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Quali sono i Comuni italiani più sostenibili

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La geografia della sostenibilità urbana rappresentata da Legambiente con il Rapporto Ecosistema Urbano fotografa una situazione di affanno per la maggioranza delle città italiane. Per fortuna non mancano casi virtuosi e buone pratiche da imitare.

Alla prova della transizione ecologica la gran parte della città italiane risultano in affanno e, dinnanzi al combinato disposto di crisi pandemica ed economica, rappresentano il punto dove le politiche più ambiziose rischiano di infrangersi. Anche se non mancano i casi virtuosi: città che nonostante le difficoltà non smettono di innovare e migliorare. È questa l’istantanea del nuovo Rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore e Ambiente Italia, che ogni anno, sulla base di 18 indicatori distribuiti in sei aree tematiche – aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia – rappresenta il tasso di sostenibilità di 105 Comuni capoluogo.

I capoluoghi italiani più sostenibili

Rispetto allo scorso anno, il punteggio medio sale di pochissimo. Quota 100 (il punteggio massimo, assegnato sulla base del raggiungimento di obiettivi di sostenibilità) non è raggiunta da nessuna città e, a differenza della passata edizione dove solo Trento ci riuscì, nessuna città riesce a superare quota 80. Solo Bolzano e Trento, prime in graduatoria, oltrepassano quota 75. Subito dopo (70 punti) si piazzano Belluno, Reggio Emilia, Cosenza, Treviso, Pordenone e Forlì. Le performance peggiori sono per Alessandria, Palermo e Catania. Rispetto a quest’ultima, il Rapporto sottolinea che peggiorano gli indici legati agli inquinanti atmosferici e sono enormi le perdite di rete: addirittura il 71%. Diminuiscono i fruitori del trasporto pubblico locale e crescono le auto in circolazione. Una nota positiva è rappresentata invece dalla raccolta differenziata, che supera l’11% (era il 9% lo scorso anno). Livorno, Milano, Sondrio e Monza si assicurano un ottimo punteggio sul fronte della depurazione delle acque; Pavia e Pordenone e Livorno per i buoni risultati in tema di dispersioni della rete idrica; Treviso, Ferrara e Pordenone per i livelli di raccolta differenziata dei rifiuti; Lucca, Venezia e Verbania per il numero di isole pedonali; Milano, Vicenza, Siena e L’Aquila per l’offerta di trasporto pubblico urbano.

Le buone pratiche di sostenibilità urbana

Le buone pratiche per fortuna non mancano, da Nord a Sud: riproducibili senza molti sforzi in altri contesti. Soprattutto quelle finalizzate a cambiare i sistemi di mobilità urbana, togliendo spazio alle auto e lasciandolo a pedoni e ciclisti. E’ il caso della rete ciclabile strategica di Agrigento, finanziata dalla Regione Sicilia con oltre 3 milioni di euro, che permetterà a turisti e agrigentini di muoversi in modo sostenibile e sicuro nel centro urbano; è il caso del Grande Raccordo Anulare delle Bici (GRAB) di Roma, progetto sviluppato da Velolove col contributo di una vasta rete di associazioni e istituzioni: il progetto definitivo è pronto, si aspetta solo l’avvio dei cantieri per offrire a Roma e ai romani un tracciato sostenibile, bello, sicuro sia per gli spostamenti quotidiani che per ammirare punti di interesse noti e meno conosciuti della Capitale. C’è ancora la pista ciclabile sostenibile di Genova, che dal centro punta alle spiagge del Levante; la rete interconnessa di Lecce ispirata alla bicipolitana di Pesaro. Esempi virtuosi si trovano anche in tema di riconversione sostenibile di spazi pubblici degradati: il Parco delle Cave di Brescia, 900 ettari di area naturalistica riqualificata dal Comune attraverso percorsi partecipati; il recupero di alcune aree periferiche ex-industriali di Perugia, realizzato grazie ad un finanziamento di 30 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture. Prato, con il coinvolgimento di cittadini e scuole, sta coltivando la sua giungla urbana, attraverso il progetto Prato Urban Jungle che riqualificherà alcune aree marginali trasformandole in spazi ad alta densità di verde; Milano – a lungo una delle poche metropoli europee senza depuratore – utilizzerà le acque reflue depurate per irrigare gli 800 ettari del parco Nord; Cagliari sta mettendo a dimora sul proprio territorio oltre 300mila nuove piante, grazie a un finanziamento PNRR di 8 milioni di euro. Bologna con la “piazza scolastica” punta a trasformare uno spazio carrabile di circa 700 mq in un luogo di aggregazione, promuovendo sistemi di mobilità sostenibile. Sono solo alcuni esempi del dinamismo delle città italiane che provano a costruire una transizione ecologica a misura di cittadino.

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