Secondo l’associazione internazionale (Alliance of CEO Climate Leaders) che raggruppa gli imprenditori impegnati direttamente nella transizione ecologica, il futuro è carico di speranza, con tassi di crescita doppi rispetto ai settori tradizionali e una continua tensione verso l’innovazione e l’allargamento dei mercati.
Il mercato della green economy ha superato nel mondo i 5.000 miliardi di dollari nel 2024, con una proiezione di crescita annua del 6% che lo porterà oltre i 7.000 miliardi entro il 2030, con un livello di crescita che è secondo solo all’industria tecnologica e informatica (Information Technology). Sono questi i calcoli resi noti in uno studio curato da Alliance of CEO Climate Leaders, organizzazione in orbita World Economic Forum e Centre for Nature and climate, che dimostra come, in media, i ricavi ottenuti da attività ascrivibili alla green economycrescano a una velocità doppia rispetto a quelli convenzionali.
Una crescita che, spiegano gli analisti, accade nonostante gli attuali problemi economici, con l’inflazione che aumenta, le continue turbolenze commerciali e le insidiose instabilità geopolitiche. Il fascino verso gli investimenti green, insomma, non si è affatto affievolito. Anzi, le motivazioni economiche per investire in questo settore sono più solide che mai, anche grazie al progressivo calo dei costi della tecnologia, quindi dell’hardware necessario, man mano che si raggiunge una adeguata scala industriale, e l’aumento considerevole della domanda (di prodotti e servizi green).
La green economy decolla in Europa
I dati confermano una crescita esponenziale: tra il 2020 e il 2024, i ricavi legati alle attività low-carbon sono cresciuti molto di più rispetto a quelli convenzionali. Questo dinamismo si riflette anche nelle valutazioni finanziarie, con le aziende verdi che beneficiano di incrementi di fatturato e investimenti superiori del 12-15% rispetto ai competitor tradizionali. La sfida per l’Europa, che investe 410 miliardi di dollari contro i 659 della Cina, è ora quella di trasformare l’orientamento regolatorio particolarmente avanzato in una leadership industriale in grado di muoversi con una scala più ampia, per generare valore economico e occupazione stabile.
In modo particolare in Europa, la domanda è trainata dalle soluzioni per l’adattamento e la resilienza climatica, che oggi valgono circa 1.100 miliardi di dollari l’anno. Le proiezioni sono entusiastiche, soprattutto rispetto alle soluzioni più innovative legate alla gestione del carbonio e del metano, all’agricoltura e all’uso del suolo, nonché alla circolarità e alla gestione dei rifiuti, settori che dovrebbero crescere di oltre il 10% all’anno.
Una rivoluzione già in corso
Già oggi, sostiene lo studio, grazie alla crescita di produzione di energia da fonti rinnovabili, quindi con l’espansione del fotovoltaico, dell’eolico e dei nuovi sistemi di accumulo (Battery Energy Storage Systems – BESS), oltre la metà delle riduzioni delle emissioni necessarie per la decarbonizzazione è possibile grazie all’accesso a soluzioni competitivi in termini di costi. Mentre un ulteriore 20% potrebbe arrivare da soluzioni che si presume saranno sempre più convenienti grazie alla maturità tecnologica, come le pompe di calore e tutta la platea della bioenergia (biogas e biocarburanti).
La deep decarbonization
Sebbene i tempi per la deep decarbonization (decarbonizzazione matura), cioè per l’eliminazione totale delle emissioni nei settori più problematici dell’industria pesante (metallurgia, siderurgia, petrolchimici, etc.), così come per i trasporti a lungo raggio e l’agricoltura (soprattutto quella intensiva, si direbbe), rimangono ancora lunghi, soprattutto a causa dei costi iniziali, si presume che questi possano diminuire gradualmente con la costruzione di una catena del valore più matura e attrezzata, che dovrà necessariamente beneficiare del sostegno pubblico, cioè delle policy che saranno messe in campo per rendere queste soluzioni più competitive in termini di costi. La transizione ecologia va sostenuta dalle istituzioni ma è già in corsa.
Gli eventi climatici estremi
Parallelamente, spiega il report, man mano che gli eventi climatici estremi diventano sempre più frequenti e intensi la domanda di soluzioni di resilienza, come materiali da costruzione a prova di clima, tecnologie di raffreddamento e servizi emergenti come analisi climatiche specializzate, continuerà a crescere oltre agli attuali mille miliardi di dollari annui, diventando sempre più rilevante in ogni angolo del globo.
In ogni caso, la crescita premierà di più i paesi che saranno in grado di investire con maggiore convinzione nella transizione ecologica, ammoniscono i curatori del report. Come la Cina, che sebbene sia partita tardi, oggi sta investendo sempre di più, innovando più rapidamente e con una scala di investimenti sicuramente più ampia rispetto ai suoi pari globali, in particolare nelle tecnologie per le rinnovabili. Il baricentro, insomma, si sta spostando sempre più dall’Occidente all’Oriente.
Le scelte green come motore di innovazione e crescita
Un altro aspetto di rilievo che il report sottolinea riguarda la capacità delle soluzioni green di essere un motore di crescita economica e competitività continua. Per molti manager e, in genere, per il management delle grandi corporation, la sostenibilità ha da tempo smesso di essere solo un elemento di mera compliance per diventare un fatto eminentemente economico e produttivo, capace di generare nuovi mercati e nuovi investimenti. Lo dimostrano, oltre le cifre sulle percentuali di crescita già dette, la forte attrattiva che le aziende che operano nella sostenibilità (almeno per il 50% del proprio fatturato) hanno verso gli investitori.
La massima che ne ricavano gli autori dello studio è la seguente: nonostante il persistente mito di un compromesso che va sempre cercato tra sostenibilità e profitto, oggi investire nell’economia verde, oltre a non essere più un peso per il bilancio delle imprese, è diventato, al contrario, un driver capace di generare nuovo valore, stabile e duraturo, e una brand reputation più solida, che per un investitore è il top.
Come praticare la sostenibilità con la propria azienda
Il tema, quindi, non è se scegliere (o meno) di praticare la sostenibilità con le proprie aziende, ma come farlo al meglio. Il report, infatti, si chiude con un elenco di 14 casi studio che mostrano la strada migliore per avere successo in questo campo.
Il primo insegnamento portante è quello di approcciare al tema della sostenibilità non con azioni sporadiche e isolate ma come un fattore strutturale di competitività a lungo termine. L’altro insegnamento, anch’esso cruciale, è quello di legare la sostenibilità alla qualità (dei prodotti e/o dei servizi), rafforzando il patto di fiducia reciproca con i propri clienti e partner.
Infine, spiccano altri tre suggerimenti, sempre sulla base di quanto imparato sul campo:
- Mantenere costante la pressione sull’innovazione tecnologica e sulla razionalizzazione dei costi, al fine di rendere i prodotti ecologici sempre più competitivi su larga scala;
- Lavorare sempre in squadra, coinvolgendo stakeholder e istituzioni in uno spirito collaborativo e proattivo;
- Sul fronte finanziario, sarebbe sempre necessario diversificare le fonti di investimento, sia pubblici che privati, in modo da essere più flessibili e attrezzati in caso di turbolenza dei mercati.





