Creare una comunità energetica rinnovabile va ben oltre la semplice installazione di un impianto fotovoltaico. Si tratta di pianificare in maniera strategica, sociale e giuridica. La comunità riunisce cittadini, imprese ed enti allo scopo di produrre, consumare e, qualora le quantità lo consentissero, condividere energia pulita.
I potenziali benefici legati alla creazione di una comunità energetica sono enormi. Si pensi soltanto agli incentivi di cui si può beneficiare, al risparmio in bolletta e alle opportunità di coesione sociale. Ciononostante, il percorso per la costituzione della comunità è costellato di sfide. Complessità burocratica, vincolo tecnico della cabina primaria, difficoltà decisionale nei condomini, ricerca di fondi e scelta di partner affidabili ostacolano molto il suo avviamento.
Il successo di una Comunità energetica dipende dalla capacità di trasformare tutte le sfide elencate in opportunità, partendo da uno studio di fattibilità rigoroso e da un approccio graduale. La gestione post-costituzione, regolata da statuto chiaro, è imprescindibile al fine di garantire una ripartizione equa dei benefici, oltre che la sostenibilità a lungo termine.
Fase 0: il nucleo promotore e lo studio di fattibilità
Il punto di partenza di ogni comunità energetica rinnovabile di successo, inevitabilmente, è la fase preliminare. Si tratta di uno step strategico e indispensabile al fine della definizione del perimetro e del potenziale del progetto.
Trovare i pionieri: chi può avviare una CER
La normativa italiana ha recepito la Direttiva RED II del Parlamento Europeo. In seguito a questo incorporamento, il nostro Paese permette a diversi soggetti di promuovere una CER (acronimo di comunità energetica rinnovabile), purché l’obiettivo primario non sia il profitto dei promotori, né di nessun altro tra i coinvolti nella costituzione della comunità.
Possono spingere per creare una CER diversi gruppi sociali ed enti. Lo spunto può partire dai cittadini, i quali rappresentano il nucleo più comune e maggiormente partecipativo. Possono dare l’input anche le piccole e medie imprese, se desiderano condividere l’energia con altre attività o con i residenti, così come le amministrazioni comunali, le quali potrebbero, ad esempio, mettere a disposizione i tetti di edifici pubblici. Anche gli amministratori di condominio, gli enti religiosi e quelli del terzo settore possono farsi promotori di una comunità energetica rinnovabile.
La domanda fondamentale: c’è potenziale nel mio territorio?
Prima di investire tempo e risorse in un progetto che potrebbe dimostrarsi fallimentare, è bene mettere assieme una checklist preliminare, al fine di verificare se sia realmente possibile dare avvio a una comunità energetica rinnovabile nel tuo paese o nella tua città.
- Porta a termine, innanzitutto, una analisi delle superfici. Quanti tetti pubblici, condominiali o aziendali sono disponibili per l’installazione di impianti fotovoltaici? Qual è l’orientamento? Sarebbe possibile installare celle e pannelli fotovoltaici su di essi?
- Stila degli attendibili profili di consumo, verificando se ci sia una buona contemporaneità tra la produzione di energia durante il dì e il consumo dei potenziali membri quando il sole cala. Se i membri sono prevalentemente uffici che consumano di giorno e residenze nelle quali l’energia è richiesta di sera, l’autoconsumo istantaneo (e, di conseguenza, l’incentivo concesso) sarà massimizzato.
- Compi uno studio di fattibilità e controlla l’eventuale presenza di vincoli tecnici. Verifica innanzitutto qual è, o quale sarà, la posizione della cabina primaria.
Lo studio di fattibilità tecnico-economica: il documento che fa la differenza
Lo studio di fattibilità è il documento principale quando si tratta di costituire una nuova comunità energetica rinnovabile. È questo che può trasformare un’idea in un progetto bancabile e credibile. Perchè compia il suo dovere dovrà necessariamente contenere il dimensionamento dell’impianto, al fine di spiegare la potenza in kiloWatt di picco ottimali a seconda dei consumi e delle superfici. Serviranno inoltre una stima dei costi iniziali legati a installazione, pratiche burocratiche e consulenza, nonché una previsione dei ricavi derivanti dall’incentivo GSE sull’energia condivisa e dalla vendita di energia non consumata.
In aggiunta, sarà necessario includere un calcolo del ritorno sull’investimento completo e dettagliato. Una comunità energetica di dimensione media necessita generalmente di una finestra temporale tra i 6 e gli 8 anni prima di rientrare di tutte le spese affrontate nella fase iniziale e progettuale.
I 5 aspetti da gestire nel percorso di creazione di una comunità energetica rinnovabile
Il percorso di creazione di una comunità energetica può apparire complesso, dal momento che richiede un approccio multidisciplinare e una gamma di competenze sfaccettate e diversificate. Vediamo i 5 aspetti che occorre gestire, quando si vuole creare una CER.
