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Lungofiume dello Huangpu, da brownfield a parco urbano

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Lo Shanghai Houtan Park ha permesso di trasformare un ex sito industriale ridotto a discarica in una zona umida in grado di depurare le acque inquinate del fiume e accogliere turisti e mostre d’arte

Lo Shanghai Houtan Park nasce in occasione dell’esposizione universale del 2010: per l’occasione i funzionari della città cinese hanno deciso di trasformare un ex sito industriale in un esempio di rigenerazione da mostrare, grazie all’Expo, a tutto il mondo. L’area in questione è una lunga lingua di terra di 14 ettari, larga meno di 30 metri, lungo il fiume Huangpu, tributario del fiume Azzurro (Yangtze). Secondo la classificazione nazionale della qualità delle acque, in una scala da I a V, quella del Huangpu era al livello peggiore: “non sicura per il nuoto e la ricreazione e priva di vita acquatica”. Precedentemente proprietà di un’acciaieria e di un cantiere navale, al momento dell’avvio del progetto l’area era un brownfield che conservava poche strutture industriali ed era largamente utilizzata come discarica.

Da discarica a parco urbano

Il progetto, realizzato dal Beijing Turen Design Institute (Turenscape), ha puntato a creare un parco che accogliesse grandi flussi turistici in occasione dell’Expo 2010 (quasi 600 mila le persone che hanno visitato l’area) e che lasciasse poi ai cittadini un’area di svago e di bellezza, con importanti funzioni ambientali. Il nuovo design paesaggistico di Turenscape ha immaginato una zona umida con cascate e terrazze utilizzate per ossigenare l’acqua, utile come cuscinetto di protezione rispetto alle inondazioni e come location per ospitare mostre d’arte contemporanea. Le piante presenti sono state selezionate per assorbire gli inquinanti: questo sistema di fitodepurazione è in grado di trattare – secondo le analisi svolte dai progettisti – 2.400 metri cubi di acqua al giorno che, dal grado di inquinamento V dopo il trattamento passano al grado II (“adatto per l’irrigazione del paesaggio”). Parte di quest’acqua viene poi impiegata per i giochi dell’adiacente Expo Park, con un risparmio di circa 120 mila dollari l’anno.

Biodiversità ed economia circolare

La fitodepurazione delle acque ha permesso il ritorno della vita: sono state infatti osservate, stando a quando riportano fonti di stampa, 93 specie di piante e oltre 200 di animali. Il parco, vincitore nel 2010 dell’Award of Excellence for General Design, con le sue zone umide è un sistema naturale che offre importanti servizi ricreativi ed ecologici (anche di produzione alimentare, grazie alle coltivazioni di riso e girasoli che si alternano al bosco di bambù e alle sequoie). Infine, i materiali trovati nell’area sono stati recuperati. Sono infatti state riutilizzate per la realizzazione del parco 37 tonnellate di acciaio precedentemente abbandonate nell’area e circa 34 mila mattoni, impiegati come pavimentazione. Il risparmio legato al riutilizzo di questi materiali è stato quantificato in circa 17 mila dollari.

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