Quando si parla di inquinamento automobilistico, il pensiero va immediatamente al tubo di scarico. Tuttavia, mentre le tecnologie motoristiche stanno diventando sempre più pulite, un’altra forma di contaminazione, più insidiosa, opera instancabile sotto i nostri piedi. Ogni volta che guidiamo, l’attrito tra asfalto e gomma consuma il battistrada e genera microplastiche.
Le particelle, note tecnicamente come Tire Wear Particles, spesso abbreviato in TWP, rappresentano un’emergenza ambientale di proporzioni globali, sebbene se ne parli poco. Secondo i dati dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, le polveri generate dall’usura delle gomme sono la seconda fonte mondiale di microplastiche primarie negli oceani. Soltanto il lavaggio dei tessuti sintetici ne genera una quantità superiore. Si tratta di un inquinamento da contatto che non riguarda solo l’acqua, ma anche l’aria che respiriamo. In parti così piccole, il polimero si pone come una componente primaria delle polveri sottili urbane.

Dove finisce la gomma che manca dal battistrada?
Si stima che, ogni anno, un treno di gomme perda mediamente tra 1 e 1,5 kg di peso, a causa dell’usura dovuta alla circolazione. Moltiplicando questo dato per i miliardi di veicoli circolanti, ci troviamo di fronte a una pioggia costante di frammenti polimerici che si staccano dagli pneumatici e finiscono a impattare sull’ambiente e chi lo abita. Quel che è più terribile è che, una volta liberate dalla circonferenza grazie alla quale le autovetture possono muoversi, le microplastiche possono finire davvero dovunque.
Dalla strada al piatto
Il viaggio delle microplastiche stradali inizia sulla carreggiata, proprio mentre noi, alla guida dell’auto, portiamo avanti il nostro. Le TWP si staccano dallo pneumatico e restano sull’asfalto, fino alla prima giornata di pioggia. Il dilavamento stradale, dopo aver raccolto queste particelle, le convoglia nei sistemi fognari, da cui finiscono direttamente nei fiumi prima e negli oceani poi. Una volta in acqua, entrano facilmente nella catena alimentare. I pesci le scambiano infatti per cibo, portando le tossine fino ai nostri piatti.
Un problema emergente e attualmente allo studio è legato al 6PPD chinone, un additivo chimico utilizzato per preservare la gomma. Questo, degradandosi, diventa altamente tossico per diverse specie acquatiche, come per esempio i salmonidi, e causa morie improvvise nei corsi d’acqua vicini alle grandi arterie stradali e popolati da questi pesci. L’usura degli pneumatici stradali è un killer a orologeria spietato. È in grado di sterminare organismi marini e di acqua dolce così come di generare patologie e disturbi nell’essere umano.

L’aria che respiriamo
Non tutto il materiale che si stacca dalla gomma finisce in acqua. La frazione più fine dell’usura dei pneumatici danneggia l’ambiente in maniera differente: restando sospesa nell’aria. Queste polveri rimangono concentrate a pochi decimetri dal suolo sotto forma di particolato ultrafine, PM2.5 e PM10, proprio all’altezza delle vie respiratorie dei bambini nei passeggini, i più fragili tra gli esseri umani. La minuscola dimensione consente loro di penetrare profondamente nei polmoni e nel sistema circolatorio.
Il paradosso delle auto elettriche e dei SUV
L’industria dell’automotive sta vivendo una transizione ecologica necessaria e richiesta, la quale ha già portato a una riduzione – ancora troppo leggera, ma comunque evidente – delle emissioni causate dalle motorizzazioni. Ciononostante, l’introduzione di CO2 nell’ambiente resta ancora troppo decisa, e buona parte della responsabilità è proprio della fisica dei materiali di cui ci stiamo occupando in questo approfondimento. Il consumo di battistrada rappresenta una nuova sfida per il settore, che bisogna cominciare ad affrontare.
Il fattore peso: quanto incide sulla produzione di microplastiche da pneumatici
Le pubblicazioni di Transport and Environment, importante think tank europeo che si occupa di studiare e analizzare quanto impattino i trasporti sull’inquinamento prodotto, hanno messo al centro del loro focus le auto elettriche e, in particolar modo, le gomme su cui si muovono. La produzione di microplastica, infatti, è fortemente legata al peso dell’autovettura. La tecnologia elettrica ha portato le automobili a pesare di più, a causa della componentistica delle batterie di cui fanno uso, che ha un carico superiore rispetto a quello delle vetture a combustione.
A ciò va aggiunta la tendenza attuale che porta il segmento dei SUV a essere il più richiesto. I cosiddetti Sport Utility Vehicle, alti e imponenti, pesano considerevolmente di più rispetto a una compatta da città. In media, si calcola che un veicolo moderno pesi fino al 30% in più, se confrontato alla media di quelli che circolavano circa 30 anni fa. La fisica ci insegna che l’attrito radente è proporzionale al carico normale e dipende proprio dalla forza esercitata dal peso veicolare. Dunque, maggiore è la stazza di un automobile, maggiore sarà l’attrito tra pneumatico e asfalto, maggiori saranno le microplastiche prodotte dalla sua circolazione.

