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La tutela dell’ambiente entra nella Costituzione

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Il ddl di riforma della Carta costituzionale sta per essere approvato. Un passo avanti determinante per la tutela dell’ambiente

Procede a tappe spedite il disegno di legge per l’espressa tutela dell’ambiente in Costituzione, che modifica gli articoli 9 e 41 della Carta fondamentale. Un provvedimento che fin qui ha visto concordi le varie forze politiche rappresentate in Parlamento. L’iter parlamentare prevede un ultimo passaggio, l’approvazione in seconda lettura da parte della Camera. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Marcella Ferrari, che collabora con la testata di informazione giuridica Altalex.

Avvocato, cosa cambierà se la riforma costituzionale va in porto?

“L’importanza del progetto di riforma consiste nell’aver inserito la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione. Infatti, gli articoli da 1 a 12 della Carta costituzionale contengono i principi cardine del nostro ordinamento, come il principio democratico (art. 1), il principio solidarista (art. 2), il principio di uguaglianza (art. 3), il principio lavorista (artt. 1 e 4) e così via. Si tratta di criteri guida a cui i pubblici poteri devono conformarsi. Essi costituiscono anche un limite per l’attività del legislatore. La versione attuale dell’articolo 9 fa riferimento unicamente alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. Le intenzioni del ddl consistono nell’attribuire pari rilievo all’ambiente, all’ecosistema e alla biodiversità, oltre che alla tutela degli animali. L’ambiente non viene considerato qualcosa di astratto ma assurge a valore primario costituzionalmente protetto, come si legge nel dossier del Senato”.

Quindi aumenteranno le tutele?

“La riforma comporta che le fonti normative debbano rispettare la tutela dell’ambiente anche nell’interesse delle future generazioni. Quest’ultimo inciso assume un’importanza decisiva. Infatti, con frequenza, il legislatore ha operato scelte non lungimiranti, senza pensare alle conseguenze per i posteri. La modifica dell’art. 9 fa sì che l’ambiente occupi un posto chiaro all’interno della “scala di valori” indicati nella Costituzione”.

A suo avviso sarà una svolta decisiva?

“Si tratta di un significativo passo avanti nella tutela ambientale, perché si impone al legislatore di attenersi a parametri ben determinati. Infatti, al di fuori del perimetro fissato, si incorre nel rischio di una declaratoria di incostituzionalità. Ricordiamo che la riforma incide anche sull’art. 41 della Costituzione, secondo il quale l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente e alla sicurezza, oltre che alla libertà e alla dignità umana. Tale limite all’attività economica rappresenta un evidente mutamento rispetto al passato. Si pensi ai decreti emanati dal Governo, in epoca relativamente recente, a tutela di stabilimenti industriali di interesse strategico-nazionale. In quel caso, si è operato un bilanciamento tra l’iniziativa economica, il lavoro (ossia le esigenze occupazionali) e la salute”.

E in questo caso?

“Il disegno di legge di riforma prevede che la salute e l’ambiente costituiscano un limite all’iniziativa economica, indicando, di fatto, l’interesse da garantire. Tali valori, dunque, non possono essere sacrificati a favore di altri interessi. Pertanto, non sarà più possibile privilegiare, in modo eccessivo, l’interesse alla prosecuzione dell’attività produttiva, trascurando le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita. In conclusione, la modifica della Carta costituzionale rappresenta solo il primo passo di un lungo cammino volto a tutelare il nostro patrimonio ambientale in modo concreto e non solo programmatico”.

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