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Il verderame è tossico? Quali sono i rischi per la salute e gli animali? 5 alternative sicure

Tossicità del verderame in agricoltura: una pianta appena germogliata
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Il verderame, un fungicida di importanza capitale per l’agricoltura, è tossico per l’ambiente. Si accumula nel suolo e può essere dannoso per l’uomo se inalato o ingerito. Può causare irritazioni e alterare la normale funzionalità biologica. Va impiegato con cautela, rispettando dosi e normative, al fine di mitigare i rischi. 

Sulla tossicità del verderame, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) si è espressa più volte, in maniera netta. Il prodotto è tossico. Il fungicida rameico, noto anche con il nome di ramato, è un noto anticrittogamico. Si compone di idrossido, ossicloruro e gluconato, tutti a base di rame. Tale materiale viene utilizzato in agricoltura da tempo immemore, per via del suo potenziale antibatterico. Ciononostante, data la sua tossicità, sarebbe bene sostituirlo con alternative più sostenibili. Le descriveremo nelle prossime righe.

Piselli sfusi puliti dal verderame
Oggi più che mai è necessario limitare al massimo il nostro consumo di pesticidi come il verderame

Il verderame fa male?

Spesso si utilizza il verderame con eccessiva leggerezza, considerandolo sicuro. La realtà, però, è che il rame è un metallo pesante, con una classificazione di pericolo ben precisa. Sebbene sia ammesso in agricoltura biologica, non è una sostanza innocua. Se usato in modo improprio può comportare rischi seri per l’uomo, gli animali domestici e la biodiversità del suolo.

Il contatto con la polvere o la soluzione liquida del verderame è fortemente irritante per occhi e pelle. Dà origine a dermatiti da contatto e congiuntiviti acute. Qualora fosse ingerito accidentalmente, può causare gravi danni gastrointestinali e, in dosi elevate, problemi epatici e renali

Sintomi e rischi per l’uomo e per gli animali

In base a quanto evidenziato, si tratta di un prodotto da impiegare con tutte le dovute attenzioni. Il solfato di rame di cui il pesticida si compone è pericoloso per il suolo e per le fonti d’acqua circostanti. A detta dell’EFSA, esseri umani e animali farebbero bene a non inalare mai i vapori del verderame. In caso di sospetta esposizione eccessiva o ingestione, è fondamentale riconoscere subito i segnali di allarme e i sintomi della sua azione.

Tossicità del verderame, un agricoltore innaffia le sue piante
La tossicità del verderame, prodotto utilizzato anche in agricoltura biologica, è stata confermata

Per l’uomo: inalazione e contatto

Relativamente all’essere umano, l’inalazione della polvere durante la preparazione della miscela è il rischio più comune. Tra i sintomi più riconoscibili abbiamo si riconosce subito il sapore metallico in bocca; una fastidiosa tosse; l’irritazione delle vie respiratorie e – nei casi più gravi – l’insorgenza della cosiddetta febbre da fumi metallici, una patologia da non sottovalutare che si manifesta con brividi e dolori muscolari simili a quelli dell’influenza.

Cane e gatto: sintomi di avvelenamento e cosa non fare

I nostri animali domestici sono particolarmente vulnerabili all’intossicazione da verderame. Spesso camminano nell’orto appena trattato e poi, inconsci della presenza del prodotto, si leccano le zampe. 

I sintomi che ci comunicano il possibile avvelenamento sono vomito di colore blu-verdastro (tipico del rame e immediatamente riconoscibile); diarrea, tremori, debolezza e scialorrea. In caso di intossicazione, facciamo attenzione anon indurre mai il vomito senza aver prima consultato un veterinario. L’azione potrebbe infatti aggravare la condizione clinica. La sostanza, risalendo, può talvolta causare ulteriori irritazioni esofagee all’animale domestico.

È sempre buona prassi quella di tenere gli animali lontani dalle aree trattate, per almeno 24-48 ore, o, comunque, finché il prodotto non sia perfettamente asciutto sulle foglie e, dunque, non in grado di contaminare le zampe dei nostri amici pelosi.

Mappa politica dell'Europa in legno.

Perché l’Unione Europea sta limitando l’uso del rame in agricoltura

L’Unione Europea, già da qualche anno, cerca di limitare, se non proprio bandire, l’utilizzo del verderame. Almeno a parole. Nel 2019 ne era stato consentito l’utilizzo per altri 5 anni. Circa un anno fa, si è prolungato questo termine in attesa dinuovadecisione. Dato il serrato confronto tra Bruxelles e le categorie di agricoltori, relativamente all’accordo con il Mercosur, però, si sta evitando di imporre ulteriori limitazioni e restrizioni al settore.

