Pubblicato il nuovo Rapporto redato da INRIX per misurare il traffico che attanaglia le principali città del mondo, dove compaiono, tra le peggiori, anche Chicago, Città del Messico, New York, Philadelphia, Cape Town, Dublino, Londra, Parigi e Los Angels, mentre per l’Italia fanno breccia Roma e Milano.
È Istanbul, capitale della Turchia e cerniera tra Oriente e Occidente, la città più trafficata e congestionata del mondo. La seguono malvolentieri Chicago, Città del Messico, New York, Philadelphia, Cape Town, Dublino, Londra, Parigi e Los Angels, mentre Roma e Milano sono comunque tra le peggio 25 città, rispettivamente, la 17a e la 24a.
È questa la classifica impietosa del nuovo Global Traffic Scorecard di INRIX, lavoro di ricerca che, usando una mole impressionante di dati e rilevazioni su come si muovono gli essere umani ogni giorno, prova a spiegare nel dettaglio i livelli di caos stradale e di congestione della mobilità cittadina, una sorta di trappola contemporanea dove ci finiscono risucchiati, inesorabilmente, i malcapitati automobilisti.
Lo studio, che usa non solo i dati sulla congestione, ma anche trend sulla sicurezza stradale, la risposta della mobilità ai disastri naturali e gli effetti delle politiche commerciali sul traffico merci, spiega che su 942 aree urbane analizzate, il 62% registra ritardi in aumento rispetto al 2024, indice di politiche quanto meno carenti sulla mobilità urbana. Le smart city, ovvero le città intelligenti, viste sa questa prospettiva appaiono ancora lontane.
Il congestionamento da traffico delle grandi metropoli
L’istantanea rilevata, infatti, è quella di grandi metropoli intrappolate da sé stesse, non riuscendo ancora a prendere le misure di un fenomeno che ha risvolti negativi sulla salute umana, sull’ambiente, e più in generale sulla stessa qualità della vita di chi abita quei luoghi. Sebbene non manchino esperimenti innovativi ed esempi positivi, a ogni latitudine, nella gran parte il problema del congestionamento da traffico veicolare rimane uguale a se stesso, anzi continua a peggiorare.
Giusto per fare qualche esempio, gli abitanti di Istanbul perdono nel traffico, ogni anno, circa 118 ore, il 12% in più rispetto all’anno precedente, chi vive a Chicago 112 ore, a Città del Messico 108 ore, a New York 102 ore, e così via.
In Italia va un po’ meglio rispetto alle grandi megalopoli, ma non benissimo, considerato che nella maggior parte delle aree urbane il trend è in netto peggioramento. Soprattutto a Roma, ovviamente la città più ingolfata del paese, si rimane bloccati nell’abitacolo delle autovetture circa 76 ore all’anno, più di tre intere giornate, mentre a Milano si rimane bloccati solo 67 ore, più o meno.
Traffico vuol dire inquinamento
Le conseguenze sono quelle di un costante peggioramento della qualità dell’aria e dell’inquinamento, a danno della salute pubblica. L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha stimato per l’Italia nel 2021 più di 40.000 morti premature all’anno attribuibili all’esposizione a concentrazioni al di sopra degli standard europei per il particolato atmosferico (PM2,5 ) e più di 16.000 morti per il biossido di azoto (NO2 ) e l’ozono (O3 ).
Secondo il rapporto di MobilitAria 2024 curato da Kyoto Club e dall’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IIA), oltre a rappresentare un rischio per la salute dei cittadini, l’inquinamento atmosferico ha un impatto economico negativo su tutti i paesi europei: nel 2018, in media, ogni abitante delle principali città europee ha subito una perdita economica quantificabile in 1.250 € all’anno, dovuta agli effetti diretti (spese mediche sostenute per farmaci e/o eventuali ricoveri in ospedale) e indiretti (riduzione dell’aspettativa di vita) sulla salute legati alla cattiva qualità dell’aria. Questo importo equivale in media al 3,9% del reddito annuale
La qualità dell’aria secondo il rapporto MobiliAria 2024
Lo tesso Rapporto, che ha analizzato la qualità dell’aria nelle 14 grandi città italiane nell’anno 2023 e il trend delle concentrazioni e dei superamenti nel periodo 2006-2023, ha mappato la presenza degli inquinati presenti nell’aria che si respira. Presenza di contaminanti che h anno comportato il sistematico superamento dei limiti di concentrazioni di Biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10, PM2,5) previsti dalla normativa vigente, ovvero il Decreto Legislativo 155/2010, che recepisce la Direttiva Europea 2008/50/CE. Norma che serve per monitorare in tempo reale i livelli in aria ambiente di biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO), particolato (PM10 e PM2.5), benzene (C6H6), ozono (O3), oltre ai livelli nel particolato PM10 di cadmio (Cd), nichel (Ni), arsenico (As), piombo (Pb) e benzo(a)pirene (BaP).
Particolarmente inquinate risultano le principali città portuali a causa del traffico navale, con le movimentazioni in banchina (carico/scarico) e annesso traffico veicolare interno, che si aggiungono alle movimentazioni, per così dire, canoniche, su tutti (in rigoroso ordine alfabetico) Bari, Cagliari, Catania, Genova, Messina, Napoli, Palermo e Reggio Calabria, ciascuna di loro con rispettivi record in termini di SO2, NO2 o Pm10.
In vista di una nuova Direttiva UE
Per invertire il trend e assicurare maggiore protezione all’ambiente e alla salute umana, il 20 febbraio del 2024 il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla proposta per una nuova direttiva sulla qualità dell’aria, che contribuirà al conseguimento dell’obiettivo “inquinamento zero” ossia al raggiungimento di un ambiente privo di sostanze tossiche entro il 2050.
Il traffico è frutto di scelte (o di mancate scelte) politiche
È evidente che il peggioramento o il miglioramento della qualità dell’aria per effetto della mobilità urbana derivano da precise scelte politiche, quindi dall’entità e dalla qualità degli investimenti nel trasporto pubblico, nel car sharing, nella riduzione di velocità e nelle numerose iniziative che servono per disincentivare il ricorso alla mobilità privata.
Coerentemente, spiegano ancora gli autori del Rapporto internazionale “Global Traffic Scorecard”, questo non è solo un indicatore della congestione, ma una lente per interpretare il funzionamento delle città contemporanee:
- Misura lo stato della mobilità nei suoi elementi più critici: flussi, ritardi, costi, sicurezza;
- Rivela la fragilità delle infrastrutture di fronte agli eventi estremi;
- Mostra gli effetti concreti delle politiche urbane, come la congestion charge di New York, che secondo il rapporto ha ridotto il numero di corridoi critici in città;
- Evidenzia quanto tempo e denaro perdiamo in un modello di mobilità sbilanciato sull’auto privata.
A decidere in quale posti della classifica del prossimo Rapporto, dipenderà, quindi, dalle iniziative che verranno prese, sia a livello internazionale (in particolare nell’UE), che nazione e soprattutto a livello locale. I sindaci e le amministrazioni pubbliche sono chiamate a un salto di qualità su questo fronte a una sfida che richiedere, non interventi spot ma strategie urbane integrate, capaci di guardare in modo completamente diverso al territorio e alla sua fruizione,





