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Un anno per la riperimetrazione dei SIN

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Secondo il Decreto Recovery bis appena pubblicato, entro un anno il Ministero della Transizione ecologica dovrà effettuare la ricognizione e riperimetrazione dei siti contaminati di interesse nazionale.

Prenderà il via quest’anno la riperimetrazione dei SIN, i siti contaminati di interesse nazionale. Lo prevede un articolo, il 17 bis, del Decreto legge 6 novembre 2021, n. 152, il cosiddetto Recovery bis. Il Decreto, presentato dal Governo e approvato con modifiche dalle Camere, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2021 e dovrebbe permettere di ottenere una prima tranche da circa 40 miliardi di euro di fondi europei per il Pnrr.

Emendamento Prestigiacomo

La futura riperimetrazione dei siti inquinati di interesse nazionale nasce da un emendamento presentato alla Camera da Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia. Il testo riguardava la riperimetrazione del sito di Priolo, con l’obiettivo di “escludere dalla suddetta area SIN […] – si legge – quelle porzioni di territorio dei Comuni di Siracusa, Priolo e Melilli che non presentano fattori di inquinamento ambientale, e che, per la tipologia di attività cui sono state interessate, risultano escluse dal rischio di contaminazione e conseguentemente non necessitano di specifici interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica”. La portata dell’emendamento è stata poi ampliata dal Governo. Spiega infatti la deputata, in una lettera al Fatto Quotidiano: “L’emendamento, poi riformulato dal Governo e approvato ad amplissima maggioranza, prevede non l’eventuale riperimetrazione dei SIN che attraverso i Comuni ne fanno richiesta, ma una revisione complessiva di tutti i SIN. Quindi la riformulazione del Governo, che io ho accolto, ha esteso la portata dell’intervento a tutti i SIN”.

Cosa prevede l’articolo 17 bis

Le “Disposizioni per la riperimetrazione dei siti contaminati di interesse nazionale” contenute nell’articolo 17 bis stabiliscono che il Ministro della Transizione ecologica, entro un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione (e quindi entro il primo gennaio 2023), con uno o più decreti effettui, sentiti la Regione e gli enti locali interessati, “la ricognizione e la riperimetrazione dei siti contaminati attualmente classificati di interesse nazionale”. Ricognizione e riperimetrazione che serviranno ad escludere “le aree e i territori che non soddisfano più i requisiti” di inquinamento e contaminazione. Verranno quindi escluse dai siti aree che, a giudizio del MiTE, non meritano di esservi ricomprese. “Un’ottima notizia” ha affermato la Prestigiacomo. È invece molto critico Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde: “Questa norma è una vergogna. Così si calpesta ulteriormente il principio ‘chi inquina paga’ e si liberano quelle società e aziende che hanno inquinato terreni, falde e fondali marini dall’obbligo di procedere alle bonifiche. In Italia gli inquinatori non hanno mai pagato per i disastri ambientali provocati, come nel caso di Taranto, Priolo e altri”.

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Redazione

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