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Transizione ecologica a rischio senza svolta sugli imballaggi

plastica
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Il boom del delivery ha fatto impennare l’utilizzo del packaging. La sfida è ridurre drasticamente l’impatto ambientale riprogettando il ciclo di vita dei prodotti e riducendo la quantità di materie prime negli imballaggi

Il rischio di essere sommersi dagli imballaggi e mancare così gli obiettivi della transizione ecologica è reale. L’esperienza pandemica, che da una parte ha accresciuto la sensibilità generale verso i temi della sostenibilità, dall’altra ha visto il boom del commercio elettronico e dell’utilizzo di packaging. Tanto da rendere urgente un radicale cambio di rotta. Le confezioni dei prodotti rappresentano una buona fetta delle fonti di inquinamento, considerando che la loro funzione si esaurisce brevemente e che troppo spesso vengono smaltiti impropriamente. Secondo lo studio “Green packaging market size, share & trends analysis report” realizzato dalla società di consulenza Research and Markets, il mercato mondiale degli imballaggi green crescerà al ritmo del 6% annuo, raggiungendo nel 2028 un valore di 441 miliardi di dollari. La spinta arriverà soprattutto dai consumatori, che sempre più preferiranno i prodotti con packaging sostenibile. Già oggi, secondo una ricerca pubblicata dalla Harvard Business Review, il 65% dei millennials preferisce i brand che sostengono la sostenibilità ambientale e la tendenza è destinata a crescere.

Plastica e carta

Gli analisti di Research and Markets segnalano che il maggiore potenziale di crescita riguarda la plastica, materiale su cui si stanno concentrando ricerche e investimenti finalizzati ad abbatterne l’impatto sull’ambiente. Attualmente il 30% dei rifiuti plastici viene disperso nell’ambiente e altrettanti finiscono in discarica. La quota di riciclo meccanico si ferma al 20%, così come quella del recupero energetico. Le possibilità di innovazione per migliorare questi numeri sono ampie. Dal riutilizzo degli scarti industriali e post-consumo, all’applicazione di soluzioni di intelligenza artificiale per migliorare la selezione dei materiali recuperabili e riciclabili, all’utilizzo di Qr code per facilitare il tracciamento del materiale plastico – dalla creazione fino al suo smaltimento – in modo da individuare dove poter effettuare ulteriori ottimizzazioni. Il secondo materiale più utilizzato è la carta, considerato che molti produttori del food & beverage stanno approntando soluzioni compostabili basate su questo materiale. A dettare la linea sono alcuni big del settore. Come la catena di fast-food Kentucky Fried Chicken, che si è presa l’impegno di eliminare tutti gli imballaggi in plastica non riciclabile entro il 2025, o il colosso dei beni di consumo Procter & Gamble, che si è dato dieci anni di tempo per triplicare i suoi imballaggi riciclabili o riutilizzabili e portarli al 90% del totale. Tra le altre cose, il gruppo americano ha messo a punto bottiglie di shampoo riciclabili, realizzate con plastica raccolta in spiaggia.

Riprogettare il ciclo di vita dei prodotti

Il ricorso a materiali riciclabili o recuperabili attenua ma non annulla l’impatto ambientale. La transizione verso un modello di economia circolare, nel quale le materie prime non esauriscono la loro funzione quando i prodotti che le contengono diventano da buttare, richiede la riprogettazione dell’intero ciclo di vita del prodotto. E la sostenibilità deve diventare il criterio che la orienta, dal design all’impiego di materie prime ed energia rinnovabili. Il Consorzio nazionale degli imballaggi (Conai) sostiene poi che occorre ridurre le dimensioni delle confezioni, in modo da minimizzare la quantità di materia prima necessaria. Il tutto senza dimenticare l’importanza di sensibilizzare i consumatori su un corretto uso dei prodotti e sull’importanza di avviarli a riciclo, a fine vita.

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