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Verso un passaporto Ue per l’economia circolare?

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La misura consentirebbe di promuovere le migliori esperienze del Vecchio Continente, in modo da ridurre la dipendenza dell’area dalle forniture di Paesi a rischio sul versante geopolitico

La dipendenza energetica e il rischio di fornitura delle materie prime “critiche” dall’estero sono due ostacoli con i quali si trova a fare i conti il nostro Paese. Come superarli? Secondo Marco Merlo Campioni, ceo di save Nrg (azienda che opera nel campo della sostenibilità e delle tecnologie per l’efficienza energetica), la soluzione potrebbe consistere nella creazione di un passaporto comunitario per l’economia circolare.


Il riutilizzo delle materie prime ricoprirà un ruolo sempre più cruciale nel paradigma di sviluppo, sottolinea l’esperto. Questo perché è un modello che consente di ridurre la necessità di estrarre nuove risorse dal nostro ambiente limitando i danni irreparabili agli ecosistemi e all’equilibrio ecologico che un’attività di estrazione può causare. “Non possiamo raggiungere l’autonomia energetica, grazie, anche, agli investimenti nelle energie rinnovabili, se non ci svincoliamo dalla dipendenza estrattiva, dai Paesi extra-Ue”, segnala Campioni.


“Se la transizione energetica è l’unica via di sviluppo percorribile, è altresì vero che abbiamo bisogno di una fornitura costante di materiali e materie prime critiche che non può, però, essere raggiunta attraverso l’attività estrattiva”, sottolinea. Per promuovere le best pratice di economia circolare lungo le filiere produttive, l’Ue sta ragionando sull’implementazione di un passaporto digitale per i prodotti. “Una misura interessante, ma che potrà essere realizzata solo con un aumento del riciclo e del riutilizzo dei Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ndr), fonti importanti di materie prime critiche”, segnala.
La Ue sta raccogliendo dati e suggerimenti dai diversi settori produttivi per riuscire a inserire il passaporto in un sistema normativo adattabile alle attuali condizioni del mercato. Il tutto, senza rinunciare agli obiettivi di sostenibilità e di net-zero emission al 2050.

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Redazione

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