Spesso, presi dalla fretta mattiniera, ci troviamo a comprare un panino confezionato o un piatto pronto al supermercato, per avere qualcosa da mettere sotto i denti a pranzo. Oltre a essere una scelta spesso poco salutare e costosa, questa è un’abitudine molto impattante, che genera una quantità enorme di rifiuti da imballaggio. La soluzione a questa problematica esiste: si chiama meal prep.
L’espressione meal prep è l’abbreviazione dell’inglese meal preparation, che possiamo tradurre concettualmente con la frase italiana preparazione anticipata dei pasti. Non si tratta soltanto di una moda da fitness influencer, sebbene siano state proprio queste figure a diffonderla, bensì di una strategia per mangiare sano e ridurre drasticamente l’impatto ambientale della pausa pranzo. Cucinare piatti pronti complessi non serve. È meglio dedicare un paio d’ore ore ogni weekend a cucinare in batch, ovvero in grandi lotti, alcune basi versatili, pronte per essere combinate durante la settimana. Con un minimo di organizzazione, prepareremo in un batter d’occhio una gustosa schiscetta ecologica.
L’attrezzatura del meal prepper ecologico
Perchè il processo di preparazione del cibo sia davvero sostenibile, è necessario iniziare dalla corretta strumentazione. Come prima cosa, abbandoniamo la pellicola usa e getta, grande nemica del meal prepping eco-friendly, così come i contenitori di plastica di scarsa qualità. Investiamo in materiali migliori, più longevi e composti di materiale sano e meno impattante, come le tante stoviglie sostenibili oggi disponibili in commercio. Puntare sui giusti prodotti è una scelta di salute e risparmio a lungo termine.
Perché il vetro è meglio
I contenitori in vetro specifici per alimenti sono i migliori alleati di chiunque organizzi e prepari i pasti in anticipo. Secondo blog specializzati, come Rete Zero Waste, sempre foriero di validi consigli anche se non più aggiornato da qualche anno, il vetro offre vantaggi imbattibili nell’ambito del meal prepping. Ciò si deve a tre ragioni principali:
- igiene e sicurezza. Trattandosi di un materiale inerte, il quale non assorbe odori né macchie, possiamo essere certi del fatto che non mescoleremo più il pasto di oggi con quello di ieri, come spesso avviene utilizzando la plastica, in contenitori che restano perennemente tinti di sugo di pomodoro!
- Zero microplastiche. Il vetro può passare dal frigorifero al forno, o al microonde naturalmente, senza alcun rischio che i trasferimenti rilascino sostanze chimiche nocive nel cibo che imboccheremo.
- Longevità e durata. Se trattato bene, un contenitore in vetro dura per decenni, riducendo la necessità di ricomprare spesso plastica per sostituire i contenitori usurati.
Le alternative alla pellicola
Le alternative moderne alla pellicola in PVC per proteggere il cibo sono efficaci e piuttosto belle da guardare e utilizzare. Se abbiamo metà avocado o una ciotola avanzata, che non utilizziamo, possiamo tranquillamente fare a meno del foglio protettivo in plastica.
Un bento box in acciaio è una scatola leggera, indistruttibile e perfetta per trasportare pasti freddi, o che non richiedono il microonde. In Oriente, ne fanno uso da decenni (il bento è il tipico pasto giapponese da consumare fuori casa, riponibile all’interno di un’apposita box) e si tratta di una soluzione utile e gradevole per chi abbia l’abitudine di mangiare quotidianamente fuori, a causa di impegni lavorativi o esigenze personali. Funzionano benissimo anche i moderni coperchi in silicone estensibili. Universali e lavabili in lavastoviglie. Coperture di questo tipo creano un sigillo ermetico su quasi ogni superficie.
Per quanto riguarda i cosiddetti beeswax wraps, o panni cerati, che stanno acquisendo sempre maggiore popolarità, si tratta di fogli di cotone imbevuti di cera d’api o vegetale. Sono modellabili con il calore delle mani e perfetti per avvolgere panini o coprire contenitori. La loro versatilità e la totale sostenibilità del materiale, derivato da un prodotto naturale e non impattante, come la cera frutto del lavoro degli insetti impollinatori, rendono questi panni la soluzione più eco-friendly esistente per chi faccia meal prep.
