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I data center italiani provano a diventare carbon neutral entro il 2030

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L’Associazione italiana dei costruttori e operatori di data center ha aderito al Climate Neutral Data Center Pact, con l’obiettivo di rendere le loro attività a emissioni zero entro il 2030. Con 20 anni di anticipo rispetto agli obiettivi europei. 

A pochi mesi dalla sua fondazione, Ida, l’associazione italiana dei costruttori e operatori di data center, ha annunciato di aver aderito al Climate Neutral Data Center Pact. Si tratta di un’iniziativa di autoregolamentazione che coinvolge più di un centinaio di realtà attive in ambito cloud e data center in Europa per rendere le loro attività carbon neutral entro il 2030, in anticipo di 20 anni sulla roadmap del Green Deal che si è dato come traguardo per la neutralità carbonica il 2050.

L’accordo assume un significato anche simbolico per il macrosettore delle infrastrutture digitali (data center e stazioni radio) che, secondo le ultime stime di Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, assorbe il 15% della domanda complessiva di energia italiana in un anno. Di fatto, equivale a tutto il settore tessile ed è più del doppio della farmaceutica. Il Polimi segnala che sta diventando un problema sostenere i costi che abilitano i data center e le reti di trasmissione, due settori importanti dell’infrastruttura Tlc digitale che permettono di avere in piedi la rete 4G e 5G che agevola la trasmissione delle comunicazioni e consuma tra i 4 e 5 Terawatt/h.

Patto per la neutralità climatica dei data center: cosa prevede

Accettando di aderire al Climate Neutral Data Center Pact, Ida si è impegnata a sensibilizzare i suoi associati, che includono le aziende più rilevanti del settore, ad allinearsi a quanto stabilito nel patto. Cinque sono le colonne portanti del Climate Neutral Data Center Pact:

  • Dimostrare l’efficienza energetica con obiettivi misurabili. Un revisore indipendente certificherà le metriche da raggiungere entro il 2025 e il 2030. Ogni operatore data center che ha sottoscritto il patto si impegnerà al massimo per soddisfare le metriche previste.
  • Acquistare energia 100% green. Entro il 31 dicembre 2030 la domanda di elettricità di ogni data center dovrà essere soddisfatta unicamente attraverso l’energia rinnovabile, o prodotta senza emissioni di carbonio.
  • Dare priorità alle azioni di risparmio dell’acqua. I data center, a piena capacità, dovranno soddisfare elevati standard per la conservazione delle risorse idriche, dimostrando l’efficacia dell’utilizzo che fanno dell’acqua (Water Usage Effectiveness).
  • Riutilizzare e riparare i server. Entro il 2025 gli operatori dei data center dovranno valutare il riutilizzo, la riparazione o il riciclaggio del 100% delle loro apparecchiature server.
  • Riciclare il calore per creare un sistema energetico circolare. Il calore prodotto dai data center rappresenta una risorsa veramente preziosa in termini di risparmio energetico. Gli operatori dei data center saranno chiamati a progettare nuove interconnessioni tra i data center e sistemi utilizzatori di calore, in modo tale da riutilizzare al meglio l’energia termica prodotta.

Il settore dei data center vuole guidare la transizione verso un’economia low carbon

Gli obiettivi, misurabili, che l’iniziativa di autoregolamentazione si è posta per il 2025 e il 2030 sono particolarmente ambiziosi, a testimonianza di come l’industria dei data center sia determinata a guidare in modo proattivo la transizione verso un’economia a basso impatto ambientale. I progressi ottenuti seguendo il patto – che il vicepresidente esecutivo per il Green Deal Frans Timmermans definisce “una sorta di promessa che i protagonisti dell’industria dei dati hanno fatto alla società, un primo passo verso il raggiungimento di un futuro più intelligente e sostenibile” – saranno tenuti sotto controllo due volte l’anno dalla Commissione europea.

 

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Redazione

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