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Pubblicato il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti

gestione rifiuti
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Al via la consultazione pubblica sulla proposta di Piano per la gestione dei rifiuti del Mite. Uno strumento per la pianificazione dei sistemi di gestione territoriali di Regioni e Province autonome, in coerenza con gli obiettivi europei

Il Ministero della Transizione Ecologica (MiTe) ha pubblicato la proposta di Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (PNGR), uno strumento di indirizzo per Regioni e Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti. Strumento per garantire organicità e coerenza alle pianificazioni territoriali, soprattutto alla luce dei nuovi obiettivi di prevenzione e riciclo posti dall’Unione europea. La pubblicazione del PNGR è aperta alla consultazione pubblica, così come disposto dalla procedura di Valutazione ambientale strategica (VAS), dando la possibilità a chiunque fosse interessato di presentare osservazioni entro 45 giorni dalla pubblicazione. A inizio di maggio, dunque, la partita sarà chiusa.

Gli obiettivi del Piano

Il PNGR è stato inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) come una delle riforme principali della missione sull’economia circolare. Spiega lo stesso MiTe che l’obiettivo del Programma è colmare il gap impiantistico, aumentare il tasso di raccolta differenziata e di riciclaggio al fine di aprire nuovi canali di approvvigionamento di materie prime seconde dal ciclo dei rifiuti e contribuire alla transizione energetica. Si tratta di una riforma che deve accompagnare e sostenere i due investimenti del PNRR per l’economia circolare, uno da 1,5 miliardi e l’altro da 600 miliardi, la cui scadenza per la presentazione dei progetti cade in questi giorni. Ma il Piano si propone anche di garantire il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione alla produzione di rifiuti e alla riduzione dello smaltimento attraverso l’incremento di riutilizzo, riciclaggio e recupero; di ottimizzare il sistema impiantistico e infrastrutturale; garantire una dotazione impiantistica con elevati standard qualitativi, gestionali e tecnologici; promuovere una gestione del ciclo dei rifiuti che contribuisca al raggiungimento della neutralità climatica; definire le azioni prioritarie per promuovere la comunicazione e la conoscenza ambientale in tema di rifiuti ed economia circolare. Come si legge nella premessa del Rapporto Preliminare, il PNGR “costituisce una riforma strutturale necessaria per l’attuazione del Pnrr, il cui ambito d’intervento è finalizzato a migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento dei rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud e realizzando progetti flagship altamente innovativi per filiere strategiche, quali Raee, industria della carta e del cartone, tessile, riciclo meccanico e chimica delle plastiche”.

I Piani regionali e il ruolo dello Stato

Alle Regioni spetta l’elaborazione dei Piani operativi. Il Programma si limita a definire delle traiettorie di adeguamento ai target europei. Ad esempio, il Piano stabilisce che la programmazione debba considerare i flussi di rifiuti governati da schemi di EPR (extended producer responsability, un approccio di politica ambientale secondo il quale il produttore di un bene ne è responsabile anche nella fase post consumo, ossia della sua gestione una volta diventato rifiuto), mentre in tema di nuovi impianti, stabilisce che la loro realizzazione sia orientata alla riduzione del consumo di suolo e alla rigenerazione urbana. E ancora, i sistemi di gestione dei rifiuti dovranno impiegare il Life cycle assessment, la metodologia che misura il ciclo di vita, quindi l’impronta ecologica, dei singoli flussi di rifiuti. Sarà questa futura analisi dei flussi attraverso modelli di Lca che permetterà di individuare in maniera dettagliata i fabbisogni impiantistici. Lasciando al momento non chiaro il ruolo dello Stato nel garantire la saldatura dei singoli Piani regionali e dei rispettivi fabbisogni in una logica di sistema, efficace non solo per garantire un corretto ciclo dei rifiuti, evitando procedure di infrazione, ma soprattutto per costruire nuove e più virtuose catene del valore. Come e con quali criteri il Mite garantirà l’integrazione delle singole pianificazioni regionali non si capisce. Né traspare il passaggio dalla mera gestione dei rifiuti ai mercati di valorizzazione. E irrisolto rimane anche il nodo di come integrare i flussi dei rifiuti urbani con quelli speciali, che costituiscono più o meno l’85% dei rifiuti prodotti e su cui si gioca la principale partita in tema di transizione ecologica.

Un orizzonte lungo sei anni

Il Programma ha un orizzonte temporale di sei anni (2022-28) e mira a garantire una pianificazione regionale omogenea e confrontabile, soprattutto per evitare nuove procedure di infrazione, e sostenere in maniera più concreta la transizione ecologica sul fronte dei rifiuti. Nel lungo periodo gli obiettivi sono più ambiziosi. Sono quello di contribuire alla sostenibilità nell’uso delle risorse e ridurre i potenziali impatti ambientali negativi del ciclo dei rifiuti; ridurre progressivamente i divari socio-economici relativi alla gestione dei rifiuti; rafforzare la consapevolezza e i comportamenti virtuosi di attori economici e cittadini per la riduzione e la valorizzazione dei rifiuti; promuovere una gestione del ciclo dei rifiuti che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

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