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Fossi livellari swales: fermare l’acqua in collina e sconfiggere la siccità

Swales: brema coltivata attorno a fossi livellari
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Il paesaggio agricolo delle nostre colline è spesso solcato da canali di scolo, progettati per un unico scopo: allontanare velocemente l’acqua piovana. Un tempo, questa era considerata una buona pratica di idraulica agraria. Oggi, però, con estati sempre più aride e piogge concentrate in eventi troppo spesso estremi, occorre cambiare approccio. È in questa ottica che nascono gli swales, fossi livellari che fanno esattamente il contrario.

Buttare via l’acqua come si faceva un tempo, quando i periodi aridi dovuti alla siccità erano piuttosto rari, nel nostro Paese – eccezion fatta per il Mezzogiorno – non è più possibile, al giorno d’oggi. Comportarsi in questo modo significa infatti condannare il terreno ai danni della siccità già pochi giorni dopo il temporale, specialmente nella bella stagione. La soluzione risiede in una tecnica millenaria, recentemente riscoperta dalla permacultura: quella dello swale, o fosso livellare, in italiano. Si tratta di una strategia di gestione dell’acqua in pendenza che non combatte la gravità, naturalmente, ma la usa a proprio vantaggio al fine di trasformare il suolo in una gigantesca spugna.

La fisica dell’acqua: la velocità è nemica della fertilità

Quando la pioggia cade lungo un declivio, la sua energia cinetica accresce man mano che aumenta la pendenza. L’acqua corre via veloce, provocando l’erosione del suolo della collina e portando con sé la parte più preziosa del terreno: l’humus e i nutrienti. Questo fenomeno, in agraria e in geologia, è noto con il nome di ruscellamento.

Slow, spread and sink, il mantra della permacultura

A guidare la dottrina della permacultura e a insistere particolarmente sull’importanza degli swales è stato Geoff Lawton, il principale esponente di questa tecnica agronomica. I suoi manuali spiegano bene la problematica del ruscellamento e suggeriscono di combatterne i danni ripensando integralmente il tragitto dell’acqua, trasformandolo da nocivo per l’ecosistema a risorsa cui attingere durante i periodi di siccità. La sua progettazione alternativa prende il nome di keyline design e si basa sul mantra delle tre S: slow (rallentare); spread (diffondere) and sink (infiltrare).

  • La fase del rallentamento è quella nella quale si deve interrompere la violenza della corsa dell’acqua lungo il pendio. Quantomeno, è necessario evitare che scenda a velocità forsennata, devastando il suolo e minandone la fertilità.
  • La diffusione mira a distribuire l’acqua lungo una linea orizzontale, invece di farla confluire in solchi verticali erosivi che depauperano il terreno.
  • Lo step dell’infiltrazione forza l’acqua a penetrare nel sottosuolo, portando sali minerali e nutrimento laddove la siccità asciuga lo strato nel quale le radici ricercano le sostanze per mantenersi in salute.
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L’effetto spugna sotterraneo

A differenza dei canali di scolo in cemento che costellano le colline adibite ad agricoltura, lo swale non presenta alcuna pendenza. L’acqua che vi entra si ferma e, per pressione idrostatica, è spinta verso il basso e lateralmente. Questo processo crea una sorta di lente d’acqua sotterranea.

Per meglio comprendere questo concetto, immaginiamo un serbatoio invisibile, che idrati il terreno per metri, a valle, mantenendo le piante sempre rigogliose, anche durante i mesi di siccità totale. Si tratta di una forma di idraulica agraria completamente sostenibile, che lavora in modo passivo. Ed è proprio qui che sta il suo pregio principale: basta scavarla una volta e resterà in funzione per decenni.

Come si progettano gli swales

Realizzare uno swale non richiede macchinari complessi, né importanti conoscenze accademiche. È sufficiente precisione, che deve essere millimetrica, nella misurazione delle quote. Il fosso livellare deve essere scavato perfettamente in piano, evitando pendenze che potrebbero favorire la fuoriuscita dell’acqua e mettere a rischio la sua penetrazione nel sottosuolo. La terra scavata e rimossa per dare origine al canale non va sparpagliata o riposta dove capiti, bensì accumulata sull’argine a valle, pacciamata e piantata. Questo terrapieno prende il nome di berm (berma, in italiano) e trattiene ulteriormente l’umidità.

