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Quanto consuma davvero un caricatore attaccato senza smartphone

Consumo di un caricatore attaccato: un caricatore in una presa di corrente
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Sono molte le persone che lasciano il caricatore dello smartphone nella presa anche a telefono carico, quando non hanno più necessità di ricaricarlo. In queste righe, cercheremo di spiegare i motivi per i quali non abbia senso farlo. Per quanto basso, infatti, il consumo di un caricatore attaccato può farsi consistente, sul lungo periodo. Un pò per pigrizia, un pò per comodità, sapendo che presto andrà riutilizzato, non sono pochi quelli che non lo staccano mai dalla rete. Su internet si domanda frequentemente se questo comportamento sia sicuro, e quanto incida sui consumi di energia, faticando spesso a trovare una risposta chiara. Vediamo di darla in questo focus dedicato.

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Una similitudine: caricatore e led del televisore

In termini di consumo e buone pratiche possiamo considerare il caricatore del telefono come qualcosa di simile, in tutto e per tutto, al led rosso (generalmente, ma può anche essere bianco, blu o di altro colore) che ci segnala che il televisore è in stand-by. Il ragionamento che possiamo fare relativamente alla spia del monitor e al dispositivo per telefono è lo stesso: il consumo del caricatore, preso in sé e per sé, è veramente irrisorio, tanto da potersi considerare trascurabile. Se però lo mettiamo in scala con tutti gli apparecchi presenti nel mondo, ecco che l’impatto si fa considerevole, per non dire preoccupante. Vediamo in quale maniera un caricatore lasciato attaccato consumi energia.

Il consumo di un caricatore attaccato

Consumo di un caricatore attaccato: un set di caricatori
Il consumo di un caricatore attaccato alla rete è irrisorio, se però ogni possessore di smartphone lo lasciasse sempre attaccato potrebbe farsi ingente

All’interno di ogni caricatore per cellulare è posto un piccolo trasformatore. Questo è inevitabile, altrimenti l’energia presa dalla rete non si tramuterebbe in carica per il device. Tale elemento genera effetti dissipativi. Si tratta di un processo fisiologico e inevitabile. Per tal motivo, più a lungo il caricatore sarà attaccato, più a lungo drenerà energia dalla rete elettrica. Parliamo di una quantità davvero bassa di potenza consumata in questo modo, che avrà dunque un impatto minimo sia sulla bolletta sia sull’effettivo dispendio ma, nuovamente, se ogni possessore di smartphone si comportasse in questa maniera, il totale dello spreco diverrebbe concreto, impossibile da nascondere sotto il tappeto.

Occorre fare un ulteriore distinguo. Il consumo di un caricatore attaccato non è il medesimo indipendentemente dal dispositivo. Un dispositivo a ricarica wireless in standby consuma sempre di più rispetto a uno più tradizionale a filo. Ciò dipende dalla tecnologia a induzione che sta alla base del loro funzionamento. Le stime di dicono che un caricatore con filo lasciato attaccato alla rete può consumare fino a 0,2 watt di media, a seconda dei materiali impiegati per la sua realizzazione. Quello wireless disperde fino a 8 volte più energia, toccando quote di 1,6 watt. Il consumo di un caricatore attaccato per tutto l’anno, dunque, può arrivare a 1752 Wh per un dispositivo a filo e 14016 per uno wireless.

Il consumo di un caricatore attaccato ci consente di non staccarlo mai

Questi numeri possono spaventare ma, in realtà, il consumo di un caricatore attaccato è piuttosto relativo. Se dovessimo collegarlo ora alla rete e non staccarlo più per 365 giorni filati, la nostra bolletta non ne risentirebbe se non per l’1% (in una famiglia di 4 persone con una tariffa standard, allineata al prezzo dell’energia nel momento in cui si scrive questo articolo). Chiunque nutra soltanto un interesse di tipo economico può dunque esultare. Dal punto di vista dei costi, tenere un caricatore attaccato a lungo, o addirittura costantemente, non incide affatto o quasi. Diversa è, però, la questione ambientale.

Detto questo, non è certo un bene lasciare il caricatore connesso alla presa. Come predicava Madre Teresa di Calcutta, sono le gocce a fare l’oceano. Se tutti dovessimo assumere questo atteggiamento menefreghista e anti-ecologista, l’energia sprecata per alimentare tutti questi dispositivi assumerebbe valori impressionanti. Vediamo il perché in termini numerici. Considerando che, sull’intero pianeta, circolano 6,8 miliardi di smartphone, se tutti i relativi caricatori rimanessero sempre collegati alla presa, 24 ore su 24, per alimentarli tutti ci vorrebbe una centrale nucleare grande quanto quella di Zaporizhzhia, una tra le più grandi centrali nucleari europee oggi tristemente nota per le vicende russo-ucraine.

Energia e calore

Non dimentichiamo poi un secondo aspetto ugualmente poco trascurabile: l’energia assorbita inutilmente dai caricatori, quando non sono collegati ad alcuno smartphone, viene dissipata sotto forma di calore. Che differenza fa? Potremmo dire nessuna, data la bassa incidenza del rischio sicurezza legato a questo fenomeno ma, sempre per restare nel reame delle possibilità, più un dispositivo si scalda più aumentano le possibilità che esploda. Questo problema difficilmente tocca gli accessori originali forniti dal produttore quando acquistiamo un telefono nuovo, ma potrebbe coinvolgere tutta la ricambistica compatibile, economica e realizzata con materiali di qualità inferiore, se non proprio infima.

Possiamo accertarci di possedere un dispositivo conforme verificando che rispetti le normative europee e riporti l’apposito marchio CE. Anche possedendo uno di questi, comunque, non esiste, alla riprova dei fatti, una motivazione per la quale mantenere il caricatore perennemente attaccato abbia una qualche convenienza.

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Mattia Mezzetti

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