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ETS e inceneritori: cosa sapere sulle nuove regole in vigore dal 2028

ETS e inceneritori: una centrale inquinante
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Lo scorso gennaio sono entrate in vigore nuove regole relativamente allo scambio di quote di emissione dei gas serra sul mercato compensatorio europeo (ETS). Il sistema unitario che soprassiede all’impatto dei gas serra si sta preparando a includere sotto il proprio ombrello anche i termovalorizzatori. Lo step propedeutico è il monitoraggio e la comunicazione dei dati raccolti. Per tal motivo è scattato, a inizio anno, l’obbligo di tenere traccia e condividere tempestivamente le emissioni rilevate presso ogni impianto di incenerimento di rifiuti urbani. Nei paragrafi successivi approfondiamo come si procederà per inserire, a tutti gli effetti, gli inceneritori nel sistema ETS.

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Cronoprogramma per l’inserimento degli inceneritori nel sistema ETS

Il pacchetto di provvedimenti europei datato 10 maggio 2023 e sviluppato in attuazione del quadro Fit for 55 (che mira a una riduzione delle emissioni del 55%, entro il 2030) rivede in modo più ambizioso la quarta fase dell’emission trading system program, o ETS. Con questo acronimo indichiamo il mercato dello scambio delle quote di emissione di gas serra. La quarta fase è iniziata nel 2021 e terminerà proprio nel 2030.

La direttiva obbliga vari settori produttivi – ad alta intensità di carbonio – a rientrare delle proprie emissioni, riducendole di oltre la metà. Tra il 2024 e il 2026, l’Unione raccoglierà i dati provenienti dagli inceneritori collocati sul vecchio continente e verificherà la possibilità di inserirli, a partire dal 2026, nel sistema ETS. Recentemente, Bruxelles ha incluso il settore marittimo, rivisto le disposizioni per quello aereo e istituito un fondo per il clima, allo scopo di aiutare le imprese in difficoltà con la decarbonizzazione.

Progressivamente, si introdurrà un meccanismo di adeguamento del prezzo del carbonio alle frontiere, al fine di imporre una maggiorazione di costo per chi acquisti prodotti provenienti da Paesi extra UE, con standard di riduzione meno severi di quelli imposti nel continente.

ETS e inceneritori: le regole

ETS e inceneritori: un grafico di oscillazione
L’ETS è il ercato europeo di compensazione del carbonio, chi produce più quote di emissione deve pagare il suo surplus

L’ETS coinvolge circa 11.000 operatori a livello europeo, in continuo aumento. In Italia le realtà interessate sono 1200. Il 71% di queste opera nel settore manifatturiero. Già dal 2005, chiunque emetta più dei limiti indicati nella direttiva che regola l’emission trading, il cui ultimo aggiornamento risale a 6 anni fa (dir. 2018/410/UE), non può operare in mancanza di autorizzazione a emettere gas serra. Questa è concessa soltanto se si assicuri e garantisca la compensazione delle emissioni, verificata da soggetto terzo indipendente.

La quota generalmente consentita, nota come European Union Allowance – EUA, o, per il settore aereo, European Union Aviation Allowance – EUAA, deve essere pari a 1 tonnellata equivalente (ton/eq.) di CO2.

Queste quote sono acquistate e cedute su apposito mercato, regolato attraverso aste o negoziazione volontaria. Per registrare la contabilità ordinaria delle compensazioni si utilizza il Registro Unico dell’Unione. Il controllo sulle scadenze e il rispetto delle regole del meccanismo è affidato ad apposite autorità nazionali competenti. Il collocamento delle quote può essere a titolo oneroso o gratuito. Nel primo caso, queste si vendono attraverso aste pubbliche, alle quali partecipano soggetti accreditati. Tipicamente, questi acquistano per compensare le proprie emissioni. In Italia, è il gestore dei servizi elettronici GSE a occuparsi di queste aste del carbonio.

Gli inceneritori, fino a qualche mese fa, non erano parte di questo meccanismo. Dal 2028, questa restrizione è destinata a cambiare.

La misura relativa a inceneritori ed ETS

Il regolamento di esecuzione della Commissione (2023/2122/UE) ha esteso, a partire dallo scorso primo gennaio, gli obblighi di monitoraggio e comunicazione delle emissioni relative agli inceneritori per impianti con potenza nominale superiore a 20 MW. Entro luglio 2026, lo stesso organo valuterà e riferirà al Parlamento Europeo, e al Consiglio, in merito alla fattibilità dell’inclusione di questi sistemi nell’ETS. Si tratta della prassi, ma la decisione sull’inserimento dei termovalorizzatori nel sistema, a partire dal 2028, è già stata presa.

La Commissione prenderà in considerazione anche la possibilità di includere altri processi di gestione dei rifiuti: collocamento in discarica, fermentazione, compostaggio e trattamento meccanico-biologico. In Germania si sta già sperimentando questa soluzione, per il momento a livello nazionale. Il legislatore tedesco ha introdotto un aumento medio di circa 40 €/ton. sul mercato ETS nazionale, in seguito all’ingresso di questi impianti, ridotto fino al 50% per alcune tipologie di rifiuti inceneriti, nei quali la componente fossile è parziale. La scelta ha causato diversi malumori, tra i soggetti coinvolti e, a cascata, gli utenti finali, conferitori di rifiuti.

L’esperimento tedesco

A fronte della poderosa dotazione impiantistica della Germania, forte di almeno 96 termovalorizzatori (il dato non è aggiornato) dalla capacità stimata di 26,3 mln/ton. (secondo CEWEP), il quantitativo complessivo di rifiuti importati è pari a 5,5 mln/ton. Questo biennio ci dirà se si è trattato di una decisione autolesionista, troppo in anticipo rispetto alle tempistiche UE, oppure di una scelta lungimirante, sebbene spiazzante nel breve e medio termine, nell’ambito del mercato della compensazione delle emissioni.

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Mattia Mezzetti

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