1. Gestire l’iter normativo e burocratico con il GSE
Una volta che l’impianto sarà stato collocato e messo in funzione da operatori abilitati a farlo, occorrerà procedere alla costituzione legale della comunità energetica. Questo passaggio è naturalmente fondamentale, poiché ne va dell’identità della stessa associazione di consumatori. Sarà necessario costituirsi come soggetto giuridico autonomo, nella forma che si preferisca (è possibile divenire cooperativa, fondazione, associazione non riconosciuta o qualunque altra forma concessa e riconosciuta dalla normativa).
A costituzione avvenuta, va redatto uno statuto che definisca obiettivi, regole di ammissione, recesso e ripartizione dei benefici. A questo punto, sarà possibile procedere con la registrazione sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e presentare formalmente una richiesta di accesso agli incentivi.
2. Comprendere la configurazione tecnica: quale ruolo svolge la cabina primaria?
Eccoci di fronte al vincolo tecnico più rigido. Questo dettaglio è quello che consente alla comunità energetica di esistere. Essa può infatti costituirsi solo ed esclusivamente nel caso in cui tutti i membri (produttori e consumatori) siano all’interno della stessa area di mercato, sottesa e definita dalla medesima cabina primaria. Questa svolge il ruolo di stazione di trasformazione da bassa e media tensione (BT/MT) ad alta e media (AT/MT). Nelle abitazioni private si utilizza la bassa tensione. L’alta viene utilizzata da alcune attività e la media è quella trasportata sulla rete elettrica.
La cabina primaria gioca dunque un ruolo di importanza fondamentale (da cui l’aggettivo che la contraddistingue): si tratta dell’elemento che definisce il perimetro geografico della CER, limitando i progetti in contesti metropolitani densi, nei quali le cabine sono necessariamente molto ravvicinate, ma favorendo i piccoli e medi comuni. È per questo motivo che le comunità energetiche faticano a imporsi nei grandi centri urbani.
3. Coinvolgere i membri: comunicazione e governance
Nel governo e nella gestione delle comunità energetiche, il consenso è sempre cruciale. In condominio, la legge richiede una maggioranza semplice per prendere ogni decisione (è sufficiente un terzo dei millesimi e dei partecipanti all’assemblea) affinché si possa installare un impianto fotovoltaico sul tetto. Tuttavia, la costituzione della CER richiede una forte trasparenza nella comunicazione dei costi iniziali, dei benefici individuali attesi e delle regole di gestione futura. Allo scopo di evitare conflitti, liti e rinunce, l’amministratore deve tenere un approccio sempre chiaro e trasparente, fin dalla prima decisione di procedere.
4. Pianificare la sostenibilità economica della comunità energetica: fondi e business plan
Un progetto di comunità energetica presenta naturalmente dei costi iniziali. Le spese della messa in funzione dell’impianto, così come quelle della compilazione delle pratiche e delle consulenze necessarie, vanno messe in conto. La stesura di un business plan a lungo termine, su una finestra di 20 anni, è essenziale. Non se ne può fare a meno se si vuole dimostrare l’affidabilità del progetto e attrarre così finanziamenti bancari e fondi regionali o dal Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza, finché saranno disponibili.
Il modello di ricavo derivante dagli incentivi GSE garantisce una solida base per il rientro del debito, se si vuole procedere attraverso finanziamento. Chi invece preferisca intercettare fondi differenti farà bene a muoversi attraverso un monitoraggio costante dei bandi. Questi, spesso, coprono interamente i costi iniziali. È il caso, ad esempio, di quanto sia possibile ottenere qualora si scelga di insediare una comunità energetica in un comune sotto i 5.000 abitanti.
5. Costruire il team: la scelta dei partner tecnici e legali
Le competenze di cui non si dovrebbe mai fare a meno, durante la costituzione di una comunità energetica rinnovabile e negli anni successivi, sono quelle di progettazione tecnica, che possono essere affidate a un ingegnere o un tecnico specializzato per il dimensionamento e la direzione lavori, e di consulenza legale e fiscale. In questo caso, è bene coinvolgere un avvocato o commercialista che si occupi della redazione dello statuto; della gestione degli aspetti tributari e di ogni relazione con il GSE. Per l’installazione, bisogna naturalmente rivolgersi ad aziende esperte e certificate.
Strategie operative per gestire gli aspetti chiave
Vediamo ora 5 strategie operative utili (se non proprio necessarie) per gestire altrettanti aspetti chiave legati alla costituzione di una comunità energetica.
