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Ddl Pfas: per le mamme venete l’obiettivo deve essere il divieto

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In audizione al Senato sul disegno di legge per la riduzione dell’inquinamento da Pfas, l’associazione Mamme No Pfas ha denunciato, di fronte a questa emergenza, lentezze e ritardi come per DDT e amianto.

Rigeneriamo il Territorio ha già scritto del disegno di legge 2392 contenente “Misure urgenti per la riduzione dell’inquinamento da sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e per il miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano”. Nell’iter del provvedimento, al Senato, sono stata ascoltate le rappresentanti dell’associazione veneta Mamme No Pfas. Ricordiamo, per inciso, che indagini condotte nel 2013 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Ministero dell’Ambiente su campioni di acqua destinata al consumo umano in provincia di Vicenza, Padova e Verona evidenziarono un “inquinamento diffuso di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS)”.

I giudizi e le richieste dell’associazione

Secondo le Mamme No Pfas, che in Commissione Ambiente del Senato hanno depositato una memoria redatta con Greenpeace Italia, di fronte ad una “emergenza catastrofica” che ricalca “le lentezze e i colpevoli ritardi già verificatisi nella messa al bando di sostanze come DDT e amianto”, finora sono state adottate solo misure “palliative e poco incisive”. Per l’associazione è necessaria una legge che senza indugi metta in campo una moratoria. “Siano posti limiti zero (o quantomeno inferiori al limite di rilevabilità)” per il “progressivo e rapido divieto di utilizzo al fine di arrivare al divieto di produzione e di uso di queste sostanze dannose”. E siccome i tempi legislativi non sempre vanno d’accordo con quelli della salute, la Mamme No Pfas sollecitano “l’emanazione di provvedimenti d’urgenza: decreti legge, ordinanze di vario genere o altre misure a tal scopo previste dall’ordinamento giuridico”. La moratoria, afferma l’associazione, “è indispensabile per evitare il peggioramento dello stato dei corpi idrici, ma anche della qualità dell’aria e dei terreni che vengono in contatto con acqua, aria e ammendanti che contengono queste pericolose sostanze”. L’impiego di Pfas dovrebbe essere previsto transitoriamente “solo per usi essenziali, in vista di una loro progressiva sostituzione con molecole biodegradabili e biocompatibili”. La norma richiesta, inoltre, dovrebbe tener conto anche dell’effetto cocktail: l’associazione chiede quindi “limiti non solo per singola molecola, ma per sommatoria di classe e Pfas totali”.

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