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Il litio geotermico per la transizione energetica

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Il litio è fondamentale nella produzione di batterie per le auto elettriche. Ma per accompagnare la transizione energetica la sua estrazione deve diventare sostenibile.

Un accordo su scala europea per superare le tradizionali diffidenze tra Stati. Massicci investimenti sulla tecnologia. Accordi tra produttori automotive e aziende hi-tech per sviluppare nuove soluzioni di mercato. Mai, prima d’ora, c’era stato un tale fermento intorno all’estrazione di litio. Ecco il perché.

Dalla geotermia il litio a zero emissioni

Il litio è il metallo più leggero che esista e un elemento solido poco denso. Per questa ragione è una componente fondamentale nei dispositivi tecnologici – dai computer agli smartphone – e, in prospettiva, è destinato ad avere un ruolo centrale anche nell’automotive, industria alla ricerca della migliore soluzione per ricaricare i veicoli elettrici in modo rapido e attraverso dispositivi di peso ridotto. La Banca Mondiale segnala che, per raggiungere gli obiettivi climatici globali fissati per il 2050, bisognerà aumentare l’estrazione di litio di dieci volte rispetto a oggi. Attualmente le aree più produttive al mondo sono l’Australia, il Sud America e l’Africa, dove il litio viene estratto dalle rocce, con grandi emissioni di CO2 e molte ferite inferte al paesaggio, oppure attraverso l’evaporazione di sali contenenti litio attraverso la costituzione di enormi stagni e grande dispendio di acqua, in aree spesso deficitarie di questa risorsa primaria. I 77 milioni di tonnellate estratte nel 2019 hanno comportato l’emissione di più di 1 miliardo di tonnellate di CO2 in atmosfera. Senza contare la contaminazione e il consumo di acqua, i danni alla biodiversità, i conflitti con le comunità locali. Il litio però potrebbe essere estratto anche attraverso gli impianti geotermici. Secondo lo European Geothermal Energy Council, disciolto nei sali delle salamoie geotermiche c’è il 25% del nostro fabbisogno di litio al 2030, a zero emissioni.

Braccio di ferro geopolitico

Ci sono grandi investimenti in corso. Gli Stati Uniti hanno da poco messo sul piatto 30 milioni di dollari nella ricerca per sviluppare le tecnologie finalizzate a estrarre il litio geotermico, con l’obiettivo di conquistare la leadership mondiale nel corso di un biennio. Al centro del progetto gli impianti geotermici di Salton Sea, nel sud della California, che secondo uno studio del Dipartimento dell’Energia americano sarebbero in grado di produrre fino a 600mila tonnellate di litio all’anno. I siti geotermici producono una quantità variabile di rifiuti, derivati dalle acque di scarico del processo. Queste salamoie contengono un mix di metalli, tra cui il litio: la ricerca sarà indirizzata a ideare un procedimento capace di separare le diverse componenti per estrarre quelle di interesse, con un processo che risulti conveniente dal punto di vista economico. Anche l’Europa si muove, forte della presenza sul suo territorio di un potenziale in grado di rifornire un quarto dei suoi bisogni di consumo. Per questo il gruppo australiano Vulcan Energy Resource ha presentato un progetto di estrazione per il quale ha chiesto un finanziamento di 2,25 miliardi di euro alla Banca europea degli investimenti, finalizzato a produrre ogni anno un milione di batterie per l’auto elettrica. La stessa Vulcan Energy Resources ha siglato un accordo con Stellantis per la fornitura di idrossido di litio ottenuto dalle salamoie geotermiche. Il metallo sarò destinato alle gigafactory di Termoli, di Kaiserslautern, in Germania, e di Douvrin, in Francia. Le forniture dovrebbero iniziare nel 2026. La spinta all’innovazione, in questo campo, non si spiega solo con ragioni economiche o di sostenibilità ambientale. L’80% delle riserve di litio al momento sono gestite dalla Cina, il maggior produttore mondiale di celle, l’unità minima delle batterie agli ioni di litio. Rendersi indipendenti nell’estrazione significa, per Europa e Stati Uniti, ridurre la dipendenza dall’import cinese e conquistare posizioni sullo scenario geopolitico.

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