1. Affrontare la complessità burocratica grazie a un supporto specializzato
Il ruolo dei consulenti specializzati è molto importante, in tutte le fasi di vita di una CER. Molte Energy Service Company (o ESCo) offrono un servizio chiavi in mano, ideato e pensato per tutti coloro i quali desiderino costituire una comunità energetica rinnovabile. Compagnie di questo tipo affiancano i costituenti dalla progettazione alla richiesta di incentivi, semplificando l’iter e riducendo il rischio di errori formali, che è sempre dietro l’angolo, in un Paese burocraticamente complesso come il nostro.
2. Navigare la configurazione tecnica: partire dall’AUC o mappare la rete?
Per condomini o singoli edifici, l’autoconsumo collettivo, definito spesso AUC, è il modello più semplice per iniziare. Nel caso di comunità più grandi, invece, è consigliabile usare i portali web dei distributori locali, in modo da conoscere, con precisione, i confini della propria cabina primaria. Come si è già scritto, non ha alcun senso coinvolgere membri che non dipendano dalla stessa, poiché non potrebbero essere parte della CER.
3. Facilitare il coinvolgimento dei membri
Una volta completate le adesioni, è bene sensibilizzare e informare tutti i membri della comunità. Si dovrebbero fornire tutti i consigli pratici necessari a chi sia poco pratico del funzionamento di una CER, organizzando incontri informativi con tecnici imparziali; presentando scenari di guadagno personalizzati, nel caso non ci si limiti all’autoconsumo, e condividendo esperienze di successo di altre comunità energetiche rinnovabili.
4. Reperire le risorse economiche: finanziamento tramite terzi e bandi
Un’ottima strategia per superare la barriera dei costi iniziali, spesso adottata, è il modello del finanziamento tramite terzi (FTT). Un soggetto terzo (spesso un’ESCo, ma potrebbe anche trattarsi di una cooperativa etica, come Ènostra, che si occupa da anni di comunità energetiche) finanzia e installa l’impianto. In cambio, richiede alla comunità una quota dei ricavi generati dall’energia condivisa. A fine contratto, la proprietà dell’impianto passa interamente alla CER, che non dovrà più cedere parte del suo guadagno a nessuno.
5. Definire la ripartizione dei benefici: lo statuto e il ruolo del consulente
La ripartizione equa di ricavi e benefici è, naturalmente, la linfa vitale di ogni comunità energetica. I criteri per operare in modo etico e corretto possono essere: proporzionale ai consumi (chi consuma di più riceve una porzione maggiore dell’incentivo); in parti uguali (secondo un modello di tipo sociale) o misto tra le due soluzioni. Questa scelta deve essere cristallizzata nello statuto. Coinvolgere un commercialista che garantisca la sostenibilità e la correttezza fiscale è sempre consigliabile. I membri si sentiranno più tutelati e si opererà con maggiore trasparenza.
La gestione della comunità energetica rinnovabile: la vita dopo la costituzione
Una volta che la comunità sarà stata fondata e avviata, occorrerà gestirla in maniera corretta per assicurarne la sopravvivenza e la costanza dei benefici a essa connessi.
Il monitoraggio dei flussi energetici e la fatturazione
Una volta che la CER avrà iniziato a operare, sarà indispensabile gestirla con attenzione e accuratezza, oltre che con la trasparenza necessaria a una buona convivenza tra i membri. Esistono apposite piattaforme software sviluppate proprio per occuparsi di questa mansione. Esse tracciano, in tempo reale, l’energia prodotta dall’impianto; quella consumata dai singoli membri e quella condivisa. Quest’ultima è la parte che genera l’incentivo GSE. Le stesse piattaforme calcolano i benefici netti spettanti a ognuno. Di fatto, software di questo tipo semplificano moltissimo la vita dell’intera comunità.
La governance partecipata: come prendere le decisioni chiave
L’assemblea dei membri è il cuore della comunità energetica. Ne rappresenta quello che potremmo tranquillamente definire il suo organo di governo. In quanto tale, deve riunirsi regolarmente, per occuparsi di gestione ordinaria; approvazione del bilancio e scelte future quali, per esempio, espansione dell’impianto o utilizzo dei ricavi residui in progetti sociali.
Autoconsumo collettivo: il primo passo per i condomini che vogliono costituirsi come comunità energetica
Per il singolo condominio che intenda installare pannelli fotovoltaici sul tetto e condividere l’energia soltanto tra i residenti dell’edificio, il modello più semplice non è la CER, bensì il gruppo di autoconsumo collettivo o AUC. Le regole sono più semplici. Non è infatti necessario creare un’entità legale separata, come un’associazione o una cooperativa, e tutti i partecipanti risiedono all’interno dello stesso edificio, il che semplifica le decisioni. È il punto di partenza ideale per testare il modello; i benefici della condivisione di energia e consolidare la fiducia dei membri, prima di espandersi eventualmente a una comunità energetica di quartiere, più ampia.




