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Amianto, un’emergenza infinita

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Una strage silenziosa, è quella che colpisce il nostro paese, insieme al resto dell’UE, per colpa dell’amianto, la fibra killer che nonostante sia stata messa al bando nel 1992 continua a mietere vittime. Sia incentivi pubblici che iniziative private stanno accompagnando, gradualmente, la sostituzione delle vecchie coperture tossiche soprattutto con pannelli fotovoltaici. 

In Italia si continua a morire di amianto. Nonostante sia stato messo al bando da oltre 30 anni, nel nostro paese si muore più che altrove, vantando il poco invidiabile record la nazione europea col più alto numero di decessi causati da esposizione ad amianto: nel 2021 (ultimo aggiornamento disponibile a livello europeo) su 2.380 decessi contati nell’Ue per mesotelioma, malattia direttamente collegata all’esposizione all’amianto, ben 518 sono stati registrati nel nostro Paese (fonte: Eurostat).

L’amianto (o asbesto) è un minerale fibroso che ha trovato un vasto impiego particolarmente come isolante o coibente e, secondariamente, come materiale di rinforzo e supporto per altri manufatti sintetici – mezzi di protezione e tute resistenti al calore (fonte Ministero della salute, 2025). In particolare per i suoi costi contenuti e la facilità di installazione, moduli di cemento-amianto detto anche fibrocemento o, dal nome del più diffuso prodotto commerciale “Eternit, sono stati utilizzati con grande generosità soprattutto in campo edilizio, tanto da renderlo elemento riconoscibile del paesaggio urbano e agricolo nazionale. 

Un ferita ancora aperta

A causa dei suoi impatti sulla salute umana, la legge 257 del 1992 ne ha vietato sia la produzione che l’impiego, anche se da allora è rimasto da gestire il fardello del passato. L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) stima che in Italia siano ancora presenti circa 40 milioni di tonnellate di coperture in eternit da bonificare, all’interno di un milione di siti e micrositi, di cui 50mila industriali e 42 classificati come siti di interesse nazionale di bonifica (SIN). Tra questi ultimi, 10 sono legati alla presenza di attività produttive o estrattive di amianto, come Casale Monferrato, Balangero, Broni, Napoli Bagnoli e Bari Fibronit.

Nella Banca dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), alimentata dal censimento che ogni anno dovrebbero fare le Arpa regionali, sono stati censiti nel 2022 circa 155.000 siti interessati dalla presenza di amianto;

Dai primi anni ’90, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) svolge un’attività di sorveglianza epidemiologica della mortalità per mesotelioma a livello comunale sull’intero territorio nazionale.

Per monitorarne gli effetti sanitari attesi sulla popolazione, dal 2002 è attivo presso l’INAIL il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) che, attraverso i Centri Operativi Regionali, svolge una costante attività di registrazione, monitoraggio e sorveglianza epidemiologica dei soggetti con mesotelioma. 

Il Rapporto Istisan 24|18 “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020” dell’ISS

Secondo i meticolosi calcoli dell’ISS, pubblicati nell’ultimo aggiornamento che risale al 2024, tra il 2010 e il 2020 ogni anno in Italia sono decedute per mesotelioma in media 1.545 persone, 1.116 uomini e 429 donne. Dei decessi osservati in media ogni anno, 25, (l’1,7%) avevano un’età uguale o inferiore ai 50 anni.

Le regioni Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria presentano un numero di decessi per 100.000 abitanti maggiore della media nazionale, ma i casi sono distribuiti sull’intero territorio italiano. In totale sono stati registrati su tutto il territorio nazionale quasi 17.000 casi nel periodo 2010-2020 (vedi tabella 2 pag. 3 del rapporto).

Il numero dei decessi è superiore al numero atteso sulla base della media regionale in 375 comuni: si tratta di territori con cantieri navali, poli industriali, ex industrie del cemento-amianto, ex cave di amianto.

Le cause della mortalità, spiegano i medici dell’ISS, vanno ancorate prevalentemente al mesotelioma, un tumore particolarmente aggressivo, ad alta letalità con una latenza anche di 30-40 anni, che colpisce le cellule del mesotelio, il tessuto sottile che ricopre gran parte degli organi interni. Per il fatto di rilasciare fibre inalabili, l’amianto oltre che del mesotelioma può essere responsabile di asbestosi (una malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di asbesto) e anche di altre tipologie di tumore, come il tumore polmonare e dell’ovaio.

Le misure per fronteggiare l’emergenza

Un problema storico che si sta provando a risolvere da tempo con una serie di incentivi economici e fiscali, sia a livello regionale, dove molte regioni si sono attivate con propri canali di spesa, che a livello nazionale, come il Bando ISI INAIL (65% a fondo perduto per le imprese, fino a 130.000 euro) e il Bonus Ristrutturazioni (detrazione del 50% per privati, scendendo al 36% dal 2026, su tetto di spesa di 96.000 euro). In più, nel 2025, il Decreto FER X Transitorio ha introdotto altre misure incentivanti, tra cui una maggiorazione della tariffa fino a 27 €/MWh, accesso prioritario ai bandi pubblici e una finestra temporale estesa fino a 24 mesi per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico.

Dall’amianto alle fonti rinnovabili

Grazie alle tecnologie e agli strumenti finanziari sul mercato, le vecchie e pericolose coperture possono essere sostituite brillantemente da nuovi impianti fotovoltaici, anche senza bisogno di investimenti iniziali da parte dei proprietari degli immobili. Su questo fronte si stanno muovendo con sempre maggiore convinzione aziende attive principalmente nel settore delle rinnovabili. 

Sta accadendo ad esempio in Piemonte, dovela Regione ha avviato un Piano di bonifica da 25 milioni di euro, insieme all’azienda italiana Arpex, riqualificando 200 immobili industriali, molti dei quali ancora dotati di coperture in amianto, installando impianti fotovoltaici di nuova generazione destinati all’autoconsumo o alla produzione distribuita. 

Iniziative come questa non sono un’eccezione. Un po’ a macchia di leopardo, diversi territori stanno lavorando per disinnescare le bombe ecologiche e sanitarie provocate dalla presenza dell’amianto, trasformando aree industriali abbandonate in luoghi da restituire alla collettività, luoghi più sicuri e sostenibili per le stesse comunità. 

La fornitura di soluzioni energetiche rinnovabili per consumatori industriali

Un tetto alla volta, nel 2025 solo in Italia Prosolia Energy, un produttore di energia indipendente (IPP) specializzato nella fornitura di soluzioni energetiche rinnovabili per consumatori industriali, ha rimosso oltre 10mila metri quadrati di amianto da siti industriali, coperture ammalorate e strutture compromesse: una superficie pari a 16 campi da tennis. “Ogni tonnellata rimossa per noi è un pezzo di futuro restituito alla comunità”, rivendica Graziano Cucciolini, country manager Italia della società. “Sostituire l’amianto con un impianto fotovoltaico è un atto di responsabilità industriale ed energetica. Un modello virtuoso di rigenerazione del territorio in ottica win-win, che permette di abbinare la bonifica alla generazione di energia pulita”. 

In casi come quello appena citato, cioè per consumatori industriali, liberarsi dall’amianto non significa dover necessariamente sostenere i costi di bonifica. Sottoscrivendo contratti di acquisto dell’energia di lunga durata (i Power Purchase Agreement, PPA), le aziende ottengono non solo la rimozione dell’amianto, ma anche la costruzione e la gestione di un impianto fotovoltaico senza dover affrontare alcun investimento, assicurandosi al contempo una fornitura di energia a condizioni vantaggiose per un periodo di tempo prestabilito. 

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