Il metodo meal prep in 4 fasi: cucina una volta e mangia per 5 giorni
Organizzare un menu settimanale anti spreco, cucinato una sola volta, non richiede doti da chef sopraffino, o sopraffina. È sufficiente la semplice applicazione di un metodo rigoroso, per ottimizzare tempi ed energia durante il processo, al fine di gestire ottimamente il tempo e raccoglierne i benefici durante l’arco dell’intera settimana lavorativa.
1. La spesa strategica
La pianificazione di pasti veloci da preparare e zero waste inizia prima di entrare al supermercato, negli istanti in cui si fa mente locale per decidere che cosa acquistare. Prima di recarci in punto vendita, controlliamo con accuratezza che cosa abbiamo già in dispensa. Compriamo solo ciò che ci occorre davvero per completare le nostre basi. Sono queste che ci nutriranno per l’intera settimana, assieme a condimenti e/o guarnizioni che applicheremo al momento. Prediligiamo, come regola, i prodotti freschi, di stagione e, dove possibile, scegliamo lo sfuso. Iniziamo a combattere lo spreco eliminando il packaging superfluo, devastante per l’ambiente.
2. Il batch cooking intelligente
L’obiettivo del meal prep è anche quello di accendere i fornelli il meno possibile, dal momento che cucinare ha una certa incidenza sull’ambiente. Cucinare tutto insieme non è positivo soltanto per il pianeta, ma fa anche risparmiare tempo, oltre che molta energia. Pensiamo, ad esempio, al forno acceso una sola volta per riscaldare più teglie simultaneamente.
Relativamente a cereali e legumi, possiamo cuocere una grande quantità di farro, quinoa o ceci. Si conservano benissimo, anche per diversi giorni. Similmente, è possibile arrostire una teglia mista di verdure al forno come zucca, broccoli, carote, cipolle e così via. Saranno il contorno perfetto o la base ideale per una zuppa.
3. L’assemblaggio creativo
Per non annoiarci ed evitare di mangiare sempre la stessa cosa, operazione sconsigliata e sconsigliabile anche dal punto di vista nutrizionale, impariamo a utilizzare le basi preparate come moduli e a servircene ciclicamente, nel corso della nostra settimana.
Ad esempio, potremmo portare con noi un’isalata di farro, con feta e verdure arrosto, il lunedì; optare per un hummus di ceci, preparato con i legumi cotti durante il weekend, e bastoncini di carote nella giornata di martedì; improvvisare una ricetta svuota frigo per mercoledì, come una frittata veloce con le ultime verdure rimaste; prepararci un pranzo etnico giovedì, con quinoa in buddha bowl, ceci e salsa di tahina. E per il venerdì? Goderci una giornata più leggera, mangiando un’insalata o qualcos’altro preparato velocemente, nel caso in cui non avessimo altri avanzi di cui poterci servire.
4. La conservazione sicura
Come è facilmente intuibile, la conservazione dei cibi cotti è una prerogativa irrinunciabile nel meal prep. Per la nostra sicurezza alimentare, e quella di chi condivide il frigo con noi, rispettiamo sempre le regole d’oro del buon conservatore di alimenti:
- abbattiamo la temperatura di quanto abbiamo cotto, prima di riporlo al freddo. Non mettiamo cibo bollente in frigo, né lasciamolo mai fuori per più di due ore. Raffreddiamo velocemente i contenitori, magari in un bagnomaria freddo, prima di attivarne la catena del freddo;
- impariamo a tenere in frigo soltanto quel che mangeremo entro 3 giorni. Tutto il resto, collochiamolo in freezer già ben porzionato;
- Applichiamo sempre la regola FIFO (First In, First Out) e consumiamo prima ciò che scade prima o quel che abbiamo cucinato antecedentemente a tutto il resto. Etichettare i contenitori con la data di preparazione ci aiuterà moltissimo.
Il meal prepper saggio tiene sempre in dispensa semi di girasole; noci o lievito alimentare in scaglie. Sono prodotti perfetti per dare un tocco crunchy, e davvero saporito, alla nostra schiscetta dell’ultimo secondo, senza bisogno di dover cucinare null’altro!




