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Un murales per combattere l’inquinamento

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Bellezza e sostenibilità sono alla base dei progetti artistici di Yourban 2030, associazione che realizza murales con eco-vernici e promuove la consapevolezza collettiva.

L’arte come strumento di rigenerazione urbana e sociale. Perché bellezza e sostenibilità devono essere i pilastri di ogni progetto di riqualificazione che voglia riequilibrare il rapporto tra uomo e ambiente. È questa la filosofia di Yourban 2030, associazione no profit che promuove progetti artistici per coinvolgere e fare sensibilizzazione sulle tematiche ambientali più calde, dall’inquinamento al cambiamento climatico. E promuovere un’idea di città come laboratorio di progettazione sulla sostenibilità e di costruzione della consapevolezza collettiva. Veronica De Angelis, imprenditrice che ha costruito la propria professionalità tra Roma e New York, è la fondatrice di Yourban 2030, che ha mosso i primi passi nel 2018.

De Angelis, quale è stato il vostro primo progetto?

“Si chiama Hunting Pollution ed è il murales antismog più grande d’Europa, dipinto su una facciata di 1.000 metri quadri. Si trova a Roma, in via del Porto Fluviale, dove lo street artist Iena Cruz ha raffigurato un airone tricolore su un barile di petrolio, una chiara denuncia contro la devastazione degli ecosistemi. L’opera è stata realizzata con una speciale eco-vernice che, con la luce del sole, attiva un processo simile alla fotosintesi clorofilliana delle piante ed è in grado di catturare e distruggere le sostanze inquinanti presenti nell’aria. Soprattutto quelle prodotte dal traffico automobilistico, che vengono trasformate in sali innocui. Questo tipo di pittura è stata testata per almeno 10 anni ed è in grado di abbattere fino all’89% dell’inquinamento atmosferico, con un’azione paragonabile a quella di un bosco. C’è un messaggio forte: l’arte come elemento di riqualificazione in grado di rendere le città più belle e sostenibili. E un aiuto concreto per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030”.

Quali altri temi avete sviluppato?

“Il murales Outside In è dedicato al movimento LGBTQ ed è stato realizzato con la collaborazione dell’ambasciata olandese e del Circolo Mario Mieli. Ne abbiamo realizzato uno nel sobborgo di Amsterdam – Bijlmer dedicato al gap di opportunità e alle difficoltà che gli immigrati incontrano anche in un Paese piuttosto avanzato sul piano delle politiche di inclusione come l’Olanda. A Roma, nel quartiere di Tor Bella Monaca, l’artista Lucamaleonte ha affrescato la facciata di un palazzo di edilizia popolare. Perché tutti hanno diritto alla bellezza”.

Le novità per l’immediato futuro?

“Sempre a Roma stiamo lavorando a Mosaico digitale: una serie di immagini realizzate in bio-resine, a base di soia, che formano un mosaico. All’interno dell’opera è nascosta una tecnologia, una centralina in grado di fornire una serie di informazioni sulla città, sulla mobilità, sugli eventi. In questo modo il punto dove il mosaico viene installato, nel nostro caso la parete di una stazione della metropolitana, si trasforma in un hotspot di informazioni e un non luogo anonimo può diventare un luogo di incontro e di scambio”.

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Redazione

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