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Un cantiere ad alta tecnologia nel SIN Laghi di Mantova

Sin Laghi di Mantova
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Sistemi Combiwall mutuati dall’ingegneria marittima, tendostrutture in depressione per evitare emissioni in atmosfera e mezzi radiocomandati. Gli scavi per la bonifica dell’area Cratere partiranno a marzo nel SIN di Mantova; un intervento ad alta tecnologia

Partiranno a marzo prossimo gli scavi per la bonifica dell’area Cratere che Edison sta realizzando all’interno del Polo chimico del SIN Laghi di Mantova. Su alcune aree dismesse Edison opera dal 2019, gestendo le operazioni di caratterizzazione, progettazione, realizzazione di indagini di dettaglio e bonifica. In alcuni casi Edison lavora con le società del gruppo Eni, in altri è subentrata ad esse; nell’area Cratere l’esecuzione delle attività è stata affidata invece ad un raggruppamento temporaneo di imprese di cui Ambienthesis è capofila. Un’operazione che, complessivamente, porterà alla bonifica di 7 ettari, con la rimozione di 350mila metri cubi di materiali entro il 2028 e un investimento di circa 200milioni di euro, ad altissima tecnologia.

L’area Cratere

Il progetto di bonifica dell’area Cratere R1c rientra nel più ampio progetto di bonifica dell’area R1, nella porzione sud‐est dello stabilimento Versalis di Mantova, che prevede lo scavo e lo smaltimento dei materiali contaminati da idrocarburi, composti aromatici e mercurio. La particolare natura del terreno, cedevole e non in grado di sostenere pesi elevati, ha reso necessaria l’adozione di soluzioni tecnologiche mutuate dall’ingegneria marittima, per garantire l’operatività dei mezzi e il confinamento del materiale. Lo scavo procederà attraverso la realizzazione di celle di 15 metri per lato, confinate con il sistema cosiddetto Combiwall, ossia un’alternanza di elementi tubolari in acciaio e di palancole, infissi nel suolo tra i 13 e i 18 metri di profondità. Al di sopra delle celle verrà installata una tendostruttura mantenuta in depressione, per rendere possibile i lavori di rimozione dei materiali evitando le emissioni in atmosfera. La tendostruttura sarà interamente movimentabile in funzione dell’avanzamento degli scavi e al suo interno l’aria verrà ricambiata quattro volte all’ora e trattata da un impianto di filtrazione a carboni attivi. Il sistema di scavo sarà gestito mediante mezzi radiocomandati, controllati dall’esterno delle tendostrutture. Una volta rimossi i materiali, la cella scavata rimarrà a disposizione degli enti competenti per le attività di verifica. L’avvio della fase di scavo e smaltimento è previsto a marzo 2022. Una volta rimossi, i materiali saranno conferiti presso impianti di smaltimento o di termodistruzione autorizzati. Su quest’area, l’intervento ha una durata prevista di sette anni, per un quantitativo complessivo di materiali da rimuovere di circa 100.000 m3. Le attività di monitoraggio sono già in corso: una volta a settimana si svolge una riunione di sicurezza e coordinamento durante la quale viene analizzato, discusso ed avallato il programma dei lavori, approfondendo le tematiche relativi agli aspetti di ambiente, salute e sicurezza. È inoltre attivo un Piano di Monitoraggio Ambientale condiviso e autorizzato dagli enti di controllo, dedicato al monitoraggio dell’aria. Gli esiti di tali monitoraggi vengono trasmessi periodicamente ad ATS Val Padana.

L’area Collina

Sempre all’interno dell’Area R1, nel comparto denominato Collina, Eni Rewind, la società ambientale di Eni, porta avanti, per conto di Edison, un progetto che prevede la rimozione e lo smaltimento di oltre 335.000 tonnellate di materiali in discariche o in impianti di termodistruzione autorizzati, ubicati in Polonia, Germania e Francia. Anche in questo caso lo scavo avviene in ambiente confinato, grazie ad un’imponente tendostruttura mobile (65 m per 75 m) che ha la duplice funzione di confinare l’area e di bilanciare le spinte sulla cinturazione perimetrale, in fase di rimozione dei terreni. Tale struttura consente di eseguire le attività in sicurezza, oltre che un adeguato ricambio di aria. Ad oggi sono già state rimosse circa 60.000 tonnellate di terreno e sono inoltre attivi 3 impianti di trattamento delle acque, che garantiscono il dewatering dell’area di intervento, oltre la gestione delle acque di ruscellamento superficiale e di falda. Misurazioni periodiche assicurano il mantenimento di tutte le misure di prevenzione alla sicurezza, all’ambiente e alla salute dei lavoratori.

Il futuro dell’area

L’assessore comunale all’ambiente Andrea Murari, intervistato dal TGR Lombardia sul futuro dell’area, ha affermato che il progetto di bonifica tiene insieme la necessità di bonificare e quella di sostenere lo sviluppo economico dell’area. Motivo per cui non tutte le aree avranno lo stesso destino. Francesco Misuraca, responsabile Ingegneria e Bonifiche ambientali di Eni Rewind, spiega: “parte dei 7 ettari da bonificare sono sotto il vincolo del Parco del Mincio e saranno rinaturalizzati, mentre quelli che fanno parte dello stabilimento potranno essere destinati nuovamente ad attività produttive”. Come già accaduto per l’area L, bonificata con 8 milioni di euro e adibita nel 2020 ad area di deposito.

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Redazione

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