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Clima, taglio alle emissioni: obiettivo mancato secondo l’Unep

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Secondo l’Emissions Gap Report 2025 per allinearsi ai percorsi dell’Accordo di Parigi di 2 °C e 1,5 °C nel 2035 saranno necessarie, rispettivamente, riduzioni delle emissioni annuali del 35% e del 55% rispetto ai livelli del 2019. Tagli consistenti in pochissimo tempo. Volendo, si può fare. Finora siamo andati male. E il contesto geopolitico lascia presagire che si verificherà un superamento superiore a 1,5 °C molto probabilmente entro il prossimo decennio. Ogni frazione di grado evitata significa minori perdite per le persone e gli ecosistemi, insiste l’Unep.

Off Target: Obiettivo Mancato. È questo il titolo dell’Emissions Gap Report 2025, il bilancio annuale del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) sulle emissioni climalteranti globali. Siamo lontani dall’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento ben al di sotto dei 2 °C, proseguendo gli sforzi per rimanere al di sotto degli 1,5 °C. La strada è ancora tutta in salita, dice il rapporto, e solo meno di un terzo delle Parti dell’Accordo ha presentato, come dovuto, entro il 30 settembre 2025, i nuovi obiettivi di mitigazione per il 2035.

Le novità del rapporto 2025

Rispetto al report precedente, gli aggiornamenti indicano un leggerissimo progresso: uno 0,1 °C di miglioramento, che il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi è però destinato ad annullare. Si prevede ora che le temperature globali raggiungeranno entro il secolo i 2,3-2,5 °C, in calo rispetto ai 2,6-2,8 °C dello scorso anno, secondo le stime basate sulla piena attuazione dei contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions -NDC), cioè i piani nazionali non vincolanti con cui ogni Paese comunica le azioni che ha intenzione di intraprendere per affrontare il cambiamento climatico. Mentre le previsioni basate sulle politiche attuali sono di 2,8 °C.

In altre parole, i nuovi impegni sul clima non hanno quasi influito sui risultati. Secondo l’Unep le emissioni globali di gas serra nel 2024 hanno raggiunto un record di 57,7 gigatonnellate di CO2 equivalente, con una crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente. Sempre l’Unep ha confermato che carbone, gas e petrolio sono responsabili per almeno due terzi delle emissioni globali e che per combattere il cambiamento climatico è definitivamente necessario smettere di estrarli, raffinarli, bruciarli e consumarli. 

Le emissioni globali crescono del 2,3% su base annua

L’allineamento con l’Accordo di Parigi richiede riduzioni rapide e senza precedenti delle emissioni di gas serra, che vanno oltre gli impegni assunti; un compito reso più difficile dall’aumento delle emissioni del 2,3% su base annua. Le emissioni nel 2030 dovrebbero diminuire del25% rispetto ai livelli del 2019 per raggiungere l’obiettivo dei 2 °C e del 40% per raggiungere l’obiettivo di 1,5 °C, con solo cinque anni a disposizione per raggiungere questo obiettivo.

La piena attuazione di tutti gli NDC ridurrebbe le emissioni globali previste nel 2035 di circa il 15% rispetto ai livelli del 2019, anche se il ritiro degli Stati Uniti modificherà queste cifre. Queste riduzioni sono ben al di sotto del 35% e del 55% necessari nel 2035 per allinearsi rispettivamente ai percorsi di 2 °C e 1,5 °C. 

Rimane fondamentale il perseguimento dell’obiettivo di 1,5 °C 

L’obiettivo dell’Accordo di Parigi rimane fondamentale. Ed è ancora alla nostra portata, secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, “ma solo se aumentiamo in modo significativo la nostra ambizione”. “Gli scienziati ci dicono che un superamento temporaneo di 1,5 gradi è ormai inevitabile, a partire al più tardi all’inizio degli anni 30. Il percorso verso un futuro vivibile diventa ogni giorno più difficile. Ma questo non è un motivo per arrendersi. È un motivo per intensificare e accelerare gli sforzi”, ha dichiarato Guterres.

Mentre Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep ha voluto sottolineare che da quando è stato adottato l’Accordo di Parigi nel 2015, i Paesi hanno avuto tre occasioni per raggiungere l’obiettivo con i loro contributi determinati a livello nazionale (NDC): gli impegni iniziali, gli aggiornamenti nel 2020 e la nuova serie di impegni nel 2025. Ogni volta hanno collettivamente mancato l’obiettivo, lasciando il mondo sulla strada dell’intensificazione della crisi climatica. “Abbiamo ancora bisogno di riduzioni delle emissioni senza precedenti in un lasso di tempo sempre più ristretto, con un contesto geopolitico sempre più difficile. Ma è ancora possibile, anche se di poco. Esistono già soluzioni comprovate. Dalla rapida crescita delle energie rinnovabili a basso costo alla lotta alle emissioni di metano, sappiamo cosa bisogna fare”, ha affermato Andersen

Gli strumenti per accelerare ci sono

Il potenziale di mitigazione dell’energia eolica, solare e forestale rimane sufficiente per colmare il divario di 2 °C nel 2035. Per la prima volta, nella prima metà del 2025 le fonti di energia rinnovabile hanno superato il carbone come principale fonte di elettricità a livello mondiale. Lo sviluppo dell’energia eolica e solare è in forte espansione, con una conseguente riduzione dei costi di implementazione, dice l’Unep. Ciò significa che la comunità internazionale può accelerare l’azione per il clima, se lo vuole. Tuttavia, per ottenere una riduzione più rapida delle emissioni sarebbe necessario “affrontare un contesto geopolitico difficile, aumentare in modo massiccio il sostegno ai paesi in via di sviluppo e riprogettare l’architettura finanziaria internazionale”.

Secondo le conclusioni dell’Unep, occorre cercare di rendere il superamento di 1,5 °C della temperatura globale un superamento temporaneo e minimo, attraverso rapidi tagli alle emissioni che mantengano possibile il ritorno a 1,5 °C entro il 2100. Un compito estremamente difficile, ma necessario. Ogni frazione di grado evitata significa minori perdite per le persone e gli ecosistemi e costi inferiori. Ridurre al minimo il superamento dell’obiettivo limita, inoltre, la dipendenza dalla rimozione dell’anidride carbonica, le cui tecniche rimangono incerte e i costi elevati.

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