La progettazione comincia dall’individuazione delle curve di livello. Per portarla a termine correttamente, è sufficiente utilizzare una livella ad acqua o laser, se la si ha a disposizione. Quel che conta è tracciare una linea orizzontale precisa, sulla quale realizzare il fosso. Questa accortezza è fondamentale al fine di garantire una distribuzione uniforme dell’acqua.

Occorre prevedere punti di sfogo per agevolare la fuoriuscita dell’acqua in caso di troppo pieno, larghi almeno 40 centimetri e perfettamente in bolla con il fondo. La loro presenza eviterà che l’acqua in eccesso distrugga l’argine, durante le piogge più intense.

Trovare la curva di livello

La differenza tra swale e canale che genera ruscellamento sta tutta nella sua pendenza. Il fosso livellare deve necessariamente essere orizzontale. Se così non fosse, correrebbe il rischio di divenire un torrente, causerebbe erosione e perderebbe ogni senso di esistenza. Allo scopo di tracciare la linea si possono usare livelle moderne oppure la livella ad A: uno strumento antico, costruito con tre legni e un filo a piombo, sostituibile da livella a bolla, che permette di individuare i punti alla stessa altezza sul terreno, con facilità e praticità.

La sezione di scavo

Lo scavo consiste, di fatto, in un fosso realizzato in quota, la cui terra viene accumulata immediatamente a valle del canale e forma un cumulo di terriccio, il berma. Lo swale deve essere largo e avere fondo piatto, per massimizzare la superficie di infiltrazione. La berma non deve essere troppo pressata, ma rimanere soffice, in maniera tale da permettere alle radici di espandersi, e va protetta con una ricca paglia o cippato, allo scopo di evitare evaporazione ed erosione superficiale.

Che cosa piantare sulla berma che delimita gli swales

Uno swale senza piante non può dirsi completo, è infatti soltanto metà dell’opera. La vegetazione è quel che stabilizza la struttura e attiva il ciclo dell’acqua. La lingua di terra collocata a valle del canale incrementa la superficie coltivabile; migliora il drenaggio; favorisce la ritenzione idrica nel terreno e crea microclimi diversificati. Le aiuole a tumulo poste sulla berma permettono di coltivare in verticale e di farlo in spazi limitati, migliorando la produttività dell’orto. 

Il sistema radicale che stabilizza

In un sistema ben progettato, le chiome degli alberi ombreggiano il fosso, riducendo l’evaporazione e creando un microclima umido che favorisce vita del suolo e biodiversità. Sotto i fusti, la cosiddetta piantumazione su swales si porta avanti sfruttando la berma. Qui, alberi e arbusti godono di una condizione ideale: possono approfittare di un terreno smosso e ossigenato, oltre che di una riserva idrica costante, a pochi centimetri dalle radici.

Inserire alberi da frutto consentirà la produzione di raccolti generosi senza necessità di servirsi di irrigazione artificiale. Piantumare specie forestali, invece, consentirà alle loro radici profonde di stabilizzare il cumulo di terra, impedendo che frani, e creando canali preferenziali per l’acqua, aumentando ulteriormente la capacità di assorbimento del suolo.

Il vantaggio legato allo swale sta nella possibilità di trasformare una minaccia, quale l’eccesso di pioggia concentrata, in specifici periodi dell’anno, in una risorsa importante come una riserva idrica estiva. Si tratta del primo passo per chiunque voglia praticare un’agricoltura resiliente in zone collinari, proteggendo il suolo e garantendo la sopravvivenza delle colture senza alcuna necessità di dipendere da pompe e pozzi. L’architettura del fosso livellare consente di realizzare, e mantenere rigogliosi, orti senz’acqua, o che necessitino di bassissimo apporto idrico.

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Mattia Mezzetti

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