Le misure attuali stabiliscono limiti piuttosto severi all’utilizzo del verderame. Oggi la soglia massima è quella di 28 chili di rame ogni ettaro, lungo un arco di 7 anni. Questa limitazione si deve a un motivo ben preciso: quello del bioaccumulo. Il rame è un elemento che non scompare. Anno dopo anno e trattamento dopo trattamento si deposita nei primi strati del terreno, contaminandolo. Quando le concentrazioni superano una certa soglia si origina una vera e propria moria di lombrichi, i quali subiscono un arresto delle funzioni vitali dovuto all’azione del metallo pesante.

Alla stessa maniera, il rame in eccesso inibisce l’attività di microrganismi benefici quali funghi micorrizici o batteri azotofissatori e rende la terra morta, oltre che dipendente da prodotti e concimi chimici. Più ilsuolo èricco di vita batterica e libero dalla contaminazione del rame, più resistente sarà alle malattie. Un’agricoltura virtuosa, poco impattante sull’ambiente e dalla visione rigenerativa deve essere in grado di passare dal concetto di sterminare il fungo all’idea di rendere la pianta forte e mantenere il suolo vivo.

Le 5 alternative al verderame per un orto più sano

Per il bene delle coltivazioni resta consigliabile evitare di ricorrere alrame. Esistono valide alternative a questo prodotto. Occorre soltanto imparare a conoscerle. Al fine di rinvigorire la pianta si può fare uso di biostimolanti ad azione corroborante. Essi rafforzano la salute e la resistenza della pianta, agendo da stimolo a livello fisiologico. Tra i più diffusi abbiamo propoli, lecitina di soia o macerato di equiseto. Questi prodotti si impiegano per dare impulsi positivi alla pianta e renderla maggiormente resistente alle patologie.

Allo scopo di massimizzare l’azione dei biostimolanti indicati possiamo affiancarli ad altri prodotti alleati dell’agricoltore, che non contaminino i suoli. Polisolfuro di calcio e bicarbonato di potassio sono due soluzioni naturali contro le malattie fungine. Si può lottare contro i patogenipiantando funghi antagonisti, in grado di contrastare le spore maligne. Sotto questo punto di vista, il Thricoderma harzianum e l’Ampelomyces quisqualis sono alleati delle nostre coltivazioni.

Non trascuriamo neppure le possibilità che ci vengono offerte dalla prevenzione. I cosiddetti trattamenti elicitori simulano la presenza del patogeno e sollecitano la pianta a innalzare le proprie difese naturali. Di fatto, si comportano seguendo lo stesso principio dei vaccini per gli organismi animali. Nello specifico, disponiamo di numerose soluzioni naturali, che agiscono in modo meccanico o biologico, senza lasciare residui tossici.

Un recipiente pieno di Zeolite o polvere di roccia

Zeolite cubana: l’asciugante naturale che previene le muffe

La zeolite, conosciuta anche come polvere di roccia micronizzata, rappresenta un prezioso alleato in agricoltura biologica e sostenibile. La sua azione principale è di natura fisica: agisce come un essiccante altamente efficace.

Grazie alla sua elevata capacità di assorbimento, riesce a captare e trattenere l’umidità superficiale presente sulle foglie delle piante. Questa umidità, in condizioni normali, si comporta come una ideale incubatrice naturale per lo sviluppo e la proliferazione di agenti patogeni. Rimuovendo l’acqua libera, la zeolite impedisce efficacemente alle spore fungine di idratarsi, germinare e, di conseguenza, infettare i tessuti vegetali. Questo meccanismo previene lo sviluppo delle malattie fungine prima che possano manifestarsi.

Oltre alla sua funzione igroscopica e preventiva contro i funghi, la zeolite crea anche una barriera meccanica protettiva. Una volta irrorata e depositata sulla superficie fogliare, la polvere micronizzata forma uno strato sottile e ruvido. Questo strato:

  1. Inibisce l’azione nociva degli insetti masticatori: la struttura cristallina e l’abrasività della polvere rendono la superficie delle foglie sgradevole o addirittura dannosa per gli apparati boccali degli insetti fitofagi (come alcune larve o coleotteri), scoraggiandoli dal nutrirsi.
  2. Ostacola l’ovideposizione: la barriera fisica rende la superficie meno idonea per la deposizione delle uova da parte degli insetti.

