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Prati resistenti alla siccità, come coltivarli in zone aride

Prati resistenti alla siccità: un manto al sole
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Con i continui mutamenti climatici e il surriscaldamento globale che stiamo già vivendo, è inevitabile che anche prati e giardini accusino il colpo. Sbalzi di temperatura, siccità e forte caldo mettono in difficoltà il manto verde. Per tal motivo, si stanno ricercando soluzioni alternative. La botanica ha sviluppato prati a basso fabbisogno idrico, capaci di mantenersi gradevoli alla vista anche in caso di lunga assenza di precipitazioni. Questa caratteristica li rende particolarmente resistenti alla siccità e al caldo, flessibili e adattabili al clima attuale, nonché a quello del prossimo futuro.

Caratteristiche di questo genere permettono loro di sopravvivere, verdi e spesso rigogliosi, anche a lunghi periodi di alte temperature. I prati resistenti alla siccità non necessitano della stessa manutenzione e irrigazione richieste da un manto tradizionale.

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Prati resistenti alla siccità e alle intemperie

Vediamo alcuni di questi prati resistenti alla siccità che, in virtù della loro forza e grazie alla loro resistenza, sono in grado di sopportare numerosi altri stimoli. La prima tipologia di manto resistente alla siccità è quella di Lippia nodiflora, nelle sue varietà canescens e non canescens. La pianta è una tappezzante perenne che non soffre il caldo ed è capace di adattarsi velocemente anche all’afa più soffocante. Richiede pochissima irrigazione e resiste compatta al calpestio. Si tratta dunque di una soluzione davvero molto indicata per chiunque ci tenga ad avere sempre un bel giardino, anche vivendo in luoghi poco adatti alla coltivazione.

I prati capaci di resistere al freddo sono tutti particolarmente forti contro la siccità. Ciò potrebbe apparire controintutivo, dal momento che siamo abituati a pensare a un caldo torrido e afoso ogni qualvolta sentiamo parlare di questa difficile situazione. In realtà, anche sotto il ghiaccio il terreno resta secco e arido. Tutti i giardini di questo tipo presentano un basso fabbisogno idrico, resistendo tanto al caldo quanto al freddo, coniugando le esigenze delle stagioni estreme senza il rischio che l’una o l’altra causino danni. La resistenza alle basse temperature permette loro di non soffrire a causa degli sbalzi di temperatura derivati dal cambiamento climatico in atto.

All’interno di questa categoria poniamo il manto di Achillea crithmifolia, dal caratteristico colore verde-grigio, quello di Achillea tomentosa aurea o addirittura quello di Frankenia laevis, nota come la pianta resistente a tutto. Essa sopporta temperature molto rigide (fino a -10 gradi) e si adatta tanto al pieno sole quanto alla mezz’ombra. Non solo. Tollera salsedine e freddo improvviso, quello molto intenso ma passeggero. Se un prato di Frankenia fosse esposto a Sud, la sua caratteristica resistenza potrebbe essere ancor più accentuata.

Prati resistenti alla siccità senza piantumazione

Prati resistenti alla siccità: un uomo in giardino
La regolazione del taglio è un elemento importante nei prati resistenti alla siccità

Come comportarsi se si possiede già un giardino e non ci si voglia piantare nulla di nuovo, pur desiderando una maggiore resistenza alla siccità? Esistono alcune strategie che possono ridurre anche del 40% il consumo d’acqua di un prato, senza comprometterne l’estetica. Si tratta di buone pratiche agronomiche che sono legate a numerose incognite come la posizione del manto erboso, la sua età e il tipo di suolo su cui è stato piantato. Indipendentemente da questi elementi, però, è possibile migliorare la resa idrica di ogni prato mettendo in pratica questi accorgimenti.

Alziamo il taglio

Alzare di un paio di cm l’altezza del prato porta incredibili benefici dal punto di vista del consumo idrico. Un manto erboso tenuto a 7 cm di altezza mantiene il terreno più fresco. Un’attenzione di questo tipo incrementerà la termoregolazione naturale, riducendo in maniera significativa l’acqua persa.

Un sistema di taglio efficace per abbassare i consumi idrici e dare vita a prati resistenti alla siccità è il cosiddetto mulching. Si tratta di sminuzzare ripetutamente i frammenti d’erba, al fine di produrre scarti finemente tagliati che, invece di essere raccolti e rimossi, vengono rilasciati sul prato. Questi si decomporranno rapidamente, creando una concimazione naturale e riportando acqua al terreno.

Sviluppiamo un sistema radicale

Il prato assorbe acqua attraverso le radici. Esse prelevano il fluido dalle microporosità presenti sul terreno. Più profondi saranno questi organismi, maggiore sarà la quantità di suolo sondata. Di conseguenza, si assorbirà più acqua.

Appare dunque evidente come stimolare e incrementare lo sviluppo radicale, dando vita a radici sviluppate e ramificate, sia uno degli obiettivi primari per creare un manto erboso che necessiti di meno irrigazione.

Sfruttiamo l’humus

Tra i tantissimi benefici della sostanza organica presente in un terreno (humus), c’è la sua capacità di assorbire e trattenere acqua. Un suolo fertile e ricco di acidi umici e fulvici garantisce la presenza di quelle microporosità che assorbono l’acqua e la cedono agli apparati radicali.

All’inizio e alla fine della primavera portiamo avanti un trattamento con prodotti liquidi ricchi di acidi di questo tipo e l’humus ci darà una mano a rendere i nostri prati resistenti alla siccità.

Aumentiamo lo spessore delle foglie

Uno dei fenomeni che creano il maggiore consumo d’acqua nel prato in estate è la traspirazione. Questa avviene dai tessuti vegetali delle foglie per effetto del surriscaldamento. Parte del fenomeno è naturale e fisiologica. I fili d’erba, per raffreddarsi, consentono l’evaporazione dell’acqua interna, in un sistema che funziona come un dissipatore di calore. Quando però le pareti sono troppo sottili, l’azione diventa eccessiva. Favorire la costruzione di un tessuto fogliare spesso, coriaceo e resistente, permette di diminuire la traspirazione in eccesso. Così si preserverà acqua all’interno della pianta.

Agevoliamo l’acqua capillare e diamo vita a prati resistenti alla siccità

Attenzione a non sprecare l’acqua piovana. Quando un terreno, per via della sua composizione o per effetto della propria strutturazione, non trattiene bene i liquidi, l’acqua raggiunge rapidamente le profondità del suolo, ove le radici non sono in grado di arrivare. Quando ciò accade, va sprecata. Scivola infatti via senza che le piante possano assorbirla.

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Mattia Mezzetti

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