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La grande scommessa green della rigenerazione degli aeroporti dismessi

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Dalla rigenerazione degli aeroporti Tempelhof e Tegel di Berlino, al progetto di trasformare Ellinikon di Atene nel più grande parco costiero d’Europa. Crescono i casi di riqualificazione degli aeroporti dismessi, che ha grandi potenzialità in termini di restituzione di suolo e strutture alle comunità locali.  

Berlino fa le cose in grande. Dopo la riconversione dell’aeroporto di Tempelhof, nel 2010, nel più grande parco urbano della città, ora arriva la rigenerazione di Tegel, per decenni il principale aeroporto internazionale della capitale, chiuso definitivamente a novembre 2020 dopo l’inaugurazione del nuovo aeroporto di Berlino Brandeburgo. Il progetto, denominato Berlin TXL, è davvero ambizioso: 8 miliardi di euro e circa 20 anni di lavori per trasformare l’intera area aeroportuale, di 495 ettari, in un nuovo quartiere residenziale di 5mila appartamenti, lo Schumacher Quartier, con annessi campus universitario per l’innovazione e parco industriale, The Urban Tech Republic, destinati a circa 5mila studenti e mille imprese. Una smart city, tutta all’insegna dell’hi-tech e dell’ecologia. Progettato per essere a zero energia, il sito sarà alimentato esclusivamente da energia autoprodotta, tra fotovoltaico, geotermico, biogas e calore generato dalle attività industriali. L’area residenziale – le cui case saranno realizzate in legno di provenienza locale, con tetti ricoperti di verde – dovrebbe essere il più grande quartiere di edifici in legno al mondo: un progetto pilota innovativo e sostenibile. Secondo i principi delle città spugna, l’acqua non confluirà nelle fognature ma sarà trattenuta e riutilizzata. Le strade saranno prive di auto e il progetto incoraggia l’uso di biciclette e scooter. Ma verranno realizzati anche impianti sportivi e scuole, negozi e ristoranti affinché l’eco-quartiere non sia un dormitorio. Anche se l’integrazione del sito nella città fa parte della sfida, perché Tegel è situato a 8 km a nord ovest del centro di Berlino e non ha un collegamento ferroviario. I lavori sono già iniziati e i primi inquilini dovrebbero potersi installare nei nuovi appartamenti nel 2027. Mentre l’ateneo della Beuth Hochschule, l’Università statale di scienze applicate, dovrebbe trasferirsi nell’emblematico terminal A, esagonale, entro l’anno successivo. I terminal di Tegel, di architettura brutalista, sono considerati monumenti storici: l’aeroporto fu infatti costruito dall’ex Germania Ovest, con l’aiuto degli americani e dei francesi, in soli 90 giorni durante il blocco sovietico di Berlino nel 1948-1949 e garantì i rifornimenti alla popolazione di Berlino Ovest. Operò voli civili a partire dal 1960. Il terminal B diventerà un centro per le startup e il terminal D un hub con laboratori. Le nuove strade e i marciapiedi in prossimità dei terminal saranno realizzati con il cemento riciclato delle piste di aviazione.

