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RarEarth recupera le terre rare dai mezzi elettrici

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Recuperare terre rare dai motori dei mezzi elettrici a fine vita: è la scommessa di una start up milanese che ha sviluppato una tecnologia innovativa di riciclo diretto. Ed è pronta a realizzare il primo impianto industriale in Italia.

Biciclette elettriche, scooter e monopattini elettrici a fine vita potrebbero diventare una nuova miniera di terre rare. Recuperarle è la scommessa di RarEarth, startup con sede a Milano, e dei suoi due giovani fondatori, che hanno deciso di puntare tutto sull’economia circolare.

Sono i magneti dei motori a contenere le terre rare. Parliamo di magneti NdFeB, realizzati in una lega di neodimio, ferro e boro e diventati ormai fondamentali in elettronica, per la produzione di computer e cellulari ad esempio, ma anche per la mobilità elettrica, gli elettrodomestici o le pale eoliche.

Non a caso le terre rare (un gruppo di 17 elementi chimici) sono state inserite dall’Unione europea nell’elenco delle materie prime critiche. Non tanto per la loro scarsità, quanto per la loro importanza cruciale per la transizione ecologica e digitale, in un contesto che presenta rischiosi squilibri globali tra domanda e offerta, dato che la quasi totalità della produzione globale di metalli di terre rare si trova in Cina.

Come funziona la tecnologia di RarEarth

RarEarth ha sviluppato una tecnologia innovativa di riciclo diretto, basata su tre brevetti, che consente di estrarre in modo efficiente e veloce i magneti dal motore elettrico di un veicolo a due ruote tramite un processo termico e di smontaggio automatico; poi, attraverso un processo chimico vengono eliminate dai magneti le impurità presenti per ottenere la lega magnetica pura, contente le terre rare.

“Estraiamo in modo selettivo i magneti dal motore e utilizziamo un processo chimico per ricavare un prodotto pronto per essere utilizzato all’interno di nuovi processi produttivi, essenzialmente per creare nuovi magneti”, spiega Enrico Pizzi, 27 anni, ingegnere e inventore del metodo insieme al suo ex compagno di università Gianluca Torta, chimico di 28 anni.

Il metodo è, secondo i suoi fondatori, estremamente efficace. Sia perché in grado di estrarre e riciclare il 100% delle terre rare contenute all’interno del motore recuperato, sia perché i materiali una volta trattati (con reazioni chimiche che non generano alcun sottoprodotto, quindi nessun rifiuto) possono essere riusati direttamente per la produzione di nuovi magneti.

La start up produce già chili di prodotto, che viene testato dai suoi partner produttori di magneti. Ma lo sviluppo del progetto è ancora allo stadio di prototipo e l’auspicio del team RarEarth, di cui fa parte anche Davide Luzzi come responsabile di processo, è che possa essere realizzato quest’anno un primo impianto su scala industriale per il riciclo di terre rare da motori elettrici, da costruire in Italia.

Il riciclo potrebbe soddisfare il 75% della domanda Ue di terre rare al 2050

Da un motore elettrico a fine vita RarEarth è in grado di recuperare, oltre alle terre rare, anche la frazione di rame, alluminio e ferro. Massima circolarità e riciclo di tutti i materiali è il punto chiave della mission di questi giovani imprenditori, che vedono nel riciclo dei rifiuti un’alternativa possibile all’estrazione mineraria.

Attualmente, il tasso di riciclo globale di terre rare è inferiore all’ 1%. I motori elettrici vengono triturati e trattati meccanicamente per separare i metalli ferrosi dalla frazione non ferrosa, e durante questo processo, i magneti NdFeB vengono diluiti e non recuperati.

I rifiuti di magneti NdFeB sono risorse che RarEarth propone alle aziende di valorizzare. L’Europa è uno dei maggiori consumatori di prodotti che contengono questo tipo di magneti e entro il 2030 si stima che ci siano circa 15 milioni di veicoli elettrici a due ruote a fine vita.

La tecnologia brevettata da RarEarth – secondo le stime della start up – consentirebbe di riciclare materiale per soddisfare il 10% della domanda interna europea. Inoltre, oltre il 75% della domanda europea di elementi di terre rare potrebbe essere soddisfatta dal riciclo nel 2050.

La legge europea sulle materie prime critiche

“Il nostro obiettivo primario – scrive RarEarth su Instagram – è contribuire alla creazione di una catena diapprovvigionamento nazionale di materie prime più resiliente e sostenibile”.

Obiettivo che ben si inserisce nel panorama europeo, dove quest’anno entrerà in vigore la Legge sulle materie prime critiche, finalizzata a garantire all’Unione un approvvigionamento sicuro, diversificato e sostenibile di materie prime critiche, essenziale per la competitività europea, nonché per la difesa e l’aerospazio.

Gli obiettivi per il 2030 fissati dall’Unione europea in merito al consumo annuale di materie prime strategiche sono ambiziosi:

  • capacità di estrarre il 10%;
  • lavorare il 40%;
  • riciclare il 25%;
  • diversificare le importazioni, in modo da non dipendere da un’unica fonte di approvvigionamento per più del 65% del suo consumo.

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