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Compost in casa: 5 modi per produrlo

Compost in casa: l'azione dei lombrichi è fondamentale per ottenere del buon terricciato
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Possiamo pensare al compostaggio domestico come a una vera e propria arte. Imparare a produrre compost in casa non è complicato, seppure richieda una buona dose di attenzione, l’importante è apprendere come fare e poi dedicarsi alla pratica. Chiunque abbia un orto oppure un giardino potrebbe rivolgersi al municipio in cui risiede per informarsi circa la possibilità di farsi assegnare una compostiera e richiedere uno sconto sulla tariffa dei rifiuti. Sono numerose le amministrazioni italiane che offrono questa possibilità. Chi invece viva in città, e non abbia uno spazio verde di proprietà, può informarsi di seguito sulle migliori modalità per produrre compost e trasformare i rifiuti organici in terra concimata.

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Fare compost in casa e dovunque sia possibile

Normalmente, siamo soliti trovare compostiere in zone di campagna. O, comunque, dove ci sia una buona disponibilità di terra. In realtà, è possibile fare compost in casa indipendentemente da dove essa sia collocata. Esistono infatti soluzioni pratiche, poco ingombranti e alla portata davvero di chiunque per produrre terricciato. Di seguito, abbiamo raccolto 5 possibili vie per raggiungere tale risultato e ispirare chi legga ad affacciarsi al mondo del compost.

Una compostiera fai da te per il balcone

Per produrre compost in casa, naturalmente, occorre una compostiera. Realizzarla non è affatto complicato. SI tratta di procurarsi un bidone dotato di coperchio, del terriccio, alcune palline di argilla espansa e due reti. Queste ultime andranno posizionate sul fondo del bidone e sui suoi lati interni. La compostiera andrà forata e le reti serviranno a evitare che il materiale organico inserito nel bidone si disperda fuori da esso. Il compostaggio avviene grazie alla presenza dei lombrichi. Essi devono avere libero accesso al terriccio, per potersi nutrire degli scarti vegetali e contribuire, con questa azione, alla produzione dell’ammendante organico.

Oltre agli scarti vegetali, è possibile utilizzare anche delle foglie secche o gusci d’uovo per arricchire la terra in compostiera. Evitiamo di utilizzare croste di formaggio o scarti di origine animale perché finiremmo per provocare cattivo odore. I costi per la produzione del compost in casa sono minimi e i vantaggi rilevanti, tanto in termini di fertilità del terriccio, quanto di salvaguardia ambientale.

Il compostaggio classico

Il compostaggio classico richiede una maggiore disponibilità di spazio. La differenza principale sta nella quantità di terra arricchita. La produzione classica di terricciato si porta avanti in ampi cassoni di legno, i quali vengono colmati di terriccio, foglie secche e scarti alimentari. Esistono tecniche che consentono di ottenere compost dal solo fogliame e altre che prevedono l’aggiunta di parti di piante rimaste nell’orto a fine stagione oppure estirpate durante la rizollatura prima di una nuova semina. Un compost equilibrato e nutriente dovrebbe contenere sia scarti alimentari, sia rimasugli vegetali.

Compost in casa: una mano solleva del terricciato fertile
Il compost in casa può fornire terreno fertile per l’agricoltura

Bokashi: compost in casa alla giapponese

Con il termine bokashi descriviamo la materia organica fermentata. La traduzione dal giapponese non è letterale, ma di fatto è di questo che si parla. Per questo compostaggio si utilizzano svariati scarti alimentari e una quantità considerevolmente più bassa di rimasugli vegetali rispetto alle soluzioni viste in precedenza.

La particolarità di questo terricciato sta nell’applicazione di una speciale miscela a base di microrganismi effettivi. Essi giocano un ruolo di primo piano nella trasformazione del rifiuto alimentare in fertilizzante naturale. Grazie alla presenza di questo fattore, il bokashi è uno dei metodi di produzione più rapidi che conosciamo. Tra i più efficaci microrganismi effettivi utilizzati nelle miscele per compostare, anche detti attivatori, troviamo la crusca di frumento microbiologicamente attiva.

La compostiera collettiva

Numerose scuole stanno inserendo compostiere all’interno dei propri edifici. Si tratta naturalmente di iniziative educative. Lampante esempio è il progetto Vera, portato avanti ormai da 10 anni presso l’Istituto Comprensivo Zimbalo di Lecce. Tra queste mura, si è deciso di insegnare agli studenti come vadano gestiti i rifiuti e quali azioni concrete sia meglio intraprendere per aprire le porte al loro riutilizzo. La compostiera utilizzata è di dimensioni impressionanti. In un singolo anno può infatti trattare fino a venticinquemila chilogrammi di rifiuti e convertirli in compost di qualità in 3 mesi.

Il compostaggio è utile a tutti e può servire anche a unire. Per questo motivo, si potrebbe trovare il modo di installare compostiere collettive anche fuori dagli istituti scolastici. Poli di co-housing, condomini, lotti di villette a schiera, strutture per la ristorazione attigue… Le realtà che potrebbero trarre ispirazione dall’iniziativa pugliese sono veramente numerose.

Compost in casa grazie alla compostiera domestica

Scrivendo di compost in casa, è impossibile non citare le mini-compostiere da interno. Poco più grandi di un frullatore, sono posizionabili ovunque (cucina compresa) in quanto dotate di speciale filtro antiodore. Pratiche e compatte, hanno una capienza considerevole, la quale può facilmente arrivare a superare i 50 chili. È necessario svuotarne il serbatoio ogni due settimane. Ciò significa che il compost ottenuto non sarà di qualità sopraffina. Per avere un buon terricciato occorre infatti un periodo di tempo più lungo. La terra arricchita ottenuta, ad ogni modo, sarà già un vero e proprio toccasana per i vasi in soggiorno.

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Mattia Mezzetti

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