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Viaggio tra i giganti d’Italia: 5 alberi monumentali che raccontano la nostra storia

Alberi monumentali: radici di una pianta secolare
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Oltre ai monumenti in pietra e marmo, l’Italia è ricca di testimonianze storiche altrettanto rilevanti, ma viventi: gli alberi monumentali. Non sono semplici piante di imponente dimensione, bensì veri e propri patriarchi verdi, custodi silenziosi di secoli di storia, leggende popolari e biodiversità inestimabile.

A oggi, il nostro Paese vanta un patrimonio invidiabile: oltre 4.000 alberi monumentali, tutelati da una specifica legge nazionale (la n. 10/2013). Dal castagno che ospitò una regina, al larice che ha resistito a innumerevoli valanghe, ogni albero monumentale è, come dice il nome stesso, un monumento da visitare; un tempio alla memoria storica e alla vita naturale. In occasione della Giornata Mondiale degli Alberi (così come in qualsiasi altro momento dell’anno) riscoprire questi giganti significa riconnettersi con la profonda storia, ecologica e culturale, del nostro Paese.

Cos’è un albero monumentale

La definizione di albero monumentale è enunciata in modo ben preciso, dalla legge n. 10 del 14 gennaio 2013, e i suoi successivi Decreti attuativi depositati presso il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, per semplicità detto MIPAAF. Esistono precisi criteri per definire un albero in questa maniera e, periodicamente, se ne effettua un censimento. Questa operazione è fondamentale per il loro riconoscimento e la loro tutela.

Criteri di monumentalità

Un albero può essere iscritto nell’elenco nazionale delle piante monumentali per uno o più dei seguenti criteri, i quali ne determinano valore e tutela:

  • età e dimensione. Quando l’albero raggiunge eccezionali dimensioni, per la sua specie e a seconda della tradizionale forma della pianta in questione, oltre a una longevità elevata, anche relativamente al ciclo di vita degli arbusti, diviene testimonianza storica. Esistono piante che superano abbondantemente i 1.000 anni di vita;
  • forma e portamento. In presenza di forme e portamenti particolari, o rari per la specie, che ne fanno un esemplare unico e scultoreo nel paesaggio, un albero può acquisire il titolo di monumentale;
  • valore ecologico. L’importanza che la pianta riveste come habitat naturale per specie animali o vegetali rare e protette la rende meritevole di tutela. Come spiegato da Peter Wohlleben nel suo libro La vita segreta degli alberi, gli esemplari più anziani possono diventare veri e propri ecosistemi a sé stanti;
  • significato storico-culturale: arbusti legati a eventi storici, leggende, tradizioni religiose oppure popolari rappresentano un punto di riferimento iconico in un dato paesaggio culturale.

L’elenco nazionale del MIPAAF

Il censimento degli alberi monumentali è coordinato dal Ministero dell’agricoltura e pubblicato nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Il documento, aggiornato ogni anno a livello nazionale, su elaborazione di dati forniti dalle regioni, è uno strumento fondamentale per la tutela di simili piante.

  • Identifica, con precisione, il patrimonio arboreo da proteggere.
  • Ne vieta l’abbattimento o il danneggiamento, con pesanti sanzioni per chiunque non rispetti il vincolo e venga scoperto.
  • Rende la tutela un obbligo legale, sia per i Comuni sia per le Regioni. Vi sono fondi specifici per la cura e conservazione degli alberi monumentali, soprattutto in condizioni di fragilità, come malattie o danni causati da eventi atmosferici.

Viaggio tra i patriarchi verdi: 5 storie da conoscere

L’Italia è costellata di questi giganti. Non si tratta di uno degli aspetti più noti della nostra penisola, celebre per altre bellezze, ma questo non significa che gli alberi monumentali non meritino attenzione e rispetto. Elencheremo, di seguito, cinque piante che per età, dimensioni o storia, superano davvero ogni immaginazione.

1. Il castagno dei Cento Cavalli

A Sant’Alfio, in Sicilia, troviamo questo esemplare della specie Castanea sativa, universalmente riconosciuto come l’albero da frutto più grande e antico d’Europa. Si trova alle pendici dell’Etna e la sua età è stimata, in modo prudenziale e forse orientato al ribasso, tra i 2.000 e i 4.000 anni. Sebbene il tronco principale sia cavo, la sua circonferenza totale, misurando i suoi ben tre fusti principali, supera i 57 metri.

