Sono decenni che gli spazi esterni delle nostre case sono protetti da due specie vegetali: Lauroceraso e Photinia. Queste varietà dominano incontrastate nel mercato degli arbusti da delimitazione. Belle da vedere e facili da curare, promettono privacy e semplice manutenzione. Segnano i confini del nostro giardino come un muro: una barriera immobile e immutabile, dodici mesi all’anno.
Questi muri verdi, in realtà, a fronte della semplicità e praticità che ci offrono, ci presentano un conto piuttosto salato da pagare. Sono infatti veri e propri deserti biologici. Una monocoltura di Lauroceraso offre poco o nulla alla fauna locale. Consuma risorse in modo inefficiente e può ammalarsi facilmente. Esiste un’alternativa antica, oltre che straordinariamente vitale, a questa specie: la siepe campestre. È possibile optare per una siepe mista autoctona. Non si tratta soltanto di una differenziazione estetica, bensì di un vero e proprio progetto di rigenerazione alternativa.

Il problema del muro verde: perché le monocolture sono tanto fragili
Il desiderio di privacy e isolamento ci ha portato a preferire siepi composte da un’unica specie. Lauroceraso e Photinia, alte e coprenti, ci garantiscono quella tranquillità e quella protezione da sguardi indiscreti che desideriamo, quando siamo in casa. Questo ragionamento, umano e comprensibile, si pone in diretta contrapposizione con i sistemi naturali, i quali privilegiano la complessità e avversano l’unità di una monocultura. Inserire una siepe mista trasformerà il nostro giardino di casa in un importante tassello dei corridoi ecologici urbani.
Effetto barriera contro ecosistema
Le siepi formali richiedono un massiccio intervento umano per restare perfette. Naturalmente, non si tratta di nulla che uno scafato giardiniere, o un comune cittadino con un minimo di pollice verde, non possano portare rapidamente a conclusione, se dotati dei giusti utensili. Bisogna però mettere in conto, come ben sa chi possegga un giardino delimitato, potature geometriche frequenti; irrigazioni abbondanti e – spesso – trattamenti chimici invadenti contro i parassiti che proliferano, proprio grazie alla vicinanza di piante identiche.
La siepe campestre, invece, imita il margine del bosco e non richiede tutte queste attenzioni. Essendo composta da specie diverse, si autoregola. Nel caso in cui una singola pianta della composizione subisse uno stress, le altre specie vicine manterrebbero la struttura della barriera e la siepe campestre resterebbe in buona salute.

La perdita di biodiversità nelle siepi di un’unica varietà
Secondo le guide di birdgardening pubblicate dalla Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli (LIPU), il declino nella presenza di volatili urbani è strettamente legato alla scomparsa di insetti e bacche. Una siepe di Lauroceraso, dalle foglie coriacee e dai frutti spesso tossici, o comunque poco appetibili, non offre fiori per gli impollinatori, né protezione reale per i nidi. Si tratta di una coltura che ben sintetizza questa problematica.
Piantare alternative al lauroceraso o insediare una siepe campestre significa restituire una casa e un supermercato, se così vogliamo definirlo, a pettirossi, merli e cince. Queste specie, in cambio, ci aiuteranno a controllare, naturalmente, i parassiti dell’orto.
La ricetta del bosco: come comporre una siepe campestre perfetta
Creare una siepe campestre che sia un vero e proprio trionfo di biodiversità richiede una pianificazione che guardi, con una certa attenzione, al calendario della natura. L’obiettivo è, naturalmente, mantenerla fiorita tutto l’anno. Per riuscirci, è utile essere in grado di offrire una dispensa sempre ben fornita agli animali. Saranno infatti uccelli, decompositori, impollinatori e tutte le altre specie che dimorano negli arbusti e nei piccoli fusti a porsi come antiparassitario naturale, tenendo lontane le specie nocive dalla siepe che avranno eletto a propria dimora.
Il mix di specie e la regola del 3×3
Per un risultato ottimale, non piantiamo le essenze della nostra siepe campestre a caso. Seguiamo la regola della varietà e mettiamo a dimora, nella composizione che andremo a collocare nel nostro giardino:
- specie da fiore: preposte a nutrire api e farfalle nelle stagioni di impollinazione, dunque in primavera e estate;
- specie da bacca: le quali avranno invece il compito di garantire adeguato sostentamento agli uccelli durante il gelo invernale;,
- Specie sempreverdi o marcescenti: Per mantenere la privacy anche nei mesi freddi e tenerci al riparo da sguardi e attenzioni indiscrete e indesiderate.
Per curare al meglio le piante, mettiamo in pratica la cosiddetta regola del 3×3. Si tratta di una formula piuttosto semplice, legata al mantenimento dell’equilibrio tra i tre elementi vitali per ogni specie verde: acqua, luce e terreno fertile, A questi cardini uniamo altrettanti fattori di adattamento che le piante stesse sviluppano: la forza o la resistenza specifica di specie; la stagionalità e il luogo in cui vengono collocate, in termini di clima ed esposizione.
Dosando luce, acqua e disponibilità di terreno secondo un calcolo che consideri le esigenze di ogni specie, (una pianta grassa e una felce, ad esempio, hanno bisogni piuttosto diversi); il periodo dell’anno che si sta attraversando, e cambia naturalmente le necessità della pianta, che chiederà più acqua in estate e meno in inverno e le condizioni specifiche del giardino, il quale potrebbe trovarsi in zona sempre soleggiata o generalmente ombrosa, si massimizzerà il potenziale di ogni singola specie. Di conseguenza, la nostra siepe campestre sarà più vigorosa e in salute. 3 elementi vitali per 3 fattori di sopravvivenza e adattamento. Da qui, il nome della regola.

