Sono in media 1.190 i procedimenti di bonifica attivati ogni anno in Italia, nei siti regionali. Circa la metà vengono conclusi in meno di quattro anni. I procedimenti attivi sono più di 16.000 e riguardano quasi la metà dei Comuni italiani, secondo “Lo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia: quarto rapporto sui dati regionali”, l’ultima elaborazione dei dati presentata da Ispra a gennaio 2026. Con un focus sulle tecnologie di bonifica adottate.
Ogni anno vengono attivati in Italia in media 1.190 nuovi procedimenti di bonifica. A dircelo è il IV Rapporto sulle bonifiche dei siti regionali, recentemente pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (ISPRA). La media è ricavata dall’analisi dei procedimenti attivati tra il 2007 e il 2023. Il Rapporto, chiuso a dicembre 2025, illustra e analizza i dati relativi ai procedimenti di bonifica aggiornati al 1 gennaio 2024 sulla base dei dati trasmessi dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), dalle Regioni e dalle Province Autonome per il popolamento 2024 di MOSAICO, la banca dati nazionale sui procedimenti di bonifica.
Le elaborazioni riguardano 16.365 procedimenti di bonifica in corso e 22.191 procedimenti di bonifica conclusi, per un totale di 38.556 siti oggetto di procedimento di bonifica censiti. I procedimenti in corso costituiscono il 42% dei procedimenti totali, quelli conclusi il 58%. Il 46% dei Comuni italiani, cioè 3.619 Comuni, è interessato da almeno un procedimento di bonifica in corso al 1 gennaio 2024.
Sintesi dei dati
Nel rapporto sono analizzati gli stati di avanzamento e di contaminazione dei procedimenti in corso, le modalità di chiusura di quelli conclusi, l’età dei procedimenti e la loro durata. Sono esaminate le superfici interessate da procedimenti di bonifica, le procedure adottate, i soggetti titolari e la distribuzione territoriale dei procedimenti oltre che i siti orfani. Infine, rispetto ai popolamenti degli anni passati, vengono illustrate un’analisi preliminare dei dati sulle tecnologie di intervento oltre che una sezione “ad hoc” con focus relativi a specificità regionali, sia di carattere tecnico che amministrativo.
L’avvio di un procedimento di bonifica non comporta l’automatica necessità di un intervento di bonifica, ma solo a seguito dei dovuti accertamenti emerge tale obbligo. L’esecuzione di un intervento si è resa necessaria solo per il 30% dei siti.
Sul territorio nazionale sonocensiti 3.243 procedimenti in fase di intervento di bonifica, di cui 2.601 con intervento in corso e 642 con lavori terminati ma non ancora certificati. Il 28% dei procedimenti in fase di intervento o di bonifica si trova in Lombardia, il 12% in Piemonte, l’11% in Toscana.
Dal rapporto emerge altresì che il 70% dei procedimenti di bonifica regionali si è concluso senza necessità di intervento di bonifica o di messa in sicurezza. Secondo i dati nazionali, la metà dei procedimenti conclusi con intervento di bonifica o di messa in sicurezza terminano in meno di quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari almeno 8 anni.
La maggior parte dei siti per i quali sono disponibili informazioni sulle superfici ha dimensioni ridotte: il 70% delle superfici amministrative è inferiore ai 10.000 mq e il 30% è addirittura sotto i 1.000 mq; nel 18% dei casi la superfice è maggiore di 20 ettari.
Siti orfani
A livello nazionale, risultano censiti 484 siti orfani, di cui 225 finanziati e 55 con procedimento concluso al I gennaio 2024. I siti orfani sono quelli per i quali nessun soggetto, a vario titolo, ha provveduto agli adempimenti previsti dalla norma per i procedimenti di bonifica. Si tratta prevalentemente di siti “storici”, per i quali la macchina dell’amministrazione pubblica si è attivata recentemente stanziando finanziamenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Dati generali
Nel Rapporto non sono ricompresi i dati che riguardano i Siti di Interesse Nazionale (SIN). Il popolamento di MOSAICO, inoltre, non ha copertura nazionale perché mancano i dati relativi alla Sardegna, la cui acquisizione viene segnalata come cosa da fare.