Il suo nome, come spesso accade in questi casi, si perde nella leggenda popolare. Questa, nello specifico, risale al Medioevo. Si narra che la Regina Giovanna d’Aragona, di ritorno da una cavalcata di quelle in cui indugiavano i nobili, fu sorpresa da un violento temporale e trovò riparo sotto le sue enormi fronde. Non era sola. Assieme a lei vi era infatti il suo seguito di cento cavalieri e altrattanti cavalli. La leggenda vuole che il temporale durò l’intera notte, ma neppure una goccia bagnò la sovrana riparatasi tra i rami del castagno secolare.

2. La Quercia delle Checche

Questa farnia appartenente alla famiglia Quercus robur è più giovane, dal momento che ha circa 370 anni. Alta 22 metri è collocata a Pienza, in Toscana. La sua caratteristica più notevole è senz’altro la chioma. Questa si espande orizzontalmente, con un diametro di oltre 34 metri. Il suo nome deriva dalle gazze ladre (checche nel dialetto locale, ecco perché il nome) che nidificavano tra i suoi rami. È stato il primo monumento verde d’Italia a ricevere una tutela diretta non solo dal MIPAAF, ma anche dal Ministero dei Beni Culturali.

Questo albero è molto più di una quercia. Anzi, potremmo dire che definirla tale è tanto riduttivo da sembrare quasi offensivo. Si tratta di un punto di riferimento iconico, che definisce e caratterizza il paesaggio della Val d’Orcia, la quale, non a caso, è patrimonio mondiale dell’UNESCO. Simboleggia la resistenza civica. Dopo un parziale crollo e deprecabili atti di vandalismo, una mobilitazione cittadina e associazioni impegnate nella preservazione degli alberi monumentali, come la Giant Trees Foundation, hanno permesso la sua tutela e il suo restauro. Oggi, la Quercia delle Checche è un esempio di come le comunità si possano riappropriare della loro memoria verde.

3. I larici millenari: gli alberi monumentali della Val d’Ultimo

In Alto Adige troviamo un gruppo di tre larici (Larix decidua) antichissimi. Sebbene non siano i più alti della loro specie e se ne siano documentati di più maestosi, nell’arco alpino, sono considerati gli esemplari di conifere più antichi d’Europa. La loro età – anche in questo caso stimata, ma con un margine d’errore contenuto – supera i 2.000 anni. Il larice più grande possiede una circonferenza di oltre 7 metri.

Queste piante millenarie testimoniano una storia che può darci lezione di tenacia. Vivono a quasi 1.500 metri di altitudine e sono sopravvissuti, per due millenni, a un clima alpino durissimo. Alle latitudini in cui sono collocati hanno assistito a valanghe, incendi, fulmini e secoli di cambiamenti, sia climatici sia antropici. La loro longevità in un ambiente tanto ostile li rende simbolo vivente di adattamento e forza della natura.

4. Il platano di Curinga

La pianta cui dedichiamo il paragrafo è un antico platano orientale (Platanus orientalis), di circa 1.000 anni, con una circonferenza alla base di circa 20 metri. La sua caratteristica più sorprendente è la vasta cavità interna del tronco, formatasi naturalmente. Essa è talmente ampia da poter ospitare comodamente fino a 10 persone. L’albero monumentale è un’importante attrazione turistica per chi si trovi a visitare la Valle dell’Amato e la vicina città di Catanzaro.

Il Platano di Curinga incarna la funzione più prettamente sociale dell’albero monumentale. Per secoli è stato la vera piazza naturale del paese. Luogo di incontro, riparo, riposo e festa, ha giocato quel ruolo di importante aggregatore sociale che oggi si attribuisce spesso alle aree verdi, fin da epoche nelle quali la sostenibilità era tenuta in scarsissima considerazione. Le sue radici hanno visto passare intere generazioni di abitanti, agendo sempre come vero e proprio cuore pulsante della comunità. Il platano non è più soltanto una pianta, ma un luogo fisico, dove si fondono memoria storica e vita quotidiana.

5. La Roverella di Cagnano: un’esteta tra gli alberi monumentali

In Umbria, nel comune di Cagnano, si trova una roverella (Quercus pubescens) di età stimata tra i 400 e i 600 anni. È celebre soprattutto per la sua chioma, incredibilmente espansa, la quale supera i 40 metri di diametro. Il tronco è massiccio e nodoso, ma è la forma ampia e accogliente originata dal suo fogliame che cattura naturalmente l’attenzione del visitatore.

