La nuova tabella di marcia si impegna a definire molte delle priorità tra la fine del 2025 e il 2027, accorciando i tempi necessari per assicurare, operativaemnte, un’effettiva transizione ecologica della nostra economia
In vista della fine del 2025, il Dipartimento Sviluppo Sostenibile del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) ha aggiornato la relazione sullo stato di attuazione del cronoprogramma della Strategia nazionale per l’economia circolare adottata nel settembre del 2022. Il Cronoprogramma individua “azioni, obiettivi e misure da perseguire nella definizione delle politiche istituzionali per assicurare un’effettiva transizione verso l’economia circolare, articolandosi in dieci temi, ciascuno dei quali prevede specifici target e relative tempistiche di attuazione”. Esso è infatti sottoposto a specifiche attività di monitoraggio periodico, al fine di verificare le modalità e la tempistica di implementazione dei target individuati.
Dalla relazione aggiornata al 31 ottobre 2025 emerge, infatti, che sono stati raggiunti 66 obiettivi su 104 posti all’inizio (63%), ovvero 24 obiettivi (23%) sono in fase di attuazione, mentre 14 obiettivi (14%) sono ancora da attuare entro i prossimi due anni.
I dieci temi oggetto del cronoprogramma
- Governance della strategia.
- Nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti.
- Incentivi fiscali a sostegno delle attività di riciclo e utilizzo di materie prime secondarie.
- Revisione del sistema di tassazione ambientale dei rifiuti al fine di rendere più conveniente il riciclaggio rispetto al conferimento in discarica e all’incenerimento sul territorio nazionale.
- Diritto al riutilizzo e alla riparazione.
- Riforma del sistema EPR (Extended Producer Responsability) e dei Consorzi attraverso la creazione di uno specifico organismo di vigilanza, sotto la presidenza del MASE.
- Supporto agli strumenti normativi esistenti: normativa sui rifiuti (nazionale e regionale), Criteri ambientali minimi (CAM) nell’ambito degli appalti pubblici verdi.
- Sostegno ai progetti di simbiosi industriale attraverso strumenti normativi e finanziari.
- Misure per l’uso del suolo in ottica di economia circolare.
- Misure per l’uso delle risorse idriche in ottica di economia circolare.
Alcuni dei principali target e scadenze al 31 dicembre 2025
Rimango una manciata di settimane per adottare i seguenti provvedimenti:
- Adozione del credito di imposta per i prodotti riciclati;
- Individuazione di misure di sostegno economico a Comuni e Regioni per la prevenzione nella produzione dei rifiuti, per il riuso e l’implementazione della raccolta differenziata, massimizzando la valorizzazione degli scarti non riciclabili nel rispetto degli obiettivi e della gerarchia comunitari;
- Aggiornamento della disciplina dei centri comunali di raccolta dei rifiuti urbani;
- Introduzione di incentivi per la promozione di comportamenti individuali di riduzione dei rifiuti;
- Implementazione di una piattaforma digitale per domanda e offerta di materie prime seconde, in ottica di simbiosi industriale;
- Definizione dei criteri di indirizzo nazionali per l’analisi dei rischi ambientali e sanitari correlati agli impianti di desalinizzazione;
- Emanazione del DPR sul riuso delle acque reflue depurate (originariamente previsto entro il 30 settembre);
- Completamento delle istruttorie tecniche per la predisposizione del testo relativo all’end of waste delle terre di spazzamento stradale;
- Adozione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per la fornitura e il noleggio di computer, tablet e telefoni cellulari;
- Emanazione di un DM per stabilire i criteri per il riparto del Fondo per il contrasto al consumo di suolo;
- Aggiornamento dei CAM per l’Edilizia e per le Infrastrutture stradali.
Altre scadenze al 2026 e 2027
Entro il 31 marzo 2026 dovranno essere adottati i DM sull’introduzione dei regimi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile e per le plastiche non imballaggio, mentre entro giugno 2026 dovranno essere riviste le norme tecniche in materia di bonifica dei siti inquinati, insieme all’aggiornamento dei CAM sul verde pubblico.
Entro la fine dell’anno, invece, dovrà essere disposta “la soppressione del tributo ridotto al 20% della tariffa ordinaria per i rifiuti smaltiti in incenerimento senza recupero di energia, per scarti/sovvalli di impianti di selezione, riciclaggio e compostaggio, e per i fanghi”. Misura prevista, in buona sostanza, per disincentivare ulteriormente i conferimenti in discarica, a beneficio invece di modalità tese alla valorizzazione degli scarti.
Poi dovranno essere definiti gli “interventi normativi per l’eliminazione degli altri sussidi ambientalmente dannosi (SAD)” – da sempre una delle bestie nere delle politiche ambientali –, le modalità e l’entità del finanziamento per la realizzazione di centri per il riuso e la riparazione dei beni di proprietà pubblica (nell’ambito della Misura M2C1 del PNRR), l’approvazione del “Piano d’azione nazionale in materia di consumo e produzione sostenibili, le cui misure puntano a favorire anche il diritto alla riparazione e al riutilizzo” e l’aggiornamento dei CAM su calzature e accessori in pelle e illuminazione pubblica.
Sempre entro fine 2026 il MASE si impegna a “valutare il possibile innalzamento dei tributi speciali previsti per il conferimento in discarica dei rifiuti urbani”, a promuovere la “promozione di campagne di informazione e sensibilizzazione sul riutilizzo delle acque reflue”, la “creazione di una pagina web per la condivisione delle esperienze applicative sul riuso in Italia e all’estero”.
Le tempiste per i nuovi decreti end of waste
Non manca nemmeno un cronoprogramma in merito alle norme che regolano la cessazione della qualifica di rifiuto – end of waste– ai sensi del Dlgs 152/2006, meglio noto come Testo Unico Ambientale (TUA), su specifiche filiere. Provvedimenti attesi da tempo dagli operatori del settore nella speranza di garantire maggiore certezza ed efficienza nelle attività di riciclo.
Si prevende, infatti, che entro fine di quest’anno si arrivi a disciplinare i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto per le “membrane bituminose” e gli scarti in “legno”, mentre servirà un altro anno di tempo per definire i criteri analoghi per le “plastiche miste, i rifiuti tessili, le pile e gli accumulatori (pastello di piombo), i rifiuti in gesso e i rifiuti accidentalmente pescati”; sempre entro questo lasso di tempo si dovrà arrivare all’aggiornamento del regolamento end of waste (Decreto Ministeriale 31 marzo 2020, n. 78) dedicato alla gomma vulcanizzata derivante dagli pneumatici fuori uso (PFU in gergo tecnico).





