È negativo il quadro tracciato dal Rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente, un’analisi dettagliata dello stato di salute del vecchio continente, realizzata ogni cinque anni. A rischio, nonostante alcuni progressi, qualità della vita e sicurezza. Acqua, suolo e risorse naturali vanno protetti. Serve, secondo l’AEA, un cambiamento radicale dei sistemi di produzione e di consumo.
Biodiversità, risorse idriche, cambiamenti climatici. Secondo il Rapporto Ambiente in Europa 2025, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), sono queste le sfide che l’Europa deve affrontare in via prioritaria per riuscire a mantenere un’economia competitiva e una buona qualità della vita per i suoi cittadini. Sfide complesse, che richiedono di ripensare i legami tra economia e ambiente naturale: suolo, acqua, risorse. Considerando la protezione della natura “come un investimento e non come un costo”, come dichiarato dalla commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, Jessika Roswall, in occasione della presentazione del Rapporto. Documento da cui emerge un quadro generale preoccupante per la prosperità economica in Europa e la conseguente qualità della vita, ma anche per la sicurezza.
Il Rapporto sull’ambiente in Europa viene pubblicato dall’AEA ogni cinque anni, dal 1995 (siamo alla settima edizione). È un’analisi completa sullo stato attuale e le prospettive per l’ambiente, il clima e la sostenibilità del continente basato su dati provenienti da 38 paesi. L’edizione 2025 – intitolata Europe’s environment and climate: knowledge for resilience, prosperity and sustainability– presenta dati allarmanti per la maggior parte delle matrici ambientali, nonostante evidenzi anche risultati positivi.
I risultati positivi messi in evidenza dal rapporto
Riduzione dei combustibili fossili e delle emissioni di gas serra, raddoppio della quota di energie rinnovabili dal 2005 sono i progressi evidenziati, tanto che, secondo il Rapporto, l’Unione europea è leader mondiale nell’impegno per la salvaguardia del clima. Negli ultimi 10-15 anni sono stati compiuti, inoltre, significativi progressi anche nel miglioramento della qualità dell’aria, nell’aumento del riciclo dei rifiuti e dell’efficienza delle risorse. Ma anche nell’innovazione, nel lavoro green e nella finanza sostenibile, fattori che concorrono alla transizione verso la sostenibilità, come tracciato dal Green Deal e da altre politiche europee.
Le sfide più urgenti
Non buono, però, lo stato generale dell’ambiente in Europa. Soprattutto per quanto riguarda la natura, che continua a subire degrado, sfruttamento eccessivo e perdita di biodiversità, e anche gli effetti dell’accelerazione dei cambiamenti climatici sono una questione urgente secondo il documento dell’AEA. La biodiversità sta diminuendo in tutti gli ecosistemi terrestri, di acqua dolce e marini a causa delle persistenti pressioni esercitate da modelli di produzione e consumo non sostenibili. Si prevede che il deterioramento dello stato della biodiversità e degli ecosistemi europei continui e, secondo il Rapporto, è improbabile che gli obiettivi politici concordati vengano raggiunti entro il 2030.
Lo stress idrico colpisce un terzo della popolazione e del territorio europeo. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente nell’intero pianeta. “Il clima sta cambiando a un ritmo allarmante, minacciando la sicurezza, la salute pubblica, gli ecosistemi, le infrastrutture e l’economia. L’aumento della frequenza e dell’entità delle catastrofi legate al clima, nonché la consapevolezza che il clima continuerà a cambiare nonostante gli ambiziosi sforzi di mitigazione dell’UE, sottolineano l’urgente necessità di adattare la società e l’economia europee, garantendo, allo stesso tempo, che nessuno sia lasciato indietro”, si legge nella sintesi del Rapporto. La posta in gioco è alta, le questioni complesse.
Circolarità, innovazione green, decarbonizzazione: la via da seguire
Per affrontarle si afferma nel documento che urge un cambiamento radicale dei sistemi di produzione e di consumo: decarbonizzazione dell’economia, transizione verso la circolarità, riduzione dell’inquinamento e gestione responsabile delle risorse naturali. Quanto fatto finora in questi diversi ambiti, in pratica non basta. Decarbonizzare i principali settori economici è una necessità, a cominciare dai trasporti, per i quali il taglio delle emissioni rimane scarso. Ma sono da affrontare anche le emissioni del settore agricolo, così come i suoi consumi idrici.
La strada giusta è già tracciata, serve però percorrerla fino in fondo, con la volontà politica di non fermarsi e di non deviare. Il documento sottolinea come l’aumento della circolarità sia la chiave per ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di energia e di materie prime critiche. E l’innovazione verde quella per ridurre le emissioni delle industrie hard to abate, come il cemento e l’acciaio. Il rapporto si sofferma anche sulle potenzialità di ripristino degli habitat attraverso soluzioni basate sulla natura, per rafforzare la resilienza dei territori e contribuire anche agli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.