Atene: l’Ellinikon diventa il più grande parco costiero d’Europa

Altro progetto ambizioso, avviato dopo un ventennio di preparativi amministrativi, è la riconversione dell’aeroporto internazionale Ellinikon di Atene, dismesso nel 2001 e usato come sede dei giochi olimpici nel 2004. I suoi 243 ettari sono destinati a diventare il più grande parco costiero d’Europa: l’Ellinikon Metropolitan Park. Che farà da parco, parco giochi e centro culturale per la città di Atene; aumentando, tra l’altro, del 44% la dotazione di spazi aperti per abitante della capitale greca. Sono state selezionate 86 specie di alberi per la loro adattabilità al particolare profilo del suolo dell’area, che oltre 30mila nuovi alberi trasformeranno in un hotspot di biodiversità. Il sito ha una storia stratificata, dagli insediamenti preistorici alla costruzione dell’aeroporto nel 1938: due piste e affaccio sul mare, a 7 km a sud della capitale. Anche qui si è deciso di mantenere viva, in parte, la memoria del passato. Anche qui il cemento proveniente dalle piste dell’aeroporto verrà riutilizzato, sia per raccontare un pezzetto di storia, sia per ridurre l’impronta di carbonio della riconversione. E si punta a raggiungere la neutralità climatica del parco metropolitano nel giro di 35 anni. Anche in questo caso il progetto prevede la conservazione della struttura del terminal est, disegnata dall’architetto e designer finlandese Eero Saarinen, che conta tra i suoi edifici più noti anche il terminal della TWA dell’aeroporto Kennedy di New York. La hall sarà riutilizzata come spazio per eventi, al centro del progetto. Un progetto che gioca sull’equilibrio tra la fruizione di attività culturali e il ripristino di un habitat vitale in funzione di mitigazione climatica. La scarsità d’acqua, per esempio, è un problema e il fabbisogno idrico per l’irrigazione verrà soddisfatto interamente con acqua recuperata.

Hong Kong: il Kai Tak come polo di rigenerazione

Spostandosi a est, il Kai Tak International Airport di Hong Kong, attivo dal 1925, celebre per le difficili procedure di avvicinamento a causa dei grattacieli e delle colline confinanti, e chiuso nel 1998 con l’apertura del nuovo aeroporto internazionale, è stato rigenerato a partire dal 2014 con una serie di iniziative. Sono stati realizzati, nel riconvertire le piste, il Kai Tak Runway Park e il Kai Tak Sky Garden, spazi pubblici e di respiro in una delle aree più densamente urbanizzate e popolate al mondo, ma anche un terminal per navi da crociera. Vi è attualmente in fase di realizzazione anche il Kai Tak Sport Park, che comprenderà due stadi, palestre e altre infrastrutture sportive e che dovrebbe essere pronto nel corso del 2024.

Rigenerazione degli aeroporti: quali sono le potenzialità

Il numero degli aeroporti dismessi che hanno grandi potenzialità in termini di restituzione di suolo e strutture alle comunità è alto. Solo nel nord America, più di mille aeroporti abbandonati potrebbero essere riutilizzati, come già sta avvenendo a Toronto con la riqualificazione di Downsview e a San Antonio in Texas per la base aerea di Brooks City. O con la rigenerazione dello Stapleton international airport a Denver in Colorado, trasformato dopo la sua chiusura nel 1995 in un quartiere residenziale dove svetta la vecchia torre di controllo. E in Italia? A voler giocare la partita, la rigenerazione degli scali abbandonati potrebbe essere una sfida importante per il territorio. Il nostro Paese conta infatti un numero prodigioso di aeroporti, tra civili e militari, più o meno in funzione. Emblema di abbandono, per citarne solo uno: l’aeroporto militare di Trapani Milo, da tempo in disuso e diventato ormai solo un’area urbana depressa. La pista, ancora visibile, venne tagliata in due dalla costruzione dell’autostrada Alcamo-Trapani nel 1976. I locali, dopo aver accolto l’Agenzia spaziale italiana, poi un comando dei Vigili del fuoco ed essere serviti, infine, da centro di identificazione ed espulsione per migranti e hotspot, sono stati definitivamente chiusi nel 2020. Più incoraggiante, invece, il parziale recupero dell’aeroporto militare di Centocelle a Roma. Mentre per capire il numero di scali in funzione, con traffico variabile, basti pensare alla Puglia dove sono quattro: Bari, Brindisi, Foggia e Taranto Grottaglie. Non è detto che la chiusura sia la soluzione. Ma per combattere emissioni, inquinamento e consumo di suolo, migliorando la qualità dei territori, razionalizzazione e rigenerazione di certo non guasterebbero.

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