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Rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente, ecoreati in crescita

L’edilizia abitativa vale metà dell’impronta materiale europea
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Pubblicato il nuovo lavoro di monitoraggio “Rapporto Ecomafia 2025” di Legambiente sui crimini ambientali, scritto in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, registrando un pericoloso trend in crescita in tutti i settori, con un fatturato illegale che supera i 9,3 miliardi. Riflesso di una pressione ecocriminale ancora troppo forte nel paese ma anche il segno di un’azione repressiva sempre più incisiva.

Per la prima volta da quando Legambiente ha iniziato la sua attività di censimento dei crimini ambientali, sempre in stretta collaborazione con tutte le forze dell’ordine, nel 2024 è stato abbattuto il muro dei 40 mila reati, essendosene contati 40.590, con un incremento rispetto all’anno precedente di oltre il 14%. Con una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora, e parliamo solo di quanto emerso dall’attività repressiva. Un paese ancora nella morsa degli ecocriminali, quindi.

È solo uno degli aspetti più eclatanti del nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2025. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente), scritto insieme alle forze dell’ordine e agli altri attori istituzionali impegnati ogni giorno nella tutela ambientale, come l’Ispra (l’Agenzia di ricerca ambientale per conto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

L’analisi del crimine ambientale

Un lungo rapporto che si snoda lungo tutte le infinite declinazioni del crimine ambientale, tracciando linee evolutive e modus operandi nei singoli settori, dal ciclo illegale dei rifiuti a quello dell’edilizia, per continuare con l’agromafia e i crimini agroalimentari e con il saccheggio ai beni culturali, e ancora incendi boschivi, maltrattamento degli animali e loro sfruttamento illecito, traffici di gas climalteranti (F-gas), di pesticidi, di olii esausti, e così via.

Lavoro che serve per avere una mappatura accurata sulle forme di aggressione ambientale, utile anche per approntare risposte sempre più adeguate da parte dello stato, a cui prova a dare un contributo la stessa Legambiente, che apre ogni rapporto con un elenco di proposte concrete (questa volta sono 12) che chiedono principalmente al legislatore interventi mirati per colmare quelle lacune che ancora oggi lasciano troppi margini d’azione agli ecocriminali.

Seguendo un filo lungo decenni, l’edizione di quest’anno è dedicata al 30ennale della scomparsa del Capitano di Fregata Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti. Una morte per “causa tossica” mai chiarita veramente, su cui si chiede giustizia, che ha lasciato un segno indelebile nella ricerca della verità su quei fenomeni criminali, ancora oggi senza veri colpevoli.

I dati del Rapporto Ecomafia 2025

Come si accennava, crescono i reati ambientale, compresi i delitti ambientali, ovvero quelli più gravi previsti dal titolo VI-bis del Codice penale (introdotto nel 2015 grazie alla legge n. 68), di cui se ne sono contati nell’ultimo anno 971 contestazioni, con un incremento del 63% rispetto al 2023, con il corollario di 1.707 persone denunciate (+18,9%) e 79 arrestate. Tra questi delitti si sono registrati 299 delitti di inquinamento ambientale e 16 di disastro ambientale, insieme a 8 casi di impedimento al controllo, 4 di omessa bonifica e 105 di traffico organizzato di rifiuti.

La filiera del cemento

Accorpando tutte le fattispecie di reati ambientali (previsti soprattutto nel Dlgs 152/2006, meglio noto come Testo unico ambientale), è da sottolineare che il maggior numero si riscontra nella filiera del cemento (dall’abusivismo edilizio alla cave illegali fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche) con 13.621 illeciti accertati nel 2024, +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale. Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti ben 11.166, +19,9%, e quelli contro gli animali con 7.222 illeciti penali (+9,7%).

Il ciclo illegale dei rifiuti

Rispetto al ciclo illegale dei rifiuti, l’escalation negli ultimi due anni è valutata nel Rapporto “davvero preoccupante, con un incremento tra il 2022 e il 2024 dell’86% degli illeciti penali. Aumentano nel 2024 anche il numero delle persone denunciate (+12%) e soprattutto il valore dei sequestri effettuati, per 408 milioni di euro (+33%)”. Per quanto riguarda le ordinanze di custodia cautelare, “dopo il vero e proprio boom del 2023, quando erano state ben 247, con un +162,7% rispetto al 2022, nello scorso anno sono state 141, confermandosi comunque come l’attività criminale in cui, grazie soprattutto al delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, si registra il maggior numero di arresti”.

I reati contro il patrimonio culturale

Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale (dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere), se ne sono verbalizzati 2.956, + 23,4% rispetto al 2023. Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, si registra anche qui un aumento di infrazioni (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%). Così come aumentano anche i reati contro gli animali, dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti, con 7.222 illeciti penali (+9,7%).

Gli illeciti amministrativi

A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024, accanto agli illeciti penali sono risultati in crescita anche degli illeciti amministrativi, essendosene contati 69.949 (+9,4%), che portano il computo complessivo di illeciti (penali e amministrativi) a quota 110.539, cioè quasi 303 al giorno (12,6 ogni ora), un’enormità che la dice lunga sulla pressione ecocriminale che ancora attanaglia il nostro paese. 

La corruzione ambientale

All’aumento dei reati contro l’ambiente corrisponde nel 2024 anche la crescita delle inchieste sui fenomeni corruttivi negli appalti pubblici, analizzati da Legambiente per le loro conseguenze ambientali: 88 quelle censite dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025, (+17,3% rispetto allo scorso Rapporto), che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi, come quelli dei

rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese. Poco meno della metà delle indagini, il 46,6%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

Il business dell’ecomafia

Il giro d’affari nel 2024 delle ecomafie sale a 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi rispetto al 2023), mentre cresce anche il numero dei clan coinvolti, che raggiungono quota 389, ben 11 in più rispetto a quelli censiti nell’edizione precedente. Nel Rapporto si legge che “i reati contro l’ambiente sono l’humus in cui proliferano, insieme alla corruzione, gli interessi e i profitti dei clan mafiosi, che “investono” il loro peso specifico e spesso le risorse accumulate con le attività “tradizionali”, come i traffici di droga o le estorsioni, nelle diverse filiere dell’ecomafia”. Un sistema collaudato che consente anche di sviluppare relazioni e affari con la politica, grazie al voto di scambio, ma soprattutto con il mondo imprenditoriale, attraverso il riciclaggio di capitali di provenienza illecita e l’evasione fiscale.

I dati regionali

A livello territoriale, se il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), la Campania rimane, come da tradizione, quella con il numero più alto di illeciti penali, ben 6.104, pari al 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti. Segue la Puglia con 4.146 reati, che registra però il maggior numero di arresti (69), poi la Sicilia con 3.816 reati, la Calabria (3.215) per arrivare al Lazio (2.654) – che registra una crescita del 20,6% rispetto al 2023 –, alla Toscana (2.587) e alla Sardegna (2.364), mentre la prima regione del Nord per numero di illeciti si conferma la Lombardia (2.324), seguita dal Veneto (1.823) e dalla Liguria (1.720).

I dati provinciali

A livello provinciale, per contare solo le prime dieci per numeri assoluti, Napoli con 2.313 illeciti si conferma al primo posto della classifica, seguita da Bari (1.526), Salerno (1.321), Roma (1.021), Cosenza (963), Avellino (906), Palermo (774), Genova (723), Foggia (719) e Ancona (704).

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