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Tutela del suolo: arriva la prima proposta di legge europea

salute del suolo
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La Commissione europea ha presentato la proposta di “Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo” con l’obiettivo di raggiungere lo stato di buona salute dei suoli entro il 2050. Mancano però i target vincolanti. Soprattutto per contrastare la cementificazione.

Per ammissione della stessa Commissione europea, attualmente all’interno dell’Unione i suoli non beneficiano dello stesso livello di protezione giuridica dell’aria e dell’acqua. Per questo la Strategia europea 2030 annunciava una proposta legislativa ad hoc, che è arrivata il 5 luglio scorso e deve passare ora da Europarlamento e Consiglio. La Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo offre una definizione armonizzata di salute del suolo e prevede la raccolta di dati sulla condizione dei terreni europei, per metterli a disposizione in particolare degli agricoltori; punta a rendere la gestione sostenibile del suolo non un’eccezione ma la norma, attraverso la definizione di pratiche positive e negative; mira a portare i livelli di contaminazione dei terreni entro limiti tollerabili per l’essere umano e l’ambiente.

La proposta, sottolinea la Commissione, “non impone obblighi diretti ai proprietari terrieri e ai gestori di terreni, compresi gli agricoltori”. Non prevede vincoli chiari nemmeno in termini di consumo di suolo, nonostante tra gli obiettivi ci sia quello di “azzerarlo o ridurlo” o di minimizzarne gli impatti. Per questo la scelta dell’esecutivo comunitario appare poco coraggiosa. “Il testo della direttiva – osserva Debora Fino, presidente di Re Soil Foundation – rispecchia solo parzialmente gli obiettivi giusti e ambiziosi che l’Unione europea aveva fissato per curare il degrado del suolo, nonostante indubbiamente individui importanti azioni di monitoraggio. La proposta rappresenta quindi un punto di partenza. Ma per tutelare i terreni continentali occorre fare di più”.

Qual è lo stato di salute dei suoli europei

“Il suolo è una risorsa vitale, limitata, non rinnovabile e insostituibile. I suoli sani costituiscono la base essenziale della nostra economia, della nostra società e del nostro ambiente, in quanto producono cibo, aumentano la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favoriscono il nostro benessere. I terreni sani immagazzinano carbonio, hanno una maggiore capacità di assorbire, immagazzinare e filtrare l’acqua e forniscono servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori della bioeconomia non alimentare”. Le prime righe della proposta di Direttiva mettono nero su bianco l’importanza di avere suoli in buona salute.

Ma qual è la condizione dei suoli europei? Si stima che una percentuale compresa tra il 61% e il 73% dei suoli agricoli dell’Unione europea sia affetta da erosione, perdita di carbonio organico, eccesso di nutrienti (azoto), compattazione o salinizzazione (o una combinazione di queste minacce). L’83% dei suoli europei contiene residui di pesticidi e circa il 21% dei terreni agricoli contiene concentrazioni di cadmio che superano il limite fissato per le acque sotterrane. Il 23% soffre di compattazione, che può ridurre la resa delle colture fino al 15%. Ogni anno un miliardo di tonnellate di suolo è portato via dall’erosione, che causa una perdita di produttività valutata attorno a 1,2 miliardi di euro l’anno. Complessivamente, i costi connessi al degrado del suolo sono stimati a oltre 50 miliardi di euro all’anno.

Salute del suolo: gli strumenti per migliorarla

La proposta della Commissione europea mette in campo una serie di strumenti per migliorare la salute del suolo. Innanzi tutto, gli Stati membri dovrannodefinire i soil district (distretti del suolo) omeogeni per tipologia di terreno, condizioni climatiche, uso e copertura. E identificare per ogni distretto un’autorità competente per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Direttiva. Essenziale sarà la raccolta e pubblicazione di dati georeferenziati e omogenei (che avverrà anche grazie al contributo dell’Agenzia europea per l’ambiente e del sistema satellitare Copernicus) sui suoli, che agricoltori e proprietari terrieri potranno utilizzare per applicare i metodi di trattamento più appropriati e aumentare la fertilità e le rese dei terreni, riducendo al tempo stesso il consumo di acqua e di nutrienti. Il monitoraggio regolare e accurato dello stato di salute dei suoli è il cuore del provvedimento: le prime misurazioni andranno effettuate entro 3 anni dall’entrata in vigore della Direttiva e successivamente ogni 5 anni. Gli Stati definiranno pratiche positive e negative per la gestione e appronteranno uno schema di certificazione per la salute del suolo.

Consumo di suolo: dall’Europa nessuna indicazione vincolante per contrastarlo

La proposta della Commissione prevede che gli Stati elimininoo riducano il consumo di suolo, per quanto tecnicamente ed economicamente possibile: selezionando le aree dove la perdita di servizi ecosistemici sarebbe minore; limitando gli impatti sulla capacità di fornire questi servizi e compensandone gli effetti negativi. Ma non si leggono indicazioni vincolanti per contrastare il fenomeno della cementificazione, che in 50 anni ha dimezzato i terreni coltivabili. “Con la Strategia 2030 per il Suolo la Commissione si era data l’obiettivo di riportare in salute tutti i terreni europei entro metà secolo – spiega ancora Debora Fino di Re Soil Foundation – Per riuscirci occorrono azioni concrete e coraggiose e un deciso cambio di rotta, a partire dal consumo di suolo che procede a ritmi insostenibili in molti Paesi, Italia compresa”. I dati dei Paesi su consumo di suolo e impermeabilizzazione dovranno essere forniti alla Commissione ogni anno.

Siti contaminati: in arrivo un registro pubblico europeo

Secondo le stime della Commissione, nell’Unione europea ci sarebbero qualcosa come 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati, eredità delle attività inquinanti. Per affrontare questo problema la Commissione chiede agli Stati di individuare (dopo 4 anni dall’entrata in vigore della Direttiva) tutti i siti potenzialmente contaminati, mapparli e inserirli, insieme a quelli per i quali la contaminazione è acclarata, in un registro pubblico. L’approccio risk based viene indicato per gestire i siti e portare l’inquinamento a livelli accettabili per la salute e l’ambiente. La bonifica, sottolinea la Commissione, deve essere effettuata in linea con il principio “chi inquina paga”, in modo che i costi siano sostenuti dai responsabili della contaminazione.

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