L’utilizzo della zeolite non comporta residui chimici nocivi ed è compatibile con i protocolli dell’agricoltura biologica, offrendo un metodo di difesa naturale, e a basso impatto ambientale, per la protezione delle colture.

una ciotola piena di un preparato di bicarbonato di potassio

Bicarbonato di potassio: la soluzione da cucina contro l’oidio

Il bicarbonato di potassio (KHCO3) rappresenta un presidio molto importante per l’agricoltura e la difesa fitosanitaria delle piante. Non va confuso con il bicarbonato di sodio (NaHCO3), comunemente utilizzato in ambito domestico e alimentare. I due composti, pur avendo una struttura chimica simile, hanno proprietà e, soprattutto, impieghi completamente differenti. Il KHCO3 è dedicato esclusivamente all’uso agricolo.

Il meccanismo d’azione di questo sale è prevalentemente di contatto e si basa sulla sua capacità di interagire direttamente con l’organismo vegetale, in particolare con la superficie delle foglie. La sua applicazione fogliare provoca una modifica del pH sulla cuticola, rendendo l’ambiente superficiale fortemente ostile alla germinazione delle spore e alla crescita dei funghi patogeni. Questo effetto è particolarmente prezioso perché agisce preventivamente e, in alcuni casi, curativamente, interrompendo il ciclo vitale del fungo.

Il bicarbonato di potassio si è dimostrato straordinariamente efficace contro l’oidio, noto anche come mal bianco, una delle più diffuse e dannose malattie fungine che colpiscono un’ampia varietà di colture, dalle orticole alle piante ornamentali e da frutto.

Oltre all’oidio, il bicarbonato di potassio è spesso impiegato con successo anche nel controllo di altri patogeni fungini, come alcune forme di peronospora e la botrite, specialmente quando utilizzato all’interno di una strategia di difesa integrata che prevede la rotazione con altri prodotti e pratiche colturali appropriate. La sua natura, considerata a basso impatto ambientale e dal breve intervallo di sicurezza prima della raccolta, lo rende una scelta privilegiata nell’agricoltura biologica, così come in tutte quelle pratiche volte alla riduzione dell’uso di prodotti chimici di sintesi più aggressivi.

Propoli e oli essenziali per rinforzare le difese

La propoli è un antibiotico naturale prodotto dalle api. Ha svariati usi e si tratta di un toccasana noto e diffuso anche per la cura dell’essere umano. Relativamente alle piante, è in grado di stimolare le loro difese immunitarie, agendo da induttore di resistenza e rafforzandole contro gli attacchi di funghi e spore. 

Gli oli essenziali, in particolare quello estratto dalla cannella o miscelato a partire dal timo, hanno invece proprietà funghicide dirette, che li rendono ancor più letali. Ambedue questi rimedi si pongono come fidi alleati per l’agricoltore e non causano all’ambiente i danni ascrivibili all’accumulo di verderame.

Un ingrandimento microscopico del fungo trichoderma

Trichoderma: il fungo antagonista

Il trichoderma è un fungo benefico, un prezioso alleato in agricoltura e giardinaggio, noto per la sua capacità di agire come antagonista naturale nei confronti di numerosi agenti patogeni che minacciano la salute delle piante e delle coltivazioni. 

Questo microrganismo è in grado di colonizzare attivamente le radici e il suolo circostante, creando una vera e propria barriera protettiva. La sua efficacia si basa su diversi meccanismi d’azione sinergici che lo rendono un agente di biocontrollo estremamente efficiente:

  1. Esclusione competitiva: il Trichoderma occupa lo spazio vitale che altrimenti verrebbe conquistato dai funghi patogeni. Stabilendosi rapidamente e in maniera massiva, sottrae loro lo spazio fisico necessario per espandersi e impedisce l’attecchimento dei patogeni sulle radici.
  2. Micoparassitismo: Agisce come un predatore, “mangiando letteralmente” i funghi nocivi. Attraverso la produzione di enzimi litici (come chitinasi e glucanasi), il Trichoderma è capace di degradare la parete cellulare dei funghi patogeni, portandone alla morte o inibendone la crescita.
  3. Antibiosi: produce metaboliti secondari, alcuni dei quali hanno proprietà antisettiche e antifungine, che bloccano la crescita dei funghi patogeni o ne riducono la virulenza.
  4. Competizione per i nutrienti: il Trichoderma è un organismo estremamente efficiente nell’assorbire e utilizzare le sostanze nutritive presenti nel suolo. Sottraendo ai patogeni le risorse essenziali (come ferro, carbonio e azoto) di cui abbiano bisogno per prosperare, ne impedisce lo sviluppo.

