Cresce la produzione di rifiuti, così come le percentuali di raccolta differenziata, mentre il paese si conferma a due velocità, con il Nord che corre e il resto del territorio che arranca. Ancora troppi i rifiuti che finiscono in discarica, mentre aumentano i costi in bolletta per i cittadini, questi alcuni dei punti salienti del nuovo Rapporto.
Continua a crescere la produzione di rifiuti urbani in Italia, ovvero di quelli prodotti dalla utenze domestiche, cioè nelle abitazioni dove vivono i 58 milioni e 934mila individui residenti (Istat, 2025). Nel 2024, infatti, secondo i dati del nuovo Rapporto di Ispra la produzione ha sfiorato la cifra tonda dei 30 milioni di tonnellate (per la precisione 29,9 milioni),quasi 508 chili a testa, con un incremento del 2,3% rispetto al 2023.
Un dato che dimostra, per l’ennesima volta, il fallimento delle politiche di prevenzione, ossia della riduzione dei rifiuti, il primo e il più importante gradino della gerarchia ai sensi del Testo Unico Ambientale – TUA (Dlgs. n. 152/2006). Soprattutto, la produzione di rifiuti cresce più che proporzionalmente rispetto ai principali indicatori economici e di consumo, considerato che sia il Prodotto Interno Lordo (PIL) che la spesa per consumi finali sul territorio nazionale sono cresciuti solo dello 0,7%.
Siamo ancora lontanissimi dagli obiettivi posti nel 2013 dal Programma Nazionale Prevenzione Rifiuti che già nel 2020, rispetto ai valori registrati nel 2010, prevedevano:
- Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di PIL
- Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di PIL
- Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di PIL
La raccolta differenziata
Tornando ai dati, il tasso di raccolta differenziata (RD), che secondo il TUA dal 2012 dovrebbe essere almeno pari al 65%, si è attestato al 67,7% della produzione nazionale, con una crescita di 1,1 punti percentuale rispetto al 2023, che vuol dire, in termini quantitativi, che sono stati raccolti in maniera differenziata quasi 20,3 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 755 mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente (+3,9%).
Ma se l’obiettivo del 65% è stato raggiunto a livello nazionale, a livello regionale si registrano ancora ritardi atavici. Fa sicuramente meglio il Nord, come da copione, dove la percentuale di RD supera il 74%, seguito dal Centro dove si supera il 63% e dal Sud con poco più del 60%, quest’ultimo rosicchiando qualche centesimo di punto rispetto al 2023. Le percentuali più alte si registrano in Emilia-Romagna (78,9%) e in Veneto (78,2%), poi Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%). Tra queste regioni, ancora l’Emilia-Romagna è quella che fa registrare la maggiore progressione della percentuale di raccolta, con un incremento pari a 1,7 punti rispetto ai valori del 2023.
Superano l’obiettivo del 65% anche Marche (71,8%), Valle d’Aosta (71,7%), Umbria (69,6%), Piemonte (68,9%), Toscana (68,1%), Basilicata (66,3%) e Abruzzo (65,7%).
Nel complesso, più del 72% dei comuni ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%.
Cosa è stato raccolto?
Soprattutto rifiuti organici, circa 7,7 milioni di tonnellate (quasi il 38% sul totale), poi carta e cartone (quasi 4 milioni/ton), vetro (2,3 milioni /ton), plastiche (1,8 milioni/ton), legno (1,1 milioni/ton), e così via.
Ancora residuale la raccolta dei rifiuti tessili, nonostante da oltre tre anni ci sia in Italia l’obbligo di raccolta differenziata – solo in minima parte un obbligo rispettato su scala nazionale –, che rimane ancorata ad appena 180 mila tonnellate. Davvero poco rispetto ai quantitativi effettivamente in circolazione, che sarebbero quantificabili in oltre un milione di tonnellate, facendo riferimento sia ad analisi merceologiche in mano a molte aziende, che a stime fatte dagli stessi operatori del settore.
Gli impianti
I rifiuti raccolti sono stati trattati, complessivamente, in 625 impianti (325 al Nord, 118 al Centro e 182 al Sud), oltre la metà dedicati alla frazione organica, anche se in alcune regioni le strutture restano insufficienti. Il recupero dell’organico avviene soprattutto negli impianti integrati anaerobico/aerobico (58,5% dei quantitativi trattati), seguiti dal compostaggio (34%) e dalla sola digestione anaerobica (7,5%). Il totale trattato biologicamente ha raggiunto circa 7,2 milioni di tonnellate, in aumento del 3,9% rispetto al 2023.
Nel dettaglio, al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata hanno lavorato 344 impianti (250 di compostaggio, 66 per il trattamento integrato aerobico/anaerobico e 28 di digestione anaerobica), 132 sono stati invece gli impianti di trattamento meccanico o meccanico biologico (TM/TMB), 102 le discariche, 35 gli impianti di incenerimento e 12 quelli industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani.
Il riciclo e il recupero energetico
Rispetto al vero e proprio riciclo delle frazioni gestite all’interno del perimetro pubblico – cosa diversa dalla mera raccolta differenziata – questo si è attestato al 54%: il 24% ha riguardato la frazione organica (umido + verde) e il 30% il recupero delle altre frazioni merceologiche della raccolta differenziata.
Quasi il 75% del riciclo si è avuto negli impianti del Nord, mentre solo l’8% al Centro e il 17% al Sud. Dunque, ancora quote considerevoli di rifiuti prodotti in quest’ultime regioni sono costrette a migrare di latitudine, con ovvie conseguenze negative, sia in termini di impatti ambientali che di aumento dei costi.
Lo smaltimento in discarica ha interessato il 15% dei rifiuti urbani prodotti, mentre il 18% è stato, incenerito, il resto è stato utilizzato per produrre CSS (Combustibile solido secondario), per la ricopertura delle discariche, oppure gestito direttamente dai cittadini attraverso il compostaggio domestico (316 mila tonnellate).
Il 4,3%, pari a circa 1,3 milioni di tonnellate, è stato esportato, nell’ordine, verso Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Germani e Svezia. La Campania, anche nel 2024, si conferma la regione che destina all’estero le maggiori quantità di rifiuti, con oltre 450 mila tonnellate, pari al 34,6% del totale esportato, trattandosi principalmente di rifiuti destinati alla combustione (soprattutto in Danimarca, Svezia e Germania).
Ancora alto lo smaltimento in discarica
Altro dato sostanzialmente negativo, già accennato, riguarda i rifiuti urbani complessivamente smaltiti in discarica, che rappresentano quasi 15% dei rifiuti prodotti. In termini quantitativi, significa oltre 4,4 milioni di tonnellate, comunque in calo del 3,7% rispetto al 2023, ancora troppi rispetto al target massimo del 10% che scatterà nel 2035. Ciò avviene soprattutto al Sud (dove vi sono finiti più di 1,6 milioni di tonnellate, più del 37% del totale nazionale) e al Centro (1,5 milioni/ton, pari al 34%), mentre il resto (29%) è stato smaltito al Nord.
Bollette più salate
Infine, nel 2024 la Tari pagata dai cittadini è stata più pesante, visto che il costo medio nazionale annuo pro capite di gestione dei rifiuti urbani è aumentato del 9% circa (+17,4 euro ad abitante), raggiungendo la ragguardevole cifra di 214,4 euro/abitante (nel 2023 era 197). Rispettando le performance in termini di efficienza nella gestione, si paga di più al Centro (256,6 euro/abitante) e al Sud (229,2 euro/abitante), un po’ meno al Nord (187,2 euro/abitante).