Il rapporto sottolinea come la distribuzione dei procedimenti di bonifica a livello nazionale sia eterogenea e come, pertanto, non abbia senso redigere “classifiche” sul numero di procedimenti di bonifica in capoalle diverse Regioni e Province Autonome. Il maggior numero di procedimenti di bonifica in corso si trovano in Lombardia, Campania e Toscana nei cui territori si concentra circa il 53% dei procedimenti in corso nazionali. Nelle altre Regioni e Province Autonome il numero di procedimenti in corso è sempre inferiore al 10% del totale nazionale. Per quanto riguarda i procedimenti conclusi, in Lombardia e Toscana si trovano circa il 56% dei procedimenti conclusi nazionali. Nelle altre Regioni e Province Autonome il numero di procedimenti conclusi è sempre inferiore al 10% del totale nazionale.
Stato della contaminazione
Lo stato della contaminazione è noto per il 97% dei siti con procedimento in corso (15.898 procedimenti su 16.365 totali) e per il 98% di quelli conclusi (21.699 procedimenti su 22.191 totali).
A livello nazionale i siti con stato “non contaminato” rappresentano poco più della metà di tutti i procedimenti censiti, quelli in attesa di accertamenti analitici sono poco più del 14%, quelli potenzialmente contaminati e contaminati sono, rispettivamente, poco più del 16% e circa il 10%. Vi è, infine, una limitata percentuale di procedimenti per i quali lo stato della contaminazione risulta incoerente o non noto (3%).
L’insieme dei siti con stato “in attesa di accertamenti analitici” e “potenzialmente contaminato” rappresenta quasi i tre quarti dei procedimenti in corso (72,5%). I siti “contaminati” sono poco più del 23% dei procedimenti in corso.
Il ruolo del soggetto titolare del procedimento di bonifica
Il decreto legislativo 152/2006 stabilisce che l’obbligo di attuare le procedure previste dalla normativa, inclusi, ove necessari, gli interventi di bonifica o messa in sicurezza, ricade sul soggetto responsabile della contaminazione. Tuttavia, la medesima disposizione consente l’attivazione degli interventi anche da parte di un soggetto interessato non responsabile dell’inquinamento, quale il proprietario, l’utilizzatore dell’area, il curatore fallimentare o il concessionario. In assenza di un responsabile individuato o di iniziative volontarie, le attività — dalle indagini preliminari alla caratterizzazione e fino all’eventuale intervento di bonifica — sono realizzate dalle amministrazioni competenti.
Nei dati 2024, oltre la metà dei procedimenti (53%) presenta il valore “Non disponibile” (ND) nel campo relativo al ruolo del soggetto titolare del procedimento. Questa elevata percentuale riduce significativamente la possibilità di condurre analisi di dettaglio rappresentative dell’intero insieme dei procedimenti. Analizzando lo stesso dato nei soli procedimenti in corso, che sono certamente quelli dove il ruolo del soggetto è di più facile reperimento, la percentuale di “ND” scende al 45%. La valutazione della ricorrenza del valore “ND” per il ruolo del soggetto con i tipi di procedimento non ha mostrato variazioni significative. L’ipotesi iniziale che la mancanza di informazioni per il ruolo soggetto potesse essere predominante per i procedimenti datati (DM 471/99 e precedenti) non è stata quindi verificata ed è emerso invece che questa lacuna informativa non è legata a uno specifico tipo di procedimento.
Le tecnologie di bonifica adottate
Parte del Rapporto – che riportiamo – si concentra sulle tecnologie di intervento adottate. Dati non obbligatori. “Il dataset è costituito da 3.346 tecnologie di intervento relative a 2.430 procedimenti, di cui 901 (pari al 37%) in fase di intervento e 1.529 (pari al 63%) conclusi con intervento. Le informazioni sulle tecnologie di intervento sono disponibili per il 28% dei procedimenti in corso e per il 23% dei procedimenti conclusi. Le informazioni disponibili riguardano solo 7 Regioni, tra cui la Lombardia ed il Piemonte, cui afferiscono oltre l’86% delle tecnologie (rispettivamente il 58% ed il 29%) relative a poco meno dell’86% dei procedimenti complessivi. Le tecnologie censite risultano applicate principalmente alla matrice suolo e sottosuolo (79%), marginalmente alla matrice acque sotterranee (19%) e solo nel 2% dei casi ad entrambe le matrici.