Oltre alla difesa diretta dai patogeni, la colonizzazione del suolo da parte del Trichoderma apporta benefici indiretti significativi alla pianta ospite. Migliorando la struttura del suolo e la disponibilità di nutrienti, stimola la crescita radicale, aumenta la tolleranza agli stress abiotici (come siccità e salinità) e può indurre una “resistenza sistemica acquisita” (SAR), rendendo la pianta più robusta e meno suscettibile alle malattie in generale.

Bacillus subtilis

Come suggerisce il nome latino, il bacillus è un batterio piuttosto minuto, che vive nel suolo e produce sostanze naturali capaci di contrastare peronospora della vite e botrite. È completamente innocuo sia per l’uomo sia per gli animali. La sua opera silenziosa e la sua azione instancabile limitano e ostacolano la comparsa e diffusione di quella brutta muffa grigia, rapida a diffondersi e deleteria per piante e colture, che possono persino soccombere sotto la sua azione.

Le possibilità di difesa naturale delle colture sono svariate e l’impiego del rame dovrebbe essere l’ultima spiaggia, da considerare soltanto in caso di attacchi fungini molto gravi. il trattamento a base di verderame andrebbe effettuato esclusivamente in dosi minime, privilegiando le alternative già elencate di prevenzione quotidiana all’intervento rapido, e senza appello, dell’agente chimico.

Quando usare cosa: tutte le alternative sostenibili al verderame

Operazione agricolaFunzione del verderameZeolite cubanaBicarbonato di potassioPropoliTrichoderma
Difesa antifungina contro spore dannoseAzione fungicida di contatto.Crea una barriera fisica sulla superficie fogliare e ostacola la germinazione delle spore.Inibisce la crescita fungina alterando il pH superficiale.Svolge una azione antimicrobica naturale che riduce la vitalità delle spore.Riduce la pressione dei patogeni nel sistema colturale come azione indiretta.
Controllo di oidio e altri patogeni fogliariFungicida preventivo.Riduce l’umidità superficiale, limitando le condizioni favorevoli ai funghi.Molto efficace nella prevenzione dell’oidio, ma non nel suo trattamento.Supporta la difesa naturale della pianta contro le infezioni fogliari.Non è specifico per i patogeni fogliari.
Protezione delle colture arboreePrevenzione di infezioni batteriche.Protegge le superfici vegetali da ferite e stress ambientale.Indebolisce l’azione dei batteri, ma ha una portata limitata.Compie una attività antibatterica naturale, utile in prevenzione.Migliora la salute generale di pianta e suolo.
Trattamenti su vite e orticoleAzione antimicotica e inibente.Riduce stress idrico e termico, abbassando la suscettibilità alle infezioni.Utilizzabile su diverse colture, anche con trattamenti ripetuti.Agisce da coadiuvante nei trattamenti fogliari.Favorisce un apparato radicale più resiliente alle avversità climatiche e di composizione.
Disinfezione delle superfici vegetaliRiduzione della carica microbica.Innesca un’azione meccanica di assorbimento di umidità e microrganismiNon è efficace per la disinfezione diretta.Si distingue per un’elevata capacità antimicrobica naturale.Non è adatto alla disinfezione delle superfici.
Prevenzione del marciumeControllo patogeni del suolo.Migliora la struttura del suolo, riducendo ristagni idrici.Non è indicato per questo scopo.Non è molto efficace a prevenire l’insorgenza di marciume.È un antagonista diretto dei funghi responsabili del marciume alle radici.
Rafforzamento di pianta e radiciAzione indiretta, non strettamente legata al rame.Rafforza la fisiologia della pianta e l’equilibrio idrico.Non ha alcun effetto diretto di questo tipo.Fornisce supporto secondario alle difese naturali.Stimola la resistenza alle malattie e lo sviluppo delle radici.
Difesa integrataRiduzione degli input chimici esterni.Riduce la necessità di trattamenti fungicidi ripetuti.Si pone come alternativa a basso impatto per trattamenti specifici e mirati.È un coadiuvante naturale nei programmi di difesa.Rappresenta un vero e proprio baluardo della difesa biologica e integrata.

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Mattia Mezzetti

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