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Economia circolare, arriva la bocciatura dalla Corte dei Conte Ue

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I fondi non sono mancati negli ultimi anni, ma gli Stati li hanno spesi per gestire i rifiuti, anziché impedirne la produzione

Fino a questo momento l’Unione europea ha compiuto dei progressi modesti in direzione dell’economia circolare, modello di sviluppo basato sul principio secondo il quale le materie prime contenute nei beni, una volta che questi ultimi arrivano a fine vita, vengono recuperate per rientrare nel circolo produttivo con una differente finalità. La “sentenza” porta la firma della Corti dei Conti dell’Ue, che ha lamentato la scarsa efficacia di strategie e finanziamenti in questo campo.

Il ritardo più marcato rispetto alle previsioni, segnalano gli autori dello studio, è relativo alla progettazione circolare dei prodotti e dei processi produttivi. I revisori dei conti Ue concludono che, dato il contesto, raggiungere l’obiettivo di riciclare entro il 2030 il doppio dei materiali rispetto al secondo decennio di questo cerchio sarà tutt’altro che agevole.


Occorre pertanto accelerare sulla messa a terra dei progetti, che non mancano. Di fatti, la Commissione europea ha preparato due piani d’azione, nel 2014 e nel 2020, per un totale di 89 azioni previste, e dal 2016 al 2020 ha stanziato a vario titolo oltre 10 miliardi di euro, per investire nell’innovazione verde ed aiutare le imprese ad essere all’avanguardia nella transizione verso la circolarità. Nonostante ciò, sottolinea l’organismo comunitario “gli Stati membri hanno speso la stragrande maggioranza di questi fondi per gestire i rifiuti invece che impedirne la produzione”.

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Redazione

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