Le tecnologie utilizzate
Delle 3.346 tecnologie censite, il 49% risulta essere scavo e smaltimento, il 10% copertura superficiale (capping) e il 9% sbarramento idraulico (Pump & Treat). Il 6% delle tecnologie censite è stato indicato con la voce generica “altro”. Altre tecnologie censite con ricorrenza superiore al 3% sono Soil Vapour Extraction (7%), Air Sparging (4%) e Bioventing (3%). Le ulteriori tecnologie censite con ricorrenza inferiore al 3% sono raggruppate nella voce “Altre tecnologie” (11%). Per il 75% dei procedimenti (l’82% nel caso dei conclusi e il 65% per quelli in corso) risulta indicata una sola tecnologia di intervento, 2 per il 16% e 3 per il 6%, per il rimanente 3% di procedimenti è indicato un numero di tecnologie tra 4 e 8.
Per quanto riguarda l’applicazione delle tecnologie maggiormente ricorrenti – Scavo e smaltimento, Capping, Pump & Treat – in 1.717 procedimenti (pari al 71%) risultano esclusivamente queste tre tecnologie, anche in combinazione tra loro; in 318 procedimenti (pari al 13%) sono applicate tecnologie differenti e nei 395 procedimenti rimanenti (pari al 16%) sono applicate una combinazione di tecnologie che prevedono almeno una delle tre maggiormente ricorrenti.
Lo scavo e smaltimento
Lo Scavo e smaltimento è in valore assoluto la tecnologia maggiormente censita e risulta applicata in 1.644 procedimenti. Nell’82% dei casi è indicata come unica tecnologia applicata, nel 6% in combinazione con Capping e Pump & Treat e solo nel 12% dei casi risulta applicata in combinazione con altre tecnologie. Il Capping risulta applicato in 351 procedimenti. Nel 58% dei casi è indicata come unica tecnologia applicata, nel 19% in combinazione con Scavo e smaltimento e Pump & Treat e nel 23% dei casi risulta applicata in combinazione con altre tecnologie. Il Pump & Treat risulta applicato in 308 procedimenti. Nel 22% dei casi è indicata come unica tecnologia applicata, nel 15% in combinazione con Scavo e smaltimento e Capping e nel 63% dei casi risulta applicata in combinazione con altre tecnologie.
Gli approcci nell’applicazione delle tecnologie prevalenti
Il quadro che emerge da questa analisi preliminare mostra due diversi approcci nell’applicazione delle tecnologie prevalenti. Si rileva la netta prevalenza dello Scavo e smaltimento come tecnologia di intervento esclusiva (82%) che sembra testimoniare la scelta di soluzioni rapide e certe per la conclusione del procedimento di bonifica. Tale scelta è indubbiamente associata ad un elevato impatto e quindi ad una scarsa sostenibilità ambientale in termini, tra l’altro, di volumi di terreno movimentati e smaltiti in discarica, volumi di materiali vergine di cava utilizzati per i riempimenti, elevato traffico veicolare e relativi effetti. Infatti, nell’ottica di sostenibilità ambientale (oramai riconosciuta anche a livello normativo) lo Scavo e smaltimento dovrebbe essere utilizzato in via residuale per la gestione di quei volumi di suolo le cui criticità non sono risolvibili con le altre tecnologie adottate.
Dalla lettura dei dati relativi all’applicazione del Pump & Treat, invece, emerge una situazione opposta: nel 63% dei casi, infatti, è utilizzata in combinazione con altre tecnologie. Questo dato suggerisce l’adozione di un approccio più maturo, che associa un intervento mirato sulle matrici contaminate a presidi attivi per il contenimento e la prevenzione della diffusione della contaminazione al di fuori del sito”.