Le migliori specie autoctone italiane per una siepe campestre
Consultando i vivai forestali regionali, alleati chiave nella riforestazione delle città, così come in quella dei giardini privati, è facile verificare quali siano le specie regine per il nostro clima; quelle varietà che non dovrebbero mancare all’interno di una siepe campestre.
- Biancospino (Crataegus monogyna): la pianta perfetta. Offre nuvole di fiori bianchi che rappresentano un vero e proprio paradiso per api e altri impollinatori, oltre a spine protettive che ospitano, in sicurezza, i nidi dei piccoli passeriformi.
- Rosa canina: gradevole e profumata. Regala fiori semplici e bellissimi, seguiti da bacche che diventano cibo per uccelli selvatici, come i cinorrodi, e sono ricche di vitamina C. Resisteranno per tutto l’inverno e rappresenteranno una fonte di sostentamento importante per i volatili che non migreranno.
- Sanguinello (Cornus sanguinea): apprezzato per il colore rosso acceso dei suoi rami invernali, che gli danno il nome, dona luce al giardino nel grigiore del paesaggio invernale.
- Ligustro (Ligustrum vulgare): sempreverde leggero e perfettamente in grado di adattarsi a climi e morfologie più disparati. Produce piccoli frutti molto amati dalla fauna.
| Specie | Funzione Principale | Tipo di Foglia |
| Biancospino | Protezione e nettare | Decidua |
| Rosa canina | Bacche invernali | Decidua |
| Ligustro | Copertura e privacy | Semisempreverde |
| Acero campestre | Struttura e colori autunnali | Decidua |
Gestione e manutenzione: più forbici e meno tagliasiepi
Tra le principali questioni che rendono la siepe campestre meno diffusa c’è la falsa convinzione che essa sia disordinata e difficile da gestire. Si tratta di una credenza sbagliata e rappresenta un mito da sfatare. Questo arbusto richiede una manutenzione considerevolmente meno impegnativa rispetto a quella di un muro di Lauroceraso, che lascerà più spazio alla creatività di ognuno.
La potatura dolce
Dimentica il tagliasiepi elettrico, quello che squadra tutto come un blocco di cemento velocemente e in maniera asettica. La siepe mista si cura attraverso la cosiddetta potatura dolce. Si interviene con le forbici per rimuovere i rami secchi, o per contenerne lo sviluppo eccessivo, con cura e rispettando forma e sagoma di ogni pianta. Questo permette alle specie di fiorire, oltre che di fruttificare sui rami dell’anno precedente, cosa che non accadrebbe con una potatura drastica e geometrica, pensata per dare origine a profili squadrati che appagano lo sguardo dell’uomo, ma non l’estro di Madre Natura.

Sostituendo un muro verde con una siepe mista è possibile trasformare radicalmente il confine del nostro terreno. Da limite statico possiamo renderlo ecosistema pulsante. Si tratta di portare a compimento un investimento consistente sulla resilienza del nostro giardino, e di fornire un aiuto concreto alla natura che ci circonda. I primi mesi dell’anno, gennaio e febbraio, sono ideali per piantare. Puoi creare la tua siepe campestre acquistando piante in vivaio, scegliendo quelle cosiddette a radice nuda. Risparmierai notevolmente rispetto all’opzione in vaso e garantirai loro un attecchimento profondo e naturale, prima dell’arrivo del caldo estivo.




