tempeste di sabbia e pulizia del pannelli

Il costo dei pannelli

Il problema del trasporto dell’energia

L’impatto ambientale

Il tema dello spazio occupato

Partiamo prima di tutto da un’analisi generale riguardo ai dati: qual è la quantità di pannelli solari ad oggi necessaria per coprire il nostro fabbisogno energetico?

Secondo quanto riporta Geopop, ci sarebbe bisogno di 16 miliardi di pannelli solari a livello mondiale. Il numero deriva da una stima legata al consumo di energia a livello globale nel 2019, che è stato pari a 25 mila TWh: dividendo questa cifra per i giorni dell’anno, cioè 365, otteniamo circa 68 TWh. Questi 68 TWh andranno poi divisi per le 12 ore di esposizione solare quotidiana nel deserto (del Sahara, per esempio), risultando in 5,6 TW, ovvero 5,6 mila miliardi di Watt. Ovviamente non è tecnicamente possibile riuscire a realizzare un pannello singolo che possa vantare 5,6 mila miliardi di watt, dunque saremo obbligati ad installare tanti pannelli più piccoli, e la cifra necessaria di dispositivi che emerge da questa analisi è per l’appunto quella sopra indicata, vale a dire proprio 16 miliardi.

Se prendiamo in considerazione le dimensioni di un impianto fotovoltaico classico, questa (enorme) quantità di pannelli potrebbe potenzialmente coprire un’area pari a circa un terzo dell’Italia. Il primo motivo per cui questa opzione resta impraticabile è dunque, banalmente, legata a problemi di spazio: per quanto il deserto del Sahara (per esempio) sia enorme, riempirlo di pannelli solari corrisponderebbe ad occupare una gigantesca fetta di territorio, con evidenti disagi per le popolazioni locali. Ma non finisce qui.

Tempeste di sabbia e pulizia del pannelli

Un altro ostacolo da sottolineare è rappresentato dalle tempeste di sabbia, fenomeni violenti e piuttosto comuni nei deserti. Per mantenere un’efficienza ottimale, i pannelli solari devono rimanere puliti e liberi da detriti. Tuttavia, le correnti di sabbia che si verificano nel deserto possono depositare uno strato di detriti sulla superficie dei pannelli, ostacolando l’assorbimento dei raggi solari e compromettendo di conseguenza la produzione di energia. Anche con pannelli sufficientemente alti, la presenza costante di sabbia rappresenta una sfida significativa, che richiederebbe interventi frequenti di pulizia e manutenzione.

Il costo dei pannelli

Questo tipo di dispositivi non sono purtroppo particolarmente economici, tutt’altro. In media, un singolo pannello fotovoltaico può venire a costare tra i 200 e i 500 dollari, e questo se prendiamo in considerazione una classica installazione urbana. Se invece si considera di installare dei pannelli solari nel deserto, tale costo può salire fino a 1000 dollari per pannello. Questo implica che l’implementazione di un intero impianto solare nel deserto potrebbe comportare una spesa complessiva di circa 16 mila miliardi di dollari. Si tratta di cifre che evidenziano in modo chiaro quanto sia praticamente impossibile portare a termine un progetto simile. Anche nel caso ipotetico in cui fosse disponibile un finanziamento sufficiente per realizzare l’intero progetto, emergerebbero comunque altri problemi decisamente insormontabili.

Il problema del trasporto dell’energia

Anche se si riuscisse a contenere i costi e a trovare soluzioni semplici per la manutenzione c’è un altro ostacolo, rappresentato dalla costruzione di un’infrastruttura complessa per poter distribuire l’energia a livello globale. Sarebbe infatti necessario costruire una rete estesa di cavi sottomarini per trasferire l’elettricità dai deserti a ogni parte del mondo. Inoltre, è importante considerare che, anche nelle circostanze ottimali, una parte dell’elettricità si disperde durante il trasporto, con perdite che si attestano intorno al 20-22% su lunghe distanze. Con la dispersione energetica sarebbe dunque necessario costruire e installare un numero di pannelli maggiore.

C’è un altro grattacapo che dobbiamo considerare: durante le ore notturne non è possibile generare energia per i Paesi del mondo in cui è pieno giorno. Una soluzione a questa problematica, in realtà, c’è: si potrebbero infatti installare delle speciali batterie sotto ciascun pannello solare per immagazzinare l’elettricità prodotta durante le ore diurne, con costi aggiuntivi che però sarebbero difficilmente sostenibili.

L’impatto ambientale

Si potrebbe pensare che installare dei pannelli solari nel deserto sia una buona idea, ma purtroppo non è così: vediamo insieme i motivi.
Strada bloccata dalla sabbia nel deserto

Infine, c’è da considerare l’impatto ambientale. Installare pannelli solari in aree desertiche porterebbe inevitabilmente a un aumento dell’albedo, ovvero della capacità di riflessione della luce solare incidente. La presenza stessa dei pannelli solari renderebbe la superficie terrestre più scura, contribuendo ulteriormente all’aumento della temperatura dell’aria superficiale. Con una soluzione simile si rischierebbe, a lungo andare, di modificare alcuni processi atmosferici, andando così ad incidere in maniera negativa sugli ecosistemi locali.

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Alberto Muraro

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