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Acido polilattico dal mais: verso un futuro di plastiche sostenibili

Chicchi di mais
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Sappiamo molto bene, ahinoi, quanto le materie plastiche costituiscano una delle principali minacce per il nostro preziosissimo pianeta Terra. L’utilizzo (e l’abuso) di plastica dalla Seconda Rivoluzione Industriale in poi ha causato ingenti danni ai nostri ecosistemi, a tal punto che più di recente ci siamo ritrovati costretti a correre ai ripari, limitando al massimo l’uso di prodotti di plastica usa e getta (è il caso da cannucce, piatti e bicchieri) e cercando disperatamente delle alternative valide e sostenibili.

Tra queste, di recente, è emerso anche l’acido polilattico del mais, una risorsa molto preziosa che ci potrà aiutare in futuro a ridurre la produzione di materie plastiche con un evidente impatto positivo sull’ambiente. Vediamo insieme tutti i dettagli a riguardo.

Indice

Cos’è l’acido polilattico e come si produce

L'acido polilattico del mail potrà rappresentare in futuro la nuova frontiera delle materie plastiche: ecco tutti i dettagli a proposito.
Chicchi di mais

L’acido polilattico è un polimero biodegradabile derivato principalmente dalla fermentazione del mais o di altre materie prime ricavate da coltivazioni agricole sostenibili come ad esempio la canna da zucchero, patate e barbabietole. Questo processo offre un’alternativa più ecologica rispetto alla produzione di plastica tradizionale basata essenzialmente sul petrolio.

La trasformazione del mais in acido polilattico avviene tramite diversi passaggi. Inizialmente, il mais viene macinato per ottenere amido, che viene successivamente fermentato dai batteri per produrre acido lattico. Infine, l’acido lattico viene polimerizzato per formare il PLA. Questo processo è notevolmente più sostenibile dal punto di vista ambientale rispetto alla produzione di plastica tradizionale, che richiede l’estrazione e la lavorazione di petrolio, una fonte non rinnovabile che com’è noto è molto inquinante.

Sappiamo dunque che a determinate condizioni l’acido polilattico può diventare una valida alternativa alla plastica, ma non solo. Si tratta infatti di un prodotto oggi molto diffuso anche per quanto riguarda la chirurgia estetica. Esso viene infatti ampiamente utilizzato dagli esperti per:

  • Aggiungere maggiore volume alle aree del volto che hanno perso pienezza a causa dell’invecchiamento, della perdita di peso o di altri fattori vari ed eventuali;
  • Trattare le pieghe tra naso e labbra, le linee di marionetta e le guance;
  • Aggiungere maggior volume alle mani e ad altre particolari aree del corpo;
  • Rassodare i glutei.

Le principali caratteristiche del PLA

A commercializzare questo materiale (con il marchio Ingeo) è ad oggi la società NatureWorks, che lo propone ai suoi clienti finali per svariati utilizzi: può infatti trasformarsi in un prodotto al pari della classica plastica, oppure può essere venduto in fibre e pellicola, per adattarsi a una vasta gamma di utilizzi.

Attualmente tra i principali ambiti di applicazione del PLA troviamo ad esempio:

  • I filamenti per le stampanti 3D;
  • Le stoviglie monouso;
  • L’agricoltura: viene usato per creare particolari tessuti per i terreni o vasi;
  • I prodotti sanitari;
  • Vari tipi di prodotti per la casa (ad esempio i sacchetti della spazzatura, i giocattoli per bambini, etc.).

Le sue caratteristiche meccaniche, per il resto, lo rendono di per sé molto simile alla classica plastica, ma con una differenza di non poco conto: si tratta infatti di un materiale completamente biodegradabile e compostabile, contrariamente alle materie plastiche che per degradarsi nell’ambiente possono richiedere dai 100 ai 1.000 anni. Vale comunque la pena fare un’importante precisazione nel merito della questione: affinché il PLA si decomponga rapidamente e in modo efficace, una volta utilizzato, sarà necessaria una temperatura superiore ai 60°, con un’umidità maggiore del 20%. Il tempo di degradazione nel migliore dei casi (umidità del 95% e 65° di temperatura) può essere di appena 50 giorni.

A parlare delle sue caratteristiche in modo più dettagliato è stata, a proposito Maria Giovanna Vetere di NatureWorks, che ha spiegato:

Da un punto di vista applicativo si tratta di un materiale estremamente rigido, con una elevatissima trasparenza e la capacità di fondere a temperature relativamente basse. Quest’ultima caratteristica lo rende particolarmente idoneo ad essere lavorato con molteplici tecnologie di trasformazione. Il fatto che sia un materiale idoneo al contatto con gli alimenti gli ha permesso di diventare un valido sostituto di molti materiali plastici tradizionali abitualmente usati nell’imballaggio rigido e flessibile.

L’esperta ha poi proseguito spiegando quali tipi di benefici può apportare l’utilizzo di un materiale simile alla nostra vita quotidiana:

I vantaggi che non si vedono e che bisogna spiegare al consumatore sono l’origine naturale (dai vegetali) ed il conseguente basso impatto ambientale per la sua produzione, ma anche la possibilità di smaltirlo dopo l’utilizzo, anche come un rifiuto organico, tramite il compostaggio (dove il compostaggio esiste e ha un senso). Da un punto di vista di utilizzo il più grande vantaggio è che il PLA si comporta in tutto e per tutto come un polimero tradizionale, garantendo tenuta ai liquidi, capacità di contenimento, peso ridotto (talvolta anche migliore di alcune plastiche tradizionale grazie al downgauging) e versatilità di utilizzo.

Ulteriori vantaggi e campi di applicazione

Scopriamo insieme tutte le proprietà del PLA, l'acido polilattico del mais, che potrà diventare la plastica sostenibile del futuro.
Un campo di mais al tramonto

I benefici nell’uso del PLA non finiscono certo qui. Questo materiale presenta infatti caratteristiche chimiche e fisiche affini a quelle delle fibre in poliestere, e il suo processo di combustione non genera gas o fumi dannosi: durante la combustione, non emette sostanze dannose come per esempio la diossina, l’acido cloridrico o ancora gli ossidi di zolfo e azoto.

Le fibre che si possono ottenere dal PLA sono notevolmente resistenti all’invecchiamento e sono altresì facilmente colorabili. Attualmente le loro applicazioni principali riguardano soprattutto l’abbigliamento destinato al mare, l’abbigliamento sportivo, l’abbigliamento per il tempo libero, ma anche la biancheria intima e diverse altre linee di moda sia maschile che femminile.

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Alberto Muraro

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