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MASE, adottato il nuovo Piano di oltre 100 milioni di euro per finanziare la bonifica dei siti orfani

siti orfani
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È in Gazzetta Ufficiale il nuovo Piano operativo rilanciare, su scala regionale, il programma nazionale dedicato ai cosiddetti siti orfani, grazie alle risorse del PNRR. Dopo un lungo iter, sono definite con precisione le risorse da destinare a ogni singolo intervento

Atteso da tempo, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha adottato il nuovo Piano d’azione per la riqualificazione dei siti orfani, ovvero aree contaminate per le quali non è più individuabile il responsabile dell’inquinamento oppure il soggetto obbligato non è in grado di intervenire. Vale a dire come mettere mano a uno dei temi più spinosi e costosi per il risanamento ambientale del nostro paese, dovendo fare i conti con migliaia di ex discariche abusive, aree industriali dismesse, cave abbandonate, impianti produttivi cessati e terreni compromessi che attendono da anni di essere restituiti alle comunità che li abitano. 

Volendo tirare una linea, se al Nord, come si vedrà dopo, prevalgono storie di risanamento di ex siti produttivi, manifatturieri, su tutti nel settore chimico, nel Centro il focus è su cave dismesse e grandi aree industriali da recuperare mentre al Sud si è costretti a fare i conti soprattutto con gestioni criminali e retaggi di vecchie carenze di governance. Il decreto, insomma, rimanda a tre Italie ambientali diverse, figlie di storie diverse, che nelle bonifiche e nella rigenerazione socio-ambientale che ne seguirà dovranno ritrovare un’unità (temporaneamente) perduta. 

Le finalità del decreto del MASE

Il decreto del MASE rappresenta il passaggio ministeriale necessario per l’avvio delle bonifiche tramite le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in attuazione della misura M2C4 – Investimento 3.4 Bonifica del «suolo dei siti orfani». Intervento necessario per venire incontro alle richieste dell’Ue per snellire i tortuosi e lunghissimi iter per la messa a terra delle bonifiche. In particolare, per allinearsi alla comunicazione della Commissione europea COM(2025) 310 final del 4 giugno 2025 “che raccoglie [..] specifici orientamenti tecnici [..] finalizzati ad accelerare e facilitare l’attuazione degli obiettivi finali associati alle Misure PNRR, riducendo l’onere amministrativo richiesto nel processo di valutazione [..] anche attraverso azioni specifiche di revisione dei piani tese ad introdurre soluzioni di semplificazione nella descrizione delle Misure e dei relativi milestone e target”. 

Una geografia complessa

Un processo che ha investito molte delle Regioni coinvolte nei piani di bonifica (Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto e la Provincia Autonoma di Trento), costringendolo a rivedere ufficialmente, con singoli provvedimenti ad hoc, le stime sui fondi necessari per i singoli interventi. 

Nel dettaglio viene rivisto completamente l’Allegato 2, ovvero quello con l’elenco e i dettagli economici e di perimetrazione, compresi gli aggiornamenti sui costi, delle bonifiche finanziabili. 

I siti orfani da finanziare a livello regionale

In sintesi, questi gli interventi principali a livello regionale: 