Questa quercia è diventata un’indiscussa icona estetica. La sua forma maestosa, scultorea e quasi danzante ha ispirato innumerevoli artisti, fotografi e poeti. È divenuta un simbolo della potenza espressiva e della bellezza estetica della natura nel paesaggio umbro. La roverella dimostra come la monumentalità non sia soltanto una questione di longevità, bensì anche di impatto emotivo e artistico. Le sensazioni generate in chi guarda possono valere un importante riconoscimento.

I patriarchi verdi sui social: un viaggio per immagini e video tra gli alberi monumentali

Nell’epoca dei social, naturalmente, gli alberi monumentali sono un soggetto spesso registrato e immortalato. Imponenti e suggestivi, non possono che attrarre il visitatore e conquistare il locale. Non c’è dunque da stupirsi del successo che riscuotono sulle piattaforme sociali.

Le storie dei giganti nei video-racconti

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Nel 2022, la nota trasmissione Geo & Geo di Rai Tre si occupò, in occasione di San Valentino, dell’albero più amato: il Castagno dei Cento Cavalli. Il servizio incluse riprese mozzafiato, interviste agli abitanti del luogo che sono particolarmente legati alla pianta e pareri di botanici ed esperti di alberi monumentali. Ne uscì un focus suggestivo ed emozionante per lo spettatore.

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Grazie alla tecnologia del drone, è possibile ammirare tutta l’imponenza della Quercia delle Checche, immersa nel contesto paesaggistico della Val d’Orcia. L’albero si staglia in un paesaggio rurale e assolutamente toscano, scelto di frequente anche da registi e cineasti. La valle è sede di destinazioni suggestive e visitata da turisti che amano il trekking e l’immersione nella natura.

Gli alberi monumentali non sono soltanto un importante polo ambientale, bensì anche un asset turistico considerevole. Non capita certo tutti i giorni di poter ammirare piante che abbiano vissuto gli ultimi secoli, se non addirittura gli ultimi millenni di storia, e stiano lì a segnalarci come la natura sia perfettamente in grado di innalzare meraviglie, senza alcun bisogno dell’intervento umano.

Sguardi dalla community: i migliori post da Instagram e social

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La Quercia delle Checche è piuttosto popolare, tanto su Instagram quanto su Twitter/X. Le emozioni che suscita attirano gli utenti di ambedue i social. Su Instagram si celebra la sua maestosità e la memoria silenziosa che custodisce e protegge, mentre su Twitter, social più informativo e popolato da blogger o aspiranti tali, nonostante le pretese di Elon Musk di renderlo un megafono della politica più becera, si diffondono approfondimenti e articoli che descrivono l’albero monumentale.

Se su X si narrano le vicende dal punto di vista della cronaca, su Facebook si propongono gli alberi monumentali come destinazioni turistiche da non perdere, contestualizzandole nei miti, nelle leggende e nelle tradizioni locali. Gruppi come quello dedicato alla leggenda del platano di Curinga si pongono come megafono promozionale nato dal basso, non istituito da amministrazione o pro loco, bensì dai residenti, profondamente legati a questo punto di interesse storico, sociale e naturale.

Come segnalare gli alberi monumentali

La tutela degli alberi monumentali è un dovere dello Stato. Rappresenta però anche un’opportunità di partecipazione attiva per il cittadino. La legge italiana prevede che l’elenco nazionale degli alberi monumentali venga continuamente aggiornato dai comuni. Questi hanno il dovere di realizzare un censimento delle piante presenti sul proprio territorio. Il processo non è però chiuso, né esclusivo: anche cittadini, associazioni ambientaliste o istituti scolastici possono farsi promotori della tutela.

È possibile segnalare un albero monumentale all’Ufficio Verde del proprio Comune, proponendo l’inserimento di un arbusto che si ritiene presenti i requisiti richiesti di età; dimensioni eccezionali e legame storico. Questa è una forma di citizen science che mira alla tutela del patrimonio arboreo, consentendo alla conoscenza e all’affetto locale di avviare un processo di protezione ufficiale.

Le associazioni di settore, come la già citata Giant Trees Foundation Onlus, forniscono linee guida e supporto tecnico per la valutazione di questi straordinari esseri viventi. La loro expertise assicura che i patriarchi d’Italia continuino a raccontare le loro storie per altri mille anni. O magari qualcuno di più. Se conosci un albero meritevole di essere tutelato, considera che un piccolo gesto potrebbe trasformarlo in monumento nazionale.

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Mattia Mezzetti

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