La coppia istantanea
Un altro elemento che ha una certa rilevanza, nella produzione di microplastiche dovuta all’attrito degli pneumatici sull’asfalto, è la coppia istantanea. Con questo termine indichiamo la forza motrice (che in gergo si chiama proprio coppia) erogata da un motore elettrico. Essa deve essere gestita accuratamente dalla centralina elettronica, perché altrimenti l’accelerazione della vettura sarà tanto bruciante da grattare – letteralmente – il battistrada dello pneumatico sull’asfalto, accelerando in maniera drastica la produzione di polveri sottili dai freni e microplastiche dalle gomme. Anche il freno, infatti, si sbriciola, quando svolge la sua azione di rallentare la corsa degli pneumatici.
Che cosa possiamo fare? La tecnologia e le nostre abitudini
La consapevolezza del problema sta finalmente portando a nuove regolamentazioni e a un cambio di rotta tecnologico. L’inquinamento da attrito non è più trascurato come è stato per troppo tempo. Oggi c’è contezza di come sia anch’esso da considerare tra gli aspetti impattanti legati all’automotive e di quale sia effettivamente la sua incidenza. Nonostante i governi nazionali, a partire da quello italiano, cerchino in ogni modo di legare le mani all’Europa per rallentare la tagliola che dovrebbe proiettare l’intero settore nella sua nuova frontiera, libera da diesel e benzina, entro il 2035, a Bruxelles si sta lavorando a pieno regime per non cestinare ampie porzioni di quel Green Deal che appare sempre più amputato.
Le nuove norme Euro 7
Dopo che per decenni ci si è concentrati esclusivamente su quanto uscisse dal motore, ora le future norme Euro 7 terranno finalmente in considerazione anche le emissioni legate all’usura di pneumatici e freni. Per la prima volta da quando sono entrate in vigore le regole continentali sull’inquinamento, si chiederà ai produttori di rispettare limiti ben precisi relativamente alle emissioni non-exhaust, ovvero non legate all’operatività del motore.
Ciò spingerà i produttori verso un’accortezza maggiore e li stimolerà a un controllo più certosino delle mescole degli pneumatici, le quali diverranno più durevoli, nonché all’installazione di componentistica di migliore qualità. Bruxelles spingerà per la realizzazione di sistemi di filtraggio da posizionare vicino alle ruote, i quali impediscano alla maggior parte degli inquinanti generati di raggiungere la sede stradale.
Alcuni consigli di guida salva-gomme
Le microplastiche da pneumatici rappresentano indubbiamente una sfida complessa, la quale richiede un approccio combinato produttore-consumatore.
La loro produzione si ridurrebbe sensibilmente nel caso in cui si ricoprissero le strade di asfalti meno abrasivi; si producessero vetture più leggere e il conducente acquisisse maggiore consapevolezza della problematica. Chi guida può mostrarsi più accorto e usurare in maniera minore gli pneumatici.
Il primo passo dovrebbe essere quello di smettere di acquistare le gomme più economiche e optare per prodotti certificati per durabilità e usura controllata. Il secondo, quello di accertarsi di circolare sempre con pneumatici ben gonfi: una corretta pressione diminuisce attrito e superficie di contatto. Con questa semplice accortezza, è possibile dimezzare l’usura. È poi consigliabile guidare in maniera corretta, evitando strappi, così da ridurre ogni eccessiva sollecitazione meccanica del polimero, curvando dolcemente e anticipando, per quanto possibile, le frenate.
Microplastiche da pneumatici e principali fonti emissive
Nella seguente tabella, di facile consultazione, abbiamo indicato quali siano le principali fonti emissive e in quale percentuale contribuiscano, secondo le stime dell’Unione per la Conservazione della Natura, alla generazione di microplastiche nocive e alla loro liberazione nell’atmosfera.
| Fonte Principale | Contributo (Stima IUCN) | Meccanismo di Dispersione e Impatto Ambientale |
| Lavaggio di tessuti sintetici | 35% | Il lavaggio di capi d’abbigliamento in tessuti sintetici (poliestere, nylon, acrilico…) rilascia una moltitudine di microfibre. Queste microplastiche passano attraverso gli scarichi domestici, raggiungono gli impianti di depurazione e, a causa dell’inefficacia parziale dei filtri, vengono scaricate nei fiumi e in mare in quota significativa. In questo modo, contribuiscono all’inquinamento marino. |
| Abrasione degli pneumatici | 28% | L’usura degli pneumatici durante la guida rilascia nell’ambiente una miscela complessa di polimeri e additivi chimici, sotto forma di polvere. Questa, nota come gomma da pneumatico, viene trasportata dal vento o dilavata dalla pioggia. Le precipitazioni la convogliano nelle fognature e le particelle finiscono in mare. Una frazione considerevole di queste microplastiche rimane in sospensione nell’aria, sotto forma di polveri sottili. |
| Polveri urbane | 24% | Questa categoria eterogenea include particelle derivanti dalla degradazione di vernici edili, dalla frammentazione di rifiuti plastici e da altre fonti non chiaramente identificabili. Il deposito atmosferico gioca un ruolo chiave nella dispersione di queste polveri, le quali si accumulano sulle superfici urbane prima di essere trasportate da precipitazioni o vento. |
| Segnaletica stradale | 7% | L’abrasione causata dal traffico veicolare e dagli agenti atmosferici sulle vernici e i materiali plastici utilizzati per la segnaletica orizzontale (strisce, pittogrammi e similari) contribuisce al rilascio di microplastiche nell’ambiente, seguendo un percorso di dispersione simile in tutto e per tutto a quello delle microplastiche da pneumatici. |
| Cosmetici e Pellet Industriali | < 5% | I cosmetici rappresentano una quota minore di emissioni, a livello globale. Scrub o dentifrici (ma non solo) possono contenere microgranuli plastici, banditi in molte nazioni ma talvolta ancora presenti. I pellet industriali sono derivati dalla plastica grezza e le loro perdite accidentali, durante il trasporto o la lavorazione industriale, rappresentano una fonte diretta e concentrata di inquinamento. |