  • In Abruzzo sono stati stanziati la cifra tonda di 12 milioni di euro, con riferimento, per ordine di importanza, il dragaggio de Ponte di G. Pagnini & Co. nella zona industriale di Chieti (5,5 milioni), la discarica comunale dismessa “C.da Graciliana” di Gissi (Ch), il sito ex Eco Trans (consorzio industriale Chieti – Pescara), la discarica comunale dismessa “Colle della Lucertola” a Roccamorice (Pe), oa discarica comunale dismessa “Micarone” di Catgnano (Pe) e la discarica comunale dismessa “Costa verde” di Rivisondoli (Aq); 
  • In Basilicata sono stati stanziati quasi 11 milioni (per la precisione 10.950.000 euro), tutti destinati per la messa in sicurezza permanente del suolo mediante realizzazione di una barriera naturalizzata di protezione del sito di San Severino Visciglie (Pz);
  • In Calabria verranno spesi 25.775.000 di euro, suddivisi tra il sito di Scordovillo di Lamezia Terme e le vecchie discariche di Buovicino (Cs), Celico (Cs) e Siderno (Rc);
  • In Campania sono previsti finanziamenti per quasi 60 milioni di euro, suddivisi tra 15 interventi, i più costosi dei quali riguardano la cava nella provincia di Napoli, località Difesa di Roccarainola (12 milioni), della cava “Cupa Viola” di Ercolano (9 milioni), l’ex discarica di Masseria del Pozzo (II lotto) di Giugliano in Campania (6,5 milioni). Qui la priorità appare chiarissima: ridurre il peso di decenni di gestione irregolare dei rifiuti e mettere in sicurezza suolo e falde;
  • In Emilia-Romagna andranno, per la precisione, 32.758.943 euro, suddivisi in ben 18 interventi, i principali dei quali sono la bonifica dello stabilimento industriale dell’ex ACNA di Piacenza (oltre 9 milioni), poi il sito Sipe Nobel – Le Basse di Spilamberto (Mo) con oltre 8 milioni, l’Ecowater Treatment di Budrio, nel bolognese (2,2 milioni), e l’area produttiva Polifunzionale “Gold” di Reggio Emilia (più di 2 milioni); 
  • In Friuli Venezia Giulia andranno 9,6 milioni di euro, principalmente a beneficio dell’area industriale di Precenico, provincia di Udine, in particolare “nell’area di scarico di fanghi di lavorazione delle marmette contenenti Pb in un’ansa del fiume Stella” (5 milioni) e a Monfalcone, nell’area Terme Romane in prossimità della Centrale termica (più di 4 milioni); 
  • Nel Lazio arriveranno poco meno di 30 milioni di euro, da dividersi per la bonifica del sito di Graffignano-Pascolaro, in provincia di Viterbo (13 milioni), di Arpino-Costecalde/Selvelle in provincia di Frosinone (12,7 milioni) e Ventotene (Lotto B) in provincia di Latina (4 milioni);
  • In Liguria sono previsti interventi per circa 12,4 milioni di euro, da dividersi abbastanza equamente tra i siti di La Spezia dell’ex Sicam e dell’ormai ex raffineria IP; 
  • In Lombardia si contano interventi per un valore di circa 52 milioni di euro, i più importanti dei quali sono quelli delle aree ex SNIA e della Lombarda Petroli di Villasanta in provincia di Monza e Brianza (per complessivi oltre 20 milioni), poi il sito Safilo a Vercurago (Lc) con oltre 8 milioni, l’ex discarica E.C.A. a Vimodrone (Mi) più o meno per lo stesso importo e l’ex Siome-Folla di Malnate, provincia di Varese (5,6 milioni) e l’ex Cotonificio Fassati a Sondrio (poco più di 5 milioni);
  • Nella Marche è stato finanziato un solo sito, l’area demaniale confinante con l’ex Conceria Sacomer a Fermo (1,8 milioni);
  • In Molise i siti finanziati saranno due, ovvero l’ex Sito di Interesse Nazioale (SIN) Guglionesi II in provincia di Campobasso e, rimanendo nella stessa provincia, il sito Pietracatella “San Nicola 1” per complessivi 6 milioni
  • In Piemonte saranno 12 i siti finanziabili per circa 37 milioni di euro, tra cui le area torinesi dell’ex Cimi Montubi (in località Basse di Stura), per quasi 7,9 milioni e l’area Altopiano Deltasider (oltre 7 milioni), l’area ex Oma e Chimica Industriale di Rivalta di Torino (5,3 milioni), l’ex discarica Montefibre di Vercelli (5,3 milioni); 
  • Anche in Puglia sono previsti due soli interventi per un costo complessivo di oltre 44, 5 milioni di euro, ovvero la discarica abusiva in provincia di Bari di Santeramo in Colle (località Masseria Luparelli) con un finanziamento previsto di 24,7 milioni e il sito foggiano dell’ex Opificio I.A.O. nel Comune di Troia (località Montecalvello) per poco meno di 20 milioni; 
  • In Sardegna l’unico finanziamento previsto riguarda l’area mineraria dismessa Su Zunfuri a Fluminimaggiore, provincia di Sulcis Iglesiente, per un totale di 2,7 milioni
  • In Sicilia gli interventi finanziati saranno tre, per una spesa prevista di circa 63 milioni di euro, e riguarderanno la discarica dismessa di Mazzarà Sant’Andrea in provincia di Messina (32,3 milioni), il SIN di Gela – Aree della R.N.O “Biviere di Gela” (25 milioni) e la discaqrica dismessa di Bolognetta in provincia di Palermo (5,7 milioni); 
  • In Toscana gli interventi ipotizzati saranno sette, per circa 31,5 milioni di euro, i più importanti dei quali si avranno a Marina di Massa (Massa Carrara) nella “Buca degli Sforza” (12,5 milioni), nell’ex cava Paterno a Vaglia in provincia di Firenze (9,4 milioni) e, nel pisano, nell’ex Decoindustria a Santo Stefano a Macerata nel Comune di Cascina (poco meno di 4 milioni);  
  • In Umbria sono previsti due interventi, in provincia di Terni nel Tiro a volo di Cesi e, in provincia di Perugia, nell’ex Galvanica Clerissi di Corciano, per quasi un milione di euro complessivi; 
  • In Valle d’Aosta previsti 4 interventi per 2,1 milioni di euro, destinati a siti nei comuni di Pont-Saint-Martin, Verrès e Châtillon, con focus su caratterizzazione e messa in sicurezza;
  • In Veneto previsti 5 interventi per circa 20,7 milioni di euro, i più importanti dei quali riguardano l’area ex Cava Bastiello a Isola Rizza in provincia di Verona (7,5 milioni) e le due aree veneziane dell’ex stazione di travaso del Cavallino (5,5 milioni), l’ex discarica di via Luneo a Spinea (4,5 milioni) e l’ex Cave Casarin di Carpenedo (2,5 milioni).

Tutto ciò per il mercato delle bonifiche significa partire con nuovi appalti e nuovi progetti, stimolando la domanda crescente di competenze geologiche, ingegneristiche e ambientali. Per le amministrazioni pubbliche, però, la sfida vera inizia ora: trasformare le risorse stanziate in cantieri rapidi e opere finite e